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Touch – 1.01 Pilot

Che grandioso ritorno sugli schermi per due grandi: il runner di Heroes Tim Kring e il protagonista di 24 Keifer Sutherland. Una nuova serie che in qualche modo riprende lo stile di Heroes, riconoscibilissimo e ancora bellissimo. Un pilot degno di questo nome, che senza fretta prende e coinvolge e sa dosarsi. Era imperdibile nella premessa, adesso che l’ho visto, posso dire che è imperdibile anche per il contenuto.

Un passo alla volta. L’idea dietro alla serie è semplice, se mi si passa il termine per un concetto tanto pansistemico. Tutti siamo collegati al mondo, nessuno escluso. E tutto ciò che ci succede, ci succede in conseguenza di altri e così noi condiziamo gli altri. Tutti connessi e legati, in un ordine naturale scrutabile solamente da pochissimi al mondo. Persone ovviamente “al di fuori”.

Come “Jacob”, un 11enne autistico newyorkese. Suo padre è Martin Bohm, vedovo, la cui moglie è deceduta nelle Torri Gemelle il 9/11. Un padre che non riesce a connettersi con un figlio che non ha mai parlato e non vuole essere toccato da nessuno. E che riempie quaderni di numeri e numeri e numeri.

Fino a che Martin scopre che Jacob può in qualche modo predire degli eventi futuri e con la sua capacità, riesce a dare indicazioni per fare in modo di evitare che capitino disgrazie peggiori.

La trama principale è questa, ma c’è anche un giro di connessioni che toccano tutto il pianeta. Dall’Irlanda, al Giappone passando per l’Arabia, persone che casualmente si connettono e cambiano la vita propria e degli altri. In questa narrazione si sfiora anche il terrorismo islamico, fino ad arrivare a una scena delicata e commovente, se guardata con occhi di spettatore libero da preconcetti (mi riferisco al padre che vede le foto della figlia morta un anno prima nei mega schermi di Tokyo). C’è anche il pompiere che aveva quasi salvato la moglie di Martin. Interpretato da Titus Welliver, già il super cattivo Uomo Nero di Lost. Che sia un caso che ci sia lui e il bambino si chiami Jacob?

Un misto di scienza (Fibonacci, la matematica della natura) e di spiritualità (la connessione di tutti gli esseri umani, il destino che non esiste) con un cast ottimo e uno stile davvero preso di peso da Heroes. C’è il cast completamente multietnico, ci sono le località più sparse al mondo, c’è la veridicità della lingua (ognuno parla la sua e i non-inglesi sono sottotitolati), c’è lo scoprire di cose che vanno oltre il normale “sentire”, c’è il nome di Tim Kring nella sigla in mezzo a un cerchio. Insomma… il feeling di Heroes c’è tutto. Magari ci farà una trilogia di serie!

Torniamo seri. Ovviamente la serie ha generato una serie di troll senza fine. Prima di tutto per l’apparente casualità di comportamento di alcuni personaggi (perché il collega della ragazza irlandese mette il cellulare nella valigia del giapponese invece di mettere lui stesso il video su youtube? Perché la baishunfu si filma mentre ruba i soldi del cliente?) ma soprattutto per il toccare il tema delle Torri Gemelle (molto scottante per gli americani, rischioso). C’è chi si è scagliato già contro la serie.

Troll. Nient’altro che troll, perché questo pilot è scritto davvero bene, recitato a dovere, vario, interessante, con un crescendo ad arte. Si ha la sensazione di vedere un film vero e proprio, non una puntata di una serie. Ma si sa che c’è per forza chi critica tutto e tutti a prescindere, perché criticare fa tanto figo. Eh vabbé. Io la penso diversamente. A mio avviso, Tim Kring è tornato e con Keifer Sutherland ha messo le basi per una serie che si prospetta decisamente come candidata per “maledetta serie che ti ruba la vita”.

Alessandro

Pianoforte a 9 anni, canto a 14, danza a 16 anni. Poi recitazione. Poi la scuola professionale di Regia Cinematografica. Poi l'Accademia di teatro di prosa. Anche grafica, comunicazione, eventi di spettacolo. Ma qui soprattutto un amore sconfinato per le serie tv americane e inglesi, con la loro capacità di essere le vere depositarie moderne della scrittura teatrale antica anglosassone.

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