
Touch – 1.01 Pilot
Che grandioso ritorno sugli schermi per due grandi: il runner di Heroes Tim Kring e il protagonista di 24 Keifer Sutherland. Una nuova serie che in qualche modo riprende lo stile di Heroes, riconoscibilissimo e ancora bellissimo. Un pilot degno di questo nome, che senza fretta prende e coinvolge e sa dosarsi. Era imperdibile nella premessa, adesso che l’ho visto, posso dire che è imperdibile anche per il contenuto.
Un passo alla volta. L’idea dietro alla serie è semplice, se mi si passa il termine per un concetto tanto pansistemico. Tutti siamo collegati al mondo, nessuno escluso. E tutto ciò che ci succede, ci succede in conseguenza di altri e così noi condiziamo gli altri. Tutti connessi e legati, in un ordine naturale scrutabile solamente da pochissimi al mondo. Persone ovviamente “al di fuori”.
Come “Jacob”, un 11enne autistico newyorkese. Suo padre è Martin Bohm, vedovo, la cui moglie è deceduta nelle Torri Gemelle il 9/11. Un padre che non riesce a connettersi con un figlio che non ha mai parlato e non vuole essere toccato da nessuno. E che riempie quaderni di numeri e numeri e numeri.
Fino a che Martin scopre che Jacob può in qualche modo predire degli eventi futuri e con la sua capacità, riesce a dare indicazioni per fare in modo di evitare che capitino disgrazie peggiori.


Un misto di scienza (Fibonacci, la matematica della natura) e di spiritualità (la connessione di tutti gli esseri umani, il destino che non esiste) con un cast ottimo e uno stile davvero preso di peso da Heroes. C’è il cast completamente multietnico, ci sono le località più sparse al mondo, c’è la veridicità della lingua (ognuno parla la sua e i non-inglesi sono sottotitolati), c’è lo scoprire di cose che vanno oltre il normale “sentire”, c’è il nome di Tim Kring nella sigla in mezzo a un cerchio. Insomma… il feeling di Heroes c’è tutto. Magari ci farà una trilogia di serie!


Troll. Nient’altro che troll, perché questo pilot è scritto davvero bene, recitato a dovere, vario, interessante, con un crescendo ad arte. Si ha la sensazione di vedere un film vero e proprio, non una puntata di una serie. Ma si sa che c’è per forza chi critica tutto e tutti a prescindere, perché criticare fa tanto figo. Eh vabbé. Io la penso diversamente. A mio avviso, Tim Kring è tornato e con Keifer Sutherland ha messo le basi per una serie che si prospetta decisamente come candidata per “maledetta serie che ti ruba la vita”.










