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Rubriche Serie TV

Top of the Week: il meglio della settimana dal 31/10 al 05/11

Top of the Week

Sempre attenti alle esigenze dei nostri fedeli venticinque lettori di manzoniana memoria (vabbé, si spera ne siate molti di più, eh), noi di Telefilm Central abbiamo pensato di venirvi incontro offrendovi un nuovo servizio. Quante volte a noi appassionati (eufemismo meno patologico di drogati) di serie tv ci è stato chiesto perché spendessimo tanto tempo a seguire episodi su episodi ogni settimana? E quante volte avremmo voluto avere una risposta rapida non perché non volessimo annoiare l’infedele che ci ha fatto la domanda, ma solo per non sottrarre noi stessi minuti preziosi al sacro rito della visione?

Per tutti voi (ma anche per chi volesse convertirsi a questo sacro culto) abbiamo deciso di elencare settimanalmente le scene o le performance che più ci sono piaciute tra le tante che in redazione abbiamo visto. Elenco incompleto e forzatamente soggettivo per cui attendiamo fiduciosi e curiosi le vostre segnalazioni. Se qualcuno vi chiede perché guardate le serie tv, non sprecate più parole: fategli vedere una di queste e comincerà a credere. E se non lo fa, lasciatelo perdere: è senza speranza.

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Westworld: sir Anthony Hopkins il creatore

Westworld era una delle serie più attese di questo autunno per il budget messo a disposizione dalla HBO, per il cast stellare, per gli autori. Promesse che finora sono state più che mantenute. E, d’altra parte, se uno dei ruoli principali lo affidi ad Anthony Hopkins, puoi anche far partire la musichetta del ti piace vincere facile. Ultima dimostrazione di questo assunto in ordine di tempo è l’episodio di questa settimana dove il sir inglese riesce a far andare in tilt l’applausometro che ognuno di noi ha dentro quando guarda una serie tv. Prima il monologo sul levriero che raggiunge il suo scopo solo per scoprire che non sa più cosa fare ora; poi il dialogo con Dolores (magnificamente interpretata da Evan Rachel Wood che sta ponendo sempre più seriamente la propria candidatura ai prossimi Emmy Awards) in cui il personaggio di Hopkins si mostra nella sua veste di creatore che ha bisogno di sottolineare il suo ruolo per zittire il sospetto che il mondo da lui creato possa sfuggirgli di mano; infine, le velate minacce al cowboy in nero di un Ed Harris a cui solo la presenza di Hopkins sottrae la palma di migliore attore. Scegliere una a caso tra queste tre scene e capirete perché Anthony Hopkins ha portato ad un livello superiore il significato di fare l’attore in una serie tv.

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The Young Pope: Jude Law il papa che non c’era

Altro giro, altra serie che aveva generato un hype stellare. Prima prova televisiva per Paolo Sorrentino, il regista premio oscar che stare a presentare qui è solo sprecare righe di testo. Sebbene in redazione inizino a serpeggiare sommessamente dubbi sulla qualità complessiva di questo suo viaggio in un mare completamente diverso (ottime regia e fotografia, buonissima la messa in scena, ma la sceneggiatura rischia di diventare ripetitiva e senza avanzamenti significativi), unanime resta l’approvazione per le capacità attoriali. In particolare, The Young Pope non sarebbe il prodotto che è se a interpretare Pio XIII non ci fosse Jude Law. Il quarantaduenne attore londinese non ha solo il physique du role adatto per interpretare il vanitoso Lenny Belardo che del suo fascino maturo è pronto a fare arma mediatica. Ha soprattutto l’espressività necessaria a renderne la programmatica antipatia, la convinta superbia, l’amara nostalgia, la caparbia determinazione che fanno del suo personaggio il papa che mancava e che, in fondo, nessuno vorrebbe mai avere. Vedere per credere: Pio XIII che arringa con astiosa protervia i cardinali nel quinto episodio proclamando l’alterigia del suo ideale di Chiesa che si arrocca nell’isolamento elitario di chi si ritiene troppo superiore agli altri per abbassarsi al loro livello. Vedere per credere: il dialogo minaccioso con il premier italiano (interpretato da uno Stefano Accorsi che riesce a reggere l’arduo confronto) da cui emerge ancora di più la astuzia quasi diabolica che Pio XIII non si vergogna di usare.

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The Crown: Jared Harris e la tv che supera il cinema

Lunga vita a Netflix. Quante volte ci siamo ritrovati a pensarlo? Tante, tantissime e ancora non basta. Perché questa settimana è stata rilasciata The Crown e subito la lista dei grazie detti finora alla rete americana si è allungata ulteriormente. Tra i tanti meriti, segnaliamo Jared Harris che interpreta Giorgio VI, padre della futura regina Elisabetta II. L’interpretazione del re da parte dell’attore londinese dimostra quello che noi appassionati sappiamo già da tempo: le serie tv hanno una qualità paragonabile al cinema e possono talvolta superarlo anche. Giorgio VI era stato il protagonista del recente Il discorso del re dove a vestirne i panni regali era stato Colin Firth. Performance che era valsa il premio oscar all’attore inglese, ma che rischia quasi di impallidire di fronte ad una interpretazione che commuove nel profondo.

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Timeless: Matt Lanter e le perle che non ti aspetti

Timeless non è una serie perfetta, anzi. La sceneggiatura zoppicante e la gestione approssimata delle problematiche legate ai viaggi nel tempo sono difetti non trascurabili che fanno scendere pericolosamente il giudizio complessivo. Eppure, riesce a entrare in questa top a sorpresa grazie a Matt Lanter. L’attore e modello americano è cresciuto di settimana in settimana nel ruolo di Wyatt Logan fino ad essere molto credibile come soldato tormentato dall’essere sopravvissuto ai suoi sfortunati compagni. Una prova convincente che gli permette di reggere da solo la parte più emotivamente impegnativa dell’episodio di questa settimana. E di dimostrare un altro pregio delle serie tv: una perla la puoi trovare davvero ovunque.

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