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Cinema

Tomorrowland – Il mondo di domani: la recensione

L’ispirazione è cosa rara e strana. Può sorgere improvvisa come un lampo inatteso in una notte serena o germogliare lentamente dall’humus di studi accurati per un progetto inizialmente vago. Addirittura, può essere imposta. Ed è questo che non di rado accade in quel di Hollywood dove non è inusuale che siano i desiderata di chi ci mette i soldi a convincere qualcuno a metterci la faccia per un soggetto che potrebbe risultare alquanto azzardato o banalmente ridicolo. E quindi abbiamo anche pellicole che traggono spunto da una fortunata attrazione del più famoso dei luna park. Era stato così con il franchise “Pirati dei Caraibi” ed è così per questo “Tomorrowland” prodotto da quella Disney proprietaria dell’omonima giostra di Disneyland. Dopo i milionari flop di “John Carter” e “The Lone Ranger”, la casa del topo riesce a convincere un buon regista come Brad Bird (già autore di “Gli incredibili”), un famoso sceneggiatore di serie tv come Damon Lindelof (padre di “Lost” e “The Leftovers”), un consumato attore capace di spaziare tra impegno e blockbuster come George Clooney e un redivivo Hugh Laurie in pausa jazzistica dalla fine di “Dr House” a scommettere sulla rischiosa impresa di fare di un giocattolo per bambini un film di fantascienza che possa attrarre tutta la famiglia.

TomorrowlandTris“Impresa” è il termine giusto perché davvero difficile è partire da un divertente baraccone da parco giochi ed arrivare ad una idea solida che sostenga le quasi due ore di un film che vorrebbe essere per tutti, ma finisce quasi per essere troppo lungo per bambini che vogliono solo giocare senza doversi sorbire prediche semplicistiche e troppo esile per adulti a cui la lezione che il film vuole imporre suona fin troppo banale. Soprattutto, “Tomorrowland” è curiosamente vittima del voler mostrare troppo avendo troppo poco da dire. Non mancano indubbiamente scene affascinanti figlie del talento immaginifico di Brad Bird e della qualità degli effetti speciali. La città del futuro nata dalla libertà concessa ad ogni genio di realizzare il proprio sogno è sicuramente un piacere per gli occhi con i grattacieli candidi, i treni volanti, i jetpack per sfrecciare nel cielo pulito, le piscine verticali, le astronavi turistiche, gli abitanti spensierati, le tecnologie futuristiche. Altrettanto convincenti sono gli stessi scenari declinati nella decadenza delle idee che vanno esaurendosi e sicuramente spettacolare è la sequenza parigina con la Torre Eiffel in una versione mai vista prima, mentre giustamente bambinesca è la rocambolesca fuga a casa Walker. Note positive che omaggiano lo spirito dell’omonima attrazione di Disneyland concepita da quel Walt Disney che sapeva leggere nei sogni dei bambini. Sebbene il mondo ideale di “Tomorrowland” abbia poco di realmente innovativo (perché i suoi elementi sono quasi topoi obbligatori di ogni città fantascientifica), la sua realizzazione e il modo in cui viene dipinta sono senza dubbio il meglio che il film offre.

TomorrowlandAthenaPeccato che questo “meglio” sia solo un fondale di ottima fattura che però non può bastare senza una storia funzionante che vi scorra sopra. Purtroppo, tanto bravo si dimostra Lindelof a sceneggiare serie tv quanto approssimativo è nello scrivere per il grande schermo. Perché “Tomorrowland” ha una trama troppo scontata per essere davvero interessante ed anche i bambini che vorrebbe sorprendere ci mettono troppo poco a capire dove e come le cose andranno avanti durante il film. Quando senti ragazzini in età pre – adolescenziale parlare tra di loro per commentare quello che ancora deve accadere tanto sono sicuri che avverrà, è segno che più di qualcosa non sta funzionando. Quel “più di qualcosa” che è anche appesantito da alcuni salti logici che sembrano figli di una incapacità di concatenare gli eventi in modo scorrevole o di una incomprensibile fretta di giungere all’ampiamente previsto happy ending dove l’eroina completa il suo rapidissimo percorso di formazione, il cattivo viene sconfitto in maniera troppo parodistica e l’immancabile sacrificio si compie con un commiato amaro mitigato dall’inevitabile battuta necessaria ad indorare una pillola che potrebbe essere troppo amara per un bambino (ammesso che ne esistano ancora di tanto ingenui, ma di questo alla Disney sembrano essere ancora convinti).

Disney's TOMORROWLAND..Casey (Britt Robertson) ..Ph: Film Frame..?Disney 2015Forse, gli innegabili punti deboli di “Tomorrowland” non andrebbero pesati con troppa pignoleria non volendo il film essere più di un facile intrattenimento condito da una morale scontata, ma non per questo inadatta per il target che ha in mente. “Credere nei propri sogni per cambiare il mondo”, “non arrendersi al senso di rassegnazione” e “nutrire il lupo giusto per frenare la corsa verso il baratro” sono messaggi semplici e molto disneyiani e il film li veicola con convinzione senza vergognarsi di essere a tratti quasi didascalico affidandoli a figure che sfiorano spesso lo stereotipo. Ma questa è la Disney e la pellicola di Baird e Lindelof non ha certo velleità artistiche (e non a caso la partecipazione a Cannes inizialmente prevista è stata poi ritirata) per cui sarebbe ingiusto aggiungere queste pecche alla lista dei difetti di “Tomorrowland”.

TomorrowlandNixPiù motivato è, invece, criticare le performance del cast che appare poco convincente nello svolgere il compito loro assegnato. Assente da tempo da un blockbuster, George Clooney vi fa ritorno sentendosi tuttavia spaesato. Gigioneggia tra perle di saggezza low cost e ripicche infantili, tra sguardi brizzolati affascinati come nessun altro cinquantenne saprebbe essere e scene di azione in cui si impegna giusto quanto basta per raggiungere il minimo sindacale. Forse perché troppo incollato al personaggio di Gregory House, Hugh Laurie sembra quasi riproporre il medico tanto geniale quanto cinico che gli ha fatto guadagnare fama universale, ma il risultato è quasi straniante per uno spettatore che si aspetta da un momento all’altro di sentirgli pronunciare il nome di qualche malattia esotica (e, in verità, di una malattia del genere umano parlerà alla fine). Forse per la gioia incontenibile di essere sfuggita alla cupola trash di “Under the Dome”, Britt Robertson sorprende per una inaspettata capacità di rendere bene la cocciutaggine positiva e la contenta meraviglia con cui la liceale Casey Newton accetta di essere catapultata a Tomorrowland caricandosi sulle inesperte spalle il gravoso peso di salvare non uno, ma due mondi morenti. Una piacevole scoperta è Raffey Cassidy che, pur interpretando un personaggio tutto mossette e faccine da emoticon, è comunque brava a farlo apparire irrealisticamente convincente.

“Tomorrowland” è un tentativo non completamente riuscito di costruire un mondo affascinante partendo da una finzione ludica replicando il successo planetario di una operazione simile a quella di “Pirati dei Caraibi”. Peccato che il risultato sia come il primo jetpack costruito dal Frank bambino. Potrebbe essere una macchina favolosa e ispiratrice … se solo funzionasse.

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