Cinema

Tokyo Love Hotel: la recensione del film di Ryuichi Hiroki

tokyo love hotel

Titolo: Tokyo Love Hotel (Sayonara Kabukicho)
Genere: sentimentale, drammatico
Anno: 2014 (il film è stato presentato al Toronto International Film Festival nel 2014 ed è uscito in Italia il 30 giugno 2016)
Durata: 135 minuti
Regia: Ryuichi Hiroki
Sceneggiatura: Haruhiko Arai, Futoshi Nakano
Cast principale: Shota Sometani, Atsuko Maeda, Lee Eun-woo, Son-Il Kwon, Yutaka Matsushige

Tkabukicho_love_hotel_still tokyo love hotelokyo Love Hotel si apre con una scena tipica dell’inizio di una storia d’amore: il sole sorge, la mattina si dilata e i raggi del sole illuminano il viso di una ragazza seduta alla finestra con una chitarra tra le braccia. La ragazza canta una canzone al confine tra lo smielato ed il malinconico ma nessuno fa caso alle parole, perché mentre lei canta la camera a mano le si avvicina sempre di più, rendendo l’inquadratura traballante ed incerta, tanto che sembra mossa dal vento che soffia su quella terrazza. Il sole e la musica svegliano il ragazzo che dormiva accanto alla finestra, le sue parole interrompono la canzone ed il film può cominciare. La telecamera si fissa ad un cavalletto e l’inquadratura si allarga su una stanza ben illuminata, un letto disfatto, un tavolino basso ed i ragazzi che si preparano ad affrontare la giornata. I due scambiano poche battute, ma si capisce già il fil rouge di tutto il film: il sesso.
La scena successiva ci porta in un altro luogo – un altro appartamento – dove vediamo un altro tavolino basso e un’altra coppia che fa colazione. Altri due ragazzi con problemi di coppia. La stessa scena si ripete ancora una volta, con una terza coppia, stavolta un uomo e una donna sulla cinquantina che nascondono un segreto.

Tre coppie, sei personaggi, una sola mattina, una sola città, un solo quartiere. La trama viene scandita ancora più chiaramente da un orologio analogico immaginario che appare in sovrimpressione sullo schermo per mostrare ai telespettatori che ore sono.
Fino alle 10 del mattino i personaggi della storia sembrano non avere niente in comune, ma ecco che piano piano le loro vite si intrecciano e si scontrano tutte in un posto: un love hotel di Tokyo. È questo il centro nevralgico del film, il motore che dà il via all’azione e l’alimenta.  E il solo fatto che questa sia la location principale sottolinea quanto la storia ruoti intorno al sesso. All’interno delle ordinate stanze dell’hotel si svolgono dei mini-film, completamente indipendenti dagli altri, ma allo stesso tempo estremamente collegati l’uno con l’altro.

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Toru (Shota Sometani) dirige il piccolo love hotel nel quartiere a luci rosse Kabukicho, ma vorrebbe diventare il manager di un albergo a quattro stelle mentre la sua ragazza Saya (Atsuko Maeda) deve decidere se firmare o meno un contratto con una casa produttrice, così da realizzare il suo sogno di diventare una cantante. Heya (Lee Eun-woo) vuole tornare in Corea e aprire un negozio con sua madre con i soldi che ha guadagnato, ma in questo dovrà separarsi da Chon-su (Son Il-kwon), il suo ragazzo, il quale è molto sospettoso riguardo al come la sua fidanzata abbia messo da parte in così poco tempo così tanto denaro. In una delle stanze del piccolo hotel si consuma anche una piccola tresca tra una coppia di detective, i quali riconoscono colpevole di un vecchio caso irrisolto la donna delle pulizie Satomi (la quale nel frattempo convive segretamente con il compagno). Infine c’è Hinako (Miwako Wagatsuma), una ragazza senzatetto che non ha mai conosciuto l’amore ma solo il lato squallido del sesso, e proprio in quell’hotel in cui è più facile trovare il secondo invece che il primo, lei dimostrerà a tutti che persino il ragazzo meno affidabile del mondo può diventare il principe azzurro.

Le storie sono tante e tutte complicate, ognuna di esse cerca di spiegare problemi molto complessi e difficili da giudicare, ma Tokyo Love Hotel decide di farlo nel modo più semplice possibile. Perché alla fine dei conti il sesso non è complicato.

sayonara-kabukichoUn love hotel è poi l’ultimo posto in cui voler incontrare qualcuno che si conosce già: Toru dovrà affrontare il fatto che in una stanza  vi è sua sorella minore e nell’altra c’è la sua ragazza, ma sarà grazie a questi episodi che capirà cosa deve fare per essere finalmente felice. Così come Heya, che pensa di poter cancellare la sua carriera da delivery girl (= escort) semplicemente lasciando il paese, e invece ha solo bisogno del perdono del suo ragazzo. O Satomi, che ha fatto l’impossibile per nascondere il suo innamorato, sarà libera solo quando uscirà allo scoperto.

Non solo sesso ma anche e soprattutto amore. Perché il sesso senza l’amore non ha niente di interessante. Persino in un albergo fatto appositamente per gli incontri sessuali c’è molto di più sotto la superficie. Nessuno dei clienti è davvero negativo, squallido e senza scrupoli. Tokyo Love Hotel ci vuole mostrare la verità dietro la vita delle persone comuni: ciascuno dei clienti dell’hotel ha una piccola battaglia da affrontare che non può essere rimandata ancora a lungo.

La cosa interessante è che non si tratta di un film europeo o americano, tutto ci riporta ad una dimensione completamente diversa rispetto al mondo occidentale a cui siamo abituati. Siamo al centro di Tokyo, ogni personaggio è giapponese e coreano e i problemi che hanno sono strettamente legati al posto in cui vivono e a quello da cui provengono.
Eppure le loro azioni e reazioni non sono diverse da quelle che si vedrebbero in un film girato dall’altra parte del mondo. Probabilmente ci si aspetterebbe un rapporto diverso col sesso e l’amore da parte di un popolo come quello giapponese, così ricco di tradizioni e piccoli rituali e con una mentalità lontana dalla nostra. Invece Toru, Saya, Heya sono dei ragazzi come noi, e il loro modo di vivere le relazioni e la sessualità sono identici ai nostri.

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La potenza del film sta nell’alternare inquadrature con la camera a mano con primissimi piani o inquadrature larghe che incorniciano nello schermo una scena ben precisa, o nei tempi, gestiti in maniera magistrale, accelerati o molto lenti a seconda di cosa richiede la scena. Eppure la chiave di tutto è la musica: nei momenti più drammatici e tesi, la musica di sottofondo è sempre la stessa, una canzoncina leggera e allegra, quasi come una suoneria del cellulare oppure il tema di un videogioco, ma così comica che diventa quasi commovente quando si sovrappone ad una realtà toccante.

Tokyo Love Hotel è un film lungo, a volte lento e drammatico, ma è soprattutto una pellicola di qualità, intelligente nella sua comicità e nel suo realismo. Parla di sesso ma anche delle conseguenze dello tsunami del 2011, della condizione delle giovani donne giapponesi e dei coreani che emigrano in Giappone per avere possibilità migliori. Parla d’amore ma anche di quanto sia difficile costruire una relazione che ci rende felici. Sulla carta potrebbe essere già tante volte visto, in realtà è un film da vedere assolutamente, per lasciarsi affascinare da quanto possa essere vero ed universale ciò che accade in un piccolo quartiere di Tokyo.

Tokyo Love Hotel
  • Regia e Fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
4.4

In Sintesi

Lento e intenso, ma anche comico e vero.

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