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Attori, Registi, ecc.

Tim Roth parla della seconda stagione di “Lie to me”

 

L’attore ci parla di come si sente nell’individuare bugie, dei suoi episodi preferiti, COLOMBO e dei suoi progetti futuri.

Cal Lightman, il protagonista di Lie to me, riesce a capire da un semplice movimento facciale se una persona dice la verità oppure sta cerca di prenderlo in giro. La serie tv del canale Fox, di cui adesso stanno andando in onda gli episodi della seconda stagione e che è anche stata rinnovata per una terza, permette al protagonista di investigare in ogni tipo di situazione. La bravura di Cal ci viene anche assicurata dall’acclamato attore inglese Tim Roth (che ha avuto una nomination agli Oscar per il premio Supporting Actor per il suo ruolo nel film L’incredibile Hulk), il quale si trova per la prima volta ad avere un ruolo regolare in una serie americana. Roth ci ha parlato dei suoi episodi preferiti, di COLOMBO e di cosa farà successivamente.

 

Crede che nella seconda stagione, rispetto alla prima stagione, ci sia un cambiamento nel suo personaggio Cal?

Roth: Credo che ciò che abbia portato Shawn [show runner / produttore esecutivo della seconda stagione e produttore consulente della terza] sia molto di più di una risoluzione dei personaggi. Ci siamo ben riusciti nei primi tredici episodi, ma in questi nuovi nove stiamo cercando di allargare un po’ più le cose e questo per un attore è assai interessante. [Ryan] ha apportato dei cambiamenti, anche per quanto riguarda gli scrittori. Io penso che la prima stagione sia solo un esperimento ed è nella seconda che poi trovi il tuo modo di fare e credo che le sue decisioni abbiano portato delle buone direttive allo show.

Quando lei ha iniziato a lavorare a Lie to me, disse che non voleva che la gente lo guardasse per i segni rivelatori di bugie o verità e che nella sua vita stava cercando di non utilizzare le osservazioni che Cal usa. Si è sentito a suo agio nell’imparare i modi di capire i segnali della disonestà?

Roth: Sono sincero; io non faccio nessuno sforzo per impararlo, ma tendo solo di assorbirli. È molto interessante e visto che sei lì tutto il giorno [spiegazioni di cosa cercare quando le persone mentono], ti accorgi che ci sono cose che forse prima non hai mai visto. Posso dire quindi che ho imparato molto dalle cose che ho visto, non solo quelle sul set.

Le è stato d’aiuto sapere certe cose?

Roth: Sa, non penso. A me non interessa molto sapere ciò che le persone pensano di me, in quanto credo che il pensiero sia una cosa privata. Penso, però, che uno degli enti fondamentali della serie sia che le persone lo vogliano sapere e molta della scienza che appare (a Lie to me) la si può anche applicare nella vita reale fuori dallo show. Ammetto che questo aspetto per me è ancora snervante.

C’è un episodio o una scena che lei preferisce?

Roth: Direi che mi è piaciuto molto l’episodio in cui un mio amico di Londra è venuto a mettere zizzania. Il personaggi è stato interpretato da Lennie James, un attore che penso sia fantastico e credo che il ruolo gli calzasse a pennello. Inoltre è stato bello e coraggioso vedere in uno show americano due persone che hanno l’accento inglese. Un altro episodio che mi è piaciuto molto è quello in cui abbiamo avuto a che fare con l’Afghanistan.

Ha mai suggerito qualcosa agli scrittori?

Roth: Beh, sì, a volte è capitato e le cose che avevo detto sono state anche realizzate, però tento di non in intromettermi con le loro idee. Vi anticipo che ne vedrete delle belle!

Il suo primo film da regista, The War Zone, è stato molto appezzato. Dirigerà altri film?

Roth: Ne ho fatto uno e credo che adesso non potrei permettermi di farne un altro [ride]. Questa è stata anche la ragione per cui ho accettato di lavorare in Lie to me; per le mie finanze. Vorrei prima guadagnare qualcosa e poi ritornerò a farlo visto che fare il regista è la cosa che mi piace di più.

The War Zone è stato abbastanza atroce…

Roth: Eh, sì…

Crede che se dovesse dirigere un altro film, lo renderebbe agli stessi livelli di The War Zone oppure continuerebbe sulla strada del leggero? No che Lie to me lo sia, però paragonato al film…

Roth: Lie to me piace a un certo tipo di pubblico. Noi abbiamo a che fare con soggetti che possono trarre in inganno, con violenze, suicidi…Credo che questa sia una delle sue forze. Inoltre una delle ragioni che mi ha spinto a fare lo show è che se qualcosa va storto, posso dirigere visto che a me e mio padre piaceva guardare L’ispettore Colombo. Adoravamo Peter Falk [che interpretava Colombo] che ha anche fatto alcuni film di John Cassavetes. Se mio padre fosse ancora vivo, li amerebbe.

Crede che ci siano delle similitudini tra Lie to me e L’ispettore Colombo?

Roth: Un po’ credo di sì e la cosa non mi dispiace affatto. Posso quindi dire che è un “dedicato a mio padre”.

Ha dei progetti sulla direzione di qualche film?

Roth: Per ora ho già pronti due copioni e uno di loro ha un qualcosa che somiglia a The War Zone, mentre l’altro deriva da Shakespeare. Sono due cose ben differenti.

Ha mai preso parte ad un’opera di Shakespeare? Se ben ci ricordiamo, lei ha preso parte al film di Tom Stoppard “Rosenkranz e Guildenstern sono morti” che prende spunto dallo scrittore inglese…

Roth: Quando ero piccolo ho fatto Othello; avevo il ruolo di Cassio, tutto qui. Mentre lavoravo su The War Zone c’è stata anche una discussione con Ray Winstone e così ci siamo messi a guardare “Re Lear”. Ci sono molti film che si ispirano a Shakespeare, ma Harold Pinter ha scritto un copione per me basandosi su “Re Lear” e mi piacerebbe davvero farlo.

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