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Those who kill: Recensione dell’episodio 1.01 – Pilot

Quelli che uccidono. Quelli che prepotentemente ritengono di avere il diritto di togliere la vita ponendo termine a quella degli altri come fosse un oggetto da prendere a proprio piacimento. Quelli che credono sia loro dovere rispondere a quell’istinto omicida che il sonno della ragione fa sorgere dal mare nero del proprio inconscio più profondo. Quelli a cui va fatto capire quanto il loro cedere o addirittura bramare il lato oscuro sia un imperdonabile errore, un inaccettabile sbaglio che va corretto. Ad ogni costo.

cathmirrorQuelli che uccidono. E quelli che devono impedirglielo. Quelli che, per avere successo in questa missione, devono diventare peggiori di loro. È questa frase, significativamente ripetuta in due momenti diversi dalla protagonista e inutilmente negata dal suo collega di indagini, che fa da motivo portante di questa nuova serie e che dovrebbe garantirle quell’interesse indispensabile per avere successo nell’affollato panorama del crime televisivo. La lingua italiana ha il meraviglioso dono del modo condizionale per esprimere azioni la cui effettiva realizzazione è incerta. Mai come in questo caso bisogna ringraziare il nostro amato idioma che ci permette di sintetizzare il problema di questa serie in un solo verbo, quel “dovrebbe” usato poco sopra. Those who kill segue le indagini della detective Catherine Jensen e dello psicologo criminale Thomas Schaeffer da lei reclutato. E vorrebbe farlo mostrando una Catherine decisa a spingersi oltre il confine tra bene e male, tra giustizia e vendetta, tra l’essere tenaci ma onesti persecutori di efferati serial killer e lo sfidarli al loro stesso gioco e batterli diventando peggiori di loro. Idea che potrebbe anche essere interessante, ma che non appare del tutto originale. Abbiamo, infatti, già visto detective con il proprio concetto personale di giustizia e modi non ortodossi di rapportarsi ai criminali. Non pochi sono anche quelli con un passato segnato da un trauma che ci viene svelato poco alla volta e che spiega o persino giustifica i loro comportamenti nel presente. Di questo deficit di originalità gli autori sembrano essere consapevoli al punto da suggerire fin dalla prima scena chi è l’ossessione di Catherine e chiarirne il motivo nel finale.

cathchildVa detto: Those who kill non è fatto male. Chloe Sevigny è convincente nel rappresentare una Catherine perennemente in bilico tra il bene e il male, tra il dovere di essere onesti e la volontà di calarsi nel baratro. I silenzi carichi di sguardi rivelatori, i sorrisi appena accennati e nascosti agli altri, i gesti calmi che precedono scatti improvvisi, le parole che sanno essere dolci un attimo prima di diventare inquietanti (come abbracciare dolcemente una bambina spaventata dagli incubi invitandola a non averne paura per poi sussurrare a parte l’invito a reagire terrorizzando i mostri), il soffermarsi allo specchio per guardare quello che c’è oltre e che solo lei può vedere, appaiono gesti quasi naturali e fanno capire quanto Chloe Sevigny creda in questo personaggio.

thomascathPiù scolastica appare invece la recitazione di James D’Arcy a cui, tuttavia, non vanno imputate grosse responsabilità per un personaggio che, in questo primo episodio, assomiglia ad una scultura appena sbozzata, ma che riconosci perché molto simile a tante altre che hai già visto. Thomas Schaeffer è, infatti, l’ennesimo esempio di psicologo criminale geniale e avversato dagli alti gradi della polizia Geniale perché gli bastano pochi sguardi ad una foto per capire immediatamente tutto della vittima. Geniale perché individua da pochi elementi chi sia l’assassino e dove si nasconda. E geniale perché comprende dopo pochi incontri che la sua nuova amica ha dei problemi irrisolti da affrontare quotidianamente. Ma, anche, osteggiato da Franck Bisgaard, superiore di Catherine, perché troppo intuitivo e perché, in un passato che non ci viene ancora svelato (ma suggerito sia dal breve scambio di battute con la moglie e da Bisgaard stesso) si è lasciato coinvolgere troppo. Thomas appare per la prima volta mentre fa una lezione interpretando un serial killer che si confessa ad un uditorio. Si, proprio come il Will Graham di Hannibal di cui ha la stessa genialità e gli stessi problemi, ma semplificati e spogliati di tutto quel pathos che faceva di Will un meritato protagonista e non solo il più importante tra gli attori non protagonisti.

cathkillerUltima nota di cronaca. Those who kill sembra essere un procedurale (con Criminal minds come esempio più affine) anche se con una trama orizzontale da portare avanti. Non è, quindi, sorprendente che il serial killer di turno sia solo funzionale a mostrare le abilità dei protagonisti (che, qui, però corrono un po’ troppo) e poco o nulla venga caratterizzato. Quanto spazio verrà dedicato al caso della settimana e quanto, invece, allo sviluppo della trama orizzontale e alla caratterizzazione dei personaggi è il dubbio che i prossimi episodi dovranno sciogliere. E la risposta a questa domanda permetterà, infine, di decidere se da un incerto condizionale possiamo passare ad un entusiastico indicativo presente.

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