Cinema

The Zero Theorem: Recensione del Film con Christoph Walz

The Zero Theorem

Titolo: The Zero Theorem – Tutto è Vanità
Genere: Fantascienza
Anno: 2016 (Prodotto nel 2013)
Durata: 107 minuti
Regia: Terry Gilliam
Sceneggiatura: Pat Rushin
Cast principale: Christoph Waltz, Melanie Thierry, Matt Damon, Tilda Swinton, Ben Whishaw

Terry Gilliam firma quello che probabilmente è il film suo più visionario. Tra Parnassus e il futuro Don Quixote, Gilliam ha realizzato The Zero Theorem nel 2013.  La pellicola ha fatto il giro dei festival per tre anni prima di trovare la distribuzione nelle sale cinematografiche. Il motivo è comprensibile. La trama è un nodo di sensi nascosti, in un ambiente irreale, in cui il personaggio principale vive. Eppure, questa opera 100% Gilliam è divertente e profonda, come solo l’ex Monty Python sa fare.A

Al centro della storia Qohen Leth, un genio del computer calvo e poco amichevole, ossessionato da una The Zero Theoremtelefonata che dovrebbe arrivare per spiegargli il senso della vita. Vive in una chiesa sconsacrata, rigorosamente solo, e si riferisce a se stesso con la prima persona plurale, quasi un modo per definire i tanti aspetti della sua personalità, o magari per non sentirsi solo nella sua missione.
Il nostro protagonista viene incaricato dal suo capo, Mancom (Matt Damon), di risolvere lo Zero Theorem, un’impresa in cui molti hanno fallito e di cui adesso si dovrà occupare Qohen. A noi appare come un gioco di incastri sullo schermo del computer, impossibile da realizzare.

La domanda che ci suscita questo film è: possiamo liberarci dalle nostre ossessioni?
Il protagonista di questo film è alienato in un mondo di alienati. Non puoi provare empatia per lui, è un uomo svanito nella sua ossessione di ricevere la telefonata che darà un senso alla vita. In fondo vorremmo tutti che qualcuno ci dicesse quale sia il fine della nostra esistenza, ma Qohen ne fa, a sua volta, uno scopo di vita.
Seguiamo i suoi passi, come la pubblicità sul muro, che ti pedina, mentre si dispiega una trama al limite dell’assurdo.
A Qohen si presenta la possibilità di essere libero, grazie a Bainsley, la ragazza dalla parrucca rosa che si presenta a casa sua come un’ancora di salvezza, una via di uscita facile da seguire. Ma la telefonata sta per arrivare, lui ne è sicuro, perché seguire il Bian (Rosa) Coniglio nella versione 2.0 del Paese delle Meraviglie?
Qohen segue le sue convinzioni tra una sicurezza invidiabile e una pazzia evidente.

The Zero TheoremThe Zero Theorem è un’opera che grida il nome di Terry Gilliam. Se apprezzi il lavoro del Monty Phyton americano, non puoi che innamorarti di questo film. Assurdo, fumettistico, pieno di significati nascosti, The Zero Theorem, porta il meraviglioso Christoph Waltz a lasciare il suo ruolo da villain vendicativo per un personaggio più underground, chiuso, senza sentimenti ma non cattivo.
Il film è un passo avanti rispetto a Parnassus, nel quale i personaggi entravano nello specchio per mostrare i loro sogni più segreti. Qui l’unico sogno è una realtà leggermente perversa in cui tutti hanno un compito definito. Nessuna distrazione se non nel mondo irreale di Internet. Così resti solo tu. La tua personalità, i tuoi pensieri.

Mentre il film si dispiega in un continuo di non sense, immagini non collegate e iper visionarie, quello che dà alla pellicola una continuità è l’essere umano nella sua ossessione, nella sua individualità e nell’impossibilità di entrare in contatto con gli altri, in un mondo che semplicemente è Troppo, e di cui Qohen non riesce a far parte.
Il rapporto quindi si basa su quello che Qohen intrattiene con Bainsley, portandole via la maschera. Lei è disposta a fare altrettanto per lui, liberarlo dal demone del telefono.

The Zero TheoremIl titolo italiano non appare troppo coerente con il film – Tutto è Vanità. Sembra invece che si provi a liberarci di qualcosa, non di apparire migliori di come si è in realtà. Il protagonista si connette a Internet per risolvere il Teorema, ma aspetta una telefonata. Lui che appare strano nel mondo degli strani.
La stessa Bainsley che si presenta vestita da sexy infermiera e invita Qohen a immergersi in un sito web, per passare del tempo con lei su una spiaggia virtuale e rilassarsi, si scopre davvero affezionata allo spaesato protagonista.

Un film dai significati nascosti, che porta ancora avanti la poetica di Terry Gilliam, astratta e profonda. Soli e internet-consessi, dispersi tra le nostre solitarie paranoie, alla ricerca della vita. Ma detto così sarebbe pedante e noioso, e di tante cose che potremmo dire di Gilliam, noioso’ non sembra l’aggettivo adatto. Se non sei un fan sfegatato del regista ti consigliamo di rimanere con la mente aperta verso quel mondo cinematografico visionario e unico, che mette insieme fumetti, cinema e racconta l’essere umano.

The Zero Theorem
  • Regia e Fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento Emotivo
3.6

In Sintesi

The Zero Theorem (Tutto è Vanità) è l’ultima fatica del regista Terry Gilliam.
Qohen Leth è un genio del computer, inusuale e ossessionato da una telefonata che gli dirà la verità sul senso della vita.

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