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The Young Pope: Recensione episodi 1.03 e 1.04

Young Pope
Sky

Guardare The Young Pope è un’esperienza, nel bene e nel male. Sembra che niente succeda, eppure non si riesce a staccare gli occhi dallo schermo, rapiti dalla calma apparente dello sguardo di Jude Law e dall’istrionico Voiello di Silvio Orlando. Per non parlare della maestosità degli interni del Vaticano, tutti ricreati in studio.

Esteticamente bella, la serie conferma col terzo e quarto episodio che i contenuti da approfondire ci sono eccome. Si dispiegano con calma attraverso i minuti che scorrono lenti, navigando nel mare della contraddizione, un virus che nel Vaticano fatto di cardinali si estende contagioso.

La contraddizione dell’animo umano

L’uomo più grande e contraddittorio è, ovviamente, Papa Pio XIII. Lenny Belardo spiazza fedeli e spettatori in questo secondo doppio appuntamento: aveva lasciato i credenti in piazza con parole dure da digerire, che ricordavano molto quelle di un Sovrano di Stato più che di un Pontefice, e lo ritroviamo lì sul tetto della basilica mentre si chiede se le strade che lo hanno portato alla tiara papale siano state fatte dagli uomini o da Dio. E la mattina dopo chiede perdono per aver peccato di hybris.

Spiazza anche Voiello, che in un vero e proprio duello faccia a faccia realizza come il papa non sia quel cardinale prudente, e quindi manipolabile, che ha fatto eleggere. Voiello non avrà dunque altro da fare se non praticare il male a fin di bene attraverso i ricatti.

In quel preciso istante, scatta un meccanismo che mostra come questo telefilm sia aderente alla realtà. Molti hanno infatti detto che The Young Pope è irreale, utopistico. L’elemento che invece fa aderire alla realtà la vita immaginaria di Lenny Belardo e del cardinale Voiello è la fede. Sarebbe stato semplice sminuire il Vaticano come un luogo di perdizione, dove non si fa altro che fare politica, magari trasgredendo le leggi fondamentali del cattolicesimo. Ma Sorrentino non è così stupido: checché ne dica Pio XIII, il papa è un credente. Così come lo è il cardinale.Young Pope

La fede punto importante di questa serie

Sono entrambi due personaggi intriganti e ammalianti. È il caso di dire che sono loro il punto di forza di questa serie. Il loro rapporto con la fede è, nel caso non si fosse capito, contraddittorio. La condotta morale che guida il cardinale Voiello da tanti anni a questa parte è la seguente: non si può vivere senza peccare. Il circolo vizioso del peccato è indistruttibile, quindi per perseguire il bene è ammissibile appropriarsi delle tecniche del male, perché non si può fare altrimenti. Farlo con in testa un fine superiore, questo è importante ed è questo a fare la differenza. Voiello è i suoi ricatti, ma è anche il suo sforzo di aiutare i meno fortunati.

Esther non la pensa proprio così: vorrebbe smettere di peccare ma si ritrova invischiata in un gioco ben più grande di lei dove può soltanto subire. Il cardinale la usa perché deve usarla, non perché vuole. Voiello agisce non per volontà propria, ma per volontà di Dio. Non è fanatismo, è fede. Il cardinale non riesce proprio a vedere in Lenny Belardo una persona capace di governare correttamente il Vaticano e la Chiesa, e dunque si sente in dovere di agire nel bene della Chiesa, in nome di una cristianità secolare. Non ha i mezzi per capire quanto Pio XIII possa essere rivoluzionario, e quindi reagisce di conseguenza.

Young Pope

Eppure questo papa a volte parla come se fosse un papa rinascimentale, altre volte come se da un momento all’altro stesse per approvare i matrimoni per i sacerdoti. Anche qui, non si tratta di avere le idee talmente confuse da temere una doppia personalità, si tratta di avere fede nella propria religione per poter cambiare le cose. Si può supporre, ad esempio, che nell’ottica di Belardo l’omosessualità vada debellata dal Vaticano perché in quel contesto non può sfociare nell’amore puro.

Anche il suo distacco dai fedeli e dal mondo esterno è un suo modo di tornare e far tornare all’amore di Dio. È un metodo brutale, quasi da Dio dell’Antico Testamento, ma può funzionare. L’assenza è presenza: lo ha detto lui stesso al cardinale Spencer qual è il suo programma. La sua mossa geniale è quella di far sentire i fedeli lontani non tanto dalla figura di Dio (che è immateriale, assente) quanto da quella del papa, che dovrebbe essere il ponte (figura materiale) tra questo mondo e quello di Dio. Allontanarsi come papa dai fedeli significa abbandonarli a sé stessi, forzando i credenti a ritirarsi nelle proprie anime, dove possono trovare Dio.

Le radici del programma del papa

E in questi due episodi abbiamo visto come le radici di tutto questo siano nel suo passato: l’abbandono dei genitori, la promessa di un amore terreno mai più appagato. Persino della fede, certo particolare, di Pio XIII abbiamo una prova. Il fine del rapporto con Esther è tutt’altro che sessuale, come Voiello vuole inventare ad arte: è una linea diretta con Dio, una molto speciale dove si può ordinare alla Vergine Maria quel che si deve fare. Il vero Lenny Berlardo è quello che non teme di parlare a cuor leggero con Gutierrez (l’unico uomo corretto moralmente, l’unico quindi a poter combattere la pedofilia), che prega affinché Esther possa avere un figlio; ma è anche quello che dirige la Chiesa col pugno di ferro, che non ha paura di ergersi a Dio in terra.

Nel nostro mondo un Papa come Lenny Berlardo non è irreale, ma possibile; forse persino auspicabile. The Young Pope va vista perché è una bella serie e perché può suscitare dibattiti interessanti, se civili. Lenny Belardo e Voiello, prima di essere un papa e un cardinale, sono due uomini.

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