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The X-Files: Recensione dell’episodio 10.4 – Home again

X-Files

Diciamolo subito apertamente: qui sembra di essere sulle montagne russe. Non solo le terrificanti discese e le ripide salite dei sentimenti umani, ma anche i sentieri, le curve e i dossi che le diverse modalità narrative del cinema, e della televisione in questo caso, offrono a noi affamati di storie ed immagini.
x-filesDopo un primo melenso episodio promosso con riserva, un secondo che faceva ben sperare in un esplosivo ritorno in pista della coppia Muller & Scully ed, infine, un terzo – esilarante e spassosissimo – che ribaltava il tipico schema uomo-mostro, The X-Files torna a battere i sentieri del sentimentalismo con una puntata più in linea con con la griglia di partenza che con gli ultimi avvenimenti. 
Non è un caso che Home again fosse stato concepito per andare in onda subito dopo My struggle, per poi essere solo dopo posticipato. La scelta ha pertanto implicato un aggiustamento in corsa, un giustificabile taglio di quelle parti che rimandavano direttamente a quanto visto, e soprattutto sentito, nel primo episodio. Non che questi tagli siano visibili, ma si avverte comunque in più punti un troppo repentino cambiamento nelle atmosfere e nelle reazioni emotive dei nostri.



La narrazione di Home again si muove essenzialmente su due binari, uno che riguarda il caso della settimana da risolvere, l’altro che si concentra sulla vita privata di Dana Scully. 
Sul caso non c’è in realtà molto da dire, in quanto il mostro a cui danno la caccia i nostri agenti non puzza certo di novità, ma sembra invece ricalcare fantasie e storie già viste sul piccolo schermo.
Mentre il Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica di Philadelphia sta attuando un programma di bonifica delle strade cittadine dalla presenza di senzatetto e spacciatori, un misterioso assassino uccide e mutila Joseph Culter, un funzionario del DPAU senza lasciare tracce ed impronte in grado di identificarlo al di fuori di un appiccicoso cerotto. All’indomani dell’omicidio, un murales raffigurante un uomo alla Frankenstein fa la sua apparizione sul muro di un edificio vicino alla scena del delitto.
L’opera porta la firma di un certo Trashman. Nel frattempo l’inquietante figura dall’aspetto umano continua a mietere vittime, scagliando la sua furia violenta prima su due ragazzi che prelevano il murales per venderlo, poi su Daryl Landry, anche lui impegnato nella riqualificazione dell’area e nella ricollocazione dei senzatetto in un vicino ospedale dismesso, e infine su Nancy Huff, presidentessa di un comitato scolastico contraria all’intera operazione.
x-filesScovato Trashman, Mulder e Scully scopriranno che l’assassino, l’amico dei senzatetto, non esiste nelle forme umane che conosciamo. L’uomo con il cerotto sul naso, come lo chiamano per strada, è la manifestazione corporea di un pensiero che lui, Trashman, ha solo disegnato e colorato. Che lo si chiami Tulpa, Golem o Frankstein, L’uomo con il cerotto non è che la concretizzazione di uno stato d’animo, di un sentimento che una volta in vita il creatore stesso non è stato più in grado di controllare. É quella rabbia repressa verso chi si occupa delle persone allo stesso modo in cui tratta gli scarti di cibo, le cialde usate del caffè, i bicchieri di plastica sporchi. Solo spazzatura.

Ci chiediamo mai come ci comportiamo con gli altri? “Io voglio credere, ho bisogno di credere che non l’abbiamo trattato come spazzatura” afferma una Dana Scully emotivamente provata, alla fine di una giornata devastante. Questo è il cuore dell’episodio, iniziato con una telefonata inaspettata giunta sulla scena del crimine e finita in riva al mare in compagnia di un’urna ceneraria. Ed è proprio qui che, in una conversazione intima con quello che è molto di più di un partner sul lavoro (“Io sono qui”), l’agente svela di nuovo tutte le sue preoccupazioni in merito a quella sofferta decisione di allontanare il figlio William. Quella sensazione costante di non essere in grado, ora, di sapere se effettivamente le persone che si amano stiano bene, siano felici. Un cruccio che si manifesta al primo squillo di telefono, quando crede che a chiamarla non sia il fratello William ma il figlio William. Un assillo che appartiene a lei, come alla madre che aspetta di sapere che Charlie sta bene prima di esalare l’ultimo respiro. Un’ inquietudine che la porta a leggere nel discorso di Trashman un’accusa alla sua mancanza di responsabilità. Lei ha partorito un figlio, lei se ne doveva prendere cura. 
Anche chi è digiuno della serie riesce perfettamente a cogliere l’amarezza e il dolore che questa donna ha portato dentro di sé in questi anni.

x-filesQuando iniziarono a girare sul web teorie e speculazioni su questo episodio, molti – se non tutti – credevano che Home again sarebbe stato una prosecuzione di quell’episodio del 1996 che terrorizzò per la crudezza dell’incestuosa famiglia protagonista. Con Home questa puntata condivide solo una parte del titolo e Glen Morgan, lì sceneggiatore qui regista. Qui di famiglie deviate non ce sono. C’è solo il dolore, quella costante spina nel fianco che probabilmente la tua occasione di famiglia non l’hai persa. Anche se vuoi credere ancora di avere una possibilità di averne una. E tornare a casa.

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10.4 - Home Again
  • Anche i mostri vogliono una famiglia
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