Recensioni

The White Queen: recensione dell’episodio 1.07 – Poison and Malmsey Wine

‘Three sons of York and none shall divide us!’

Cambi di personalità improvvisi, accuse di stregoneria, coma etilici fratricidi: non manca nulla in questa puntata un po’ spiritata della nostra soap medievale preferita. A parte la solita coerenza narrativa, s’intende. La cosa bella, non so voi, è che non ne sento neanche più la mancanza. Siamo agli sgoccioli ecchissenefrega delle manfrine femministe o della fedeltà storica, qui c’è così tanta carne al fuoco che al pensiero di avere davanti solo tre puntate, mi viene la malinconia.

Ma al bando alla tristezza e riepiloghiamo i temi più succosi di “Poison and Malmsey Wine”:

Il grasso, il pazzo e l’ombroso. Si sa, tutte le famiglie hanno i loro drammi, ma mai quanto quelle reali. La tradizione vuole che i re inglesi dopo una certa età diventino dei tronfi ciccioni lussuriosi. Non fa eccezione Edward (Max Irons) che si divide tra orgie e banchetti, lasciando che moglie e fratello si scannino a vicenda. Tutto comincia con la guerra alla Francia, prima intentata e poi abbandonata da re Edward in nome di un’ipocrita pace a suon di vino (rigorosamente Malmsey) e monete d’oro. George (David Oakes), frustrato dalla propria ambizione insoddisfatta, esce di senno, accusa la regina di stregoneria (come dargli torto) e in un surreale ballo in maschera tenta di aggredire la coppia reale, guadagnandosi un processo, una condanna con sicura interdizione ai pubblici uffici, e un’esecuzione emozionante. RID Schermata 07-2456504 alle 22.29.25
La depravazione del re e la morte del fratello scuotono le certezze di Richard (Anaurin Barnard) che inizia a incupirsi. Nascosto dietro tende di broccato lascia intravedere i segni del tormento che lo condurrà agli avvenimenti futuri. Pur con le pezze del caso, Richard è senza dubbio il più affascinante dei tre York, benché penalizzato da un Barnard bello (bello bello) ma pessimo, pessimo, pessimo. Quegli sguardi profondi mal recitati finiscono solo per disorientarci: ama la moglie? è affetto da cupidigia cronica come George? Forse neanche gli autori lo sanno, funziona solo quella confessione tanto romantica quanto, ahimè, profetica – ‘Non mi importa, finché avrò te e il mio onore’ – che gli vale insindacabilmente il premio del figo della serie.
Scannandosi a vicenda, i tre ‘sons of York’ stanno mischiando le alleanze di palazzo e preparando la strada a Margaret Beaufort (Amanda Hale) che, quatta quatta, aspetta il suo momento.

La linea comica sì. Margaret a corte è una forza della natura. La fresca sposa dell’opportunista Lord Stanley si conquista carambolescamente il cuore della regina improvvisandosi balia, spia e comare. Ma soprattutto dimostra un potenziale comico stupefacente e ci regala una faccetta buffa dopo l’altra. Sembra quasi un metapersonaggio in cui possiamo identificarci per sopportare con la giusta ironia i drammi adolescenziali dei fratelli York. Sarà che Amanda Hale è una spanna sopra gli altri, ma questa versione tragicomica del suo personaggio lo rende ancora più credibile e degno di soverchiare i ragni di palazzo. BravòRIDD Schermata 07-2456503 alle 22.50.46

M’ama, non m’ama? L’interludio romantico tra Anne e Richard (recitato male, ma più accattivante rispetto alla sbrodolata passione di Elizabeth&Edward) arriva a un’impasse. Sconsolata di fronte all’ambiguità del marito (siamo in due, anzi tre con Barnard) Anne (Faye Marsay) è logorata dai dubbi sulle vere ragioni del suo matrimonio. Finalmente un’evoluzione sensata che può far uscire del carattere: Anne è una donna e madre innamorata, travolta dalle brame di potere degli York, che si ritrova sola ad affrontare la morte della sorella, l’astio di Elizabeth, e la pazzia del cognato. Le appioppano pure un neonato gigante che lei si ostina a definire gracilino… RID Schermata 07-2456503 alle 22.59.38

Mean girls. Finalmente ci liberiamo del pendaglio magico di Queen Elizabeth (Rebecca Ferguson), ora che la maledizione si è compiuta la real megera se ne pente. Che si sia accorta del lato oscuro della vendetta? Mi spiace dire che Elizabeth è il personaggio peggio riuscito dell’intera storia. Mentre nelle altre protagoniste di tanto in tanto affiorano delle sfaccettature, anche solo in contrasto con le avversità della vita, la bella Woodville è smaniosamente celebrata dagli autori come la “regina buona” (col fratello buono, la mamma buona, i figli buoni, il marito buono…), anche quando fa la strega, la prepotente, la snob. Se gli autori le permettessero di essere umana, forse diventerebbe anche più credibile, ma il tempo stringe e temo non ci sia spazio per ripensamenti.

Concludendo: tante cose aggrovigliate, qualche strazio comico involontario (l’implorazione di lady Cecely), un po’ di confusione nei caratteri dei personaggi, ma più emozioni del solito, quindi tre stelle meritate.

Nella prossima puntata: the King is dead, God save the King!

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