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The White Queen: Recensione dell’episodio 1.02 – The Price of Power

E’ una soap opera! Certo, coi costumi (brutti), certo, ambientata in un epoca storica (ricreata come neanche la peggiore fiera di paese), certo con la volontà di raccontare un importante periodo storico (ma devono essersela dimenticata a casa in questi primi due episodi), però è indubbio: è una soap opera.

Ecco, a meno che non siate amanti delle soap opera, presumo che, come a me, non ve ne possa fregare veramente nulla di vedere per 40 minuti gente che si accoppia allegramente, alternata a gente che organizza matrimoni, alternata a gente che si guarda con sguardi cattivi, perché noi siamo i buoni e tu sei cattivo e infatti, si, sono cattivo e ne godo, ti ammazzo i parenti. white queen 102dNulla, zero, non mi interessava minimamente di qualsiasi cosa raccontassero. E dire che stiamo parlando di un periodo come quello della Guerra delle due Rose, che è pregno di mille spunti per raccontare qualsiasi tipo di storia, senza andare a scomodare Shakespeare e Riccardo III o opere televisive come Hollow Crown che pur parlando di un periodo storico completamente diverso sono paragonabili. Si potrebbe parlare della fine di un epoca per la monarchia inglese e l’inizio di una nuova, di temi morali come la sete di potere e di vendetta, si potrebbe approfondire tutto ciò che era il concetto medievale di vita, onore, battaglia, solo per fare degli esempi, e invece nulla… storie di letto, chi imparentiamo con chi, invidie da asilo.

Parliamo delle scenografie intanto (i costumi li ha già massacrati Kutz nel primo episodio): sono tutte troppo pulite, ben ordinate, linde, sono sostanzialmente false e si vede, come dicevo sopra, degne di ricostruzione storica fatta alla festa di paese. white queen 102bNon c’è cura né rispetto per un epoca storica nella quale certo non passavano il mocio sul pavimento. Crea tutto un senso di spaesamento che non riesce a far entrare lo spettatore in sintonia con cosa sta guardando. Sempre in tema di essere spaesati, poi, c’è anche la gestione dei tempi della storia; avranno sicuramente tantissima roba da buttare dentro, ma la gestione è sincopata. Nelle serie inglesi c’è effettivamente questa cosa dei salti di periodi temporali fatta con leggerezza (vedi Downton Abbey), ma qui la frenesia di mettere dentro tutto rende questa leggerezza eccessiva; Elizabeth non fa a tempo ad arrivare a corte che è incinta, la incoronano che sarà al quarto mese, non fa a tempo a farsi due giri nei corridoi e incrociare con sguardi malevoli il povero Lord Warwick che sta già partorendo e per noi poveri spettatori saranno passati una ventina di minuti.

E poi tutta la gente prende decisioni assolutamente insensate o, quantomeno, la trasposizione televisiva rende tutto senza un minimo di logica. Non vengono costruite le ragioni che stanno dietro alle decisioni, non viene fornito un background, un percorso formativo a idee, emozioni e relazioni: white queen 102cLord Warwick è cattivo perché ce lo dicono, quindi Elizabeth e la sua famiglia di ex braccianti agricoli assurti al ruolo di tesorieri del regno, gli fanno tutte le angherie possibili (quale modo migliore di entrare da ultima ruota del carro nella potente Londra se non inimicandosi l’unico uomo spietato, con un cervello e potente?), ma il re però lo adora (ci ricordiamo noi che Lord Warwick è quello che gli ha fatto vincere qualsiasi battaglia, ma la famiglia di fittavoli di Elizabeth evidentemente no) però gli dicono che si voleva intascare due tangenti e quindi mandiamo tutto in vacca, alleanze, regno, qualsiasi cosa, perché la tua morosetta te la fa annusare un po’…. ma seriamente?

Oltre al fatto che Re e Regina sono due personaggi talmente imbecilli che da metà episodio ho sperato, contrariamente a qualsiasi dato storico, di vedere le loro teste fare compagnia a quella di Ned Stark a Kingslanding.

Dopo tutto questo, comunque, arriviamo alla parte conclusiva dell’episodio con un re che scappa da una battaglia (rappresentata da 4 persone dietro un muro sotto la pioggia, vabbè) a cavallo da solo (!!!)  per essere catturato come l’ultimo degli imbecilli, con il padre e fratelli di Elizabeth che scappano (in tre sto giro) e vengono catturati come gli ultimi dei polli. Scene di dolore, recitate per altro male, scene di giubilo di Lady Margaret Beaufort che interpreta una Regina Rossa costantemente sopra le righe con un overactin davvero fastidioso.

Peccato, per me è un pessimo prodotto, forse perché mi aspettavo molto di più e forse anche perché si poteva fare molto di più col materiale che c’era rispetto a questo prodottino scialbo e banale.

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