fbpx
CinemaRecensioni Cinema

The Whale: la disperata fiducia di chi non sa perdonarsi – Recensione del film di Darren Aronofsky con Brendan Fraser e Sadie Sink

Titolo: The Whale
Genere: drammatico
Anno: 2023
Durata: 1h 57m
Regia: Darren Aronofsky
Sceneggiatura: Samuel D. Hunter
Cast principale: Brendan Fraser, Sadie Sink, Hong Chau, Ty Simpkins, Samantha Morton

Solo i più attenti studiosi di letteratura americana ricordano che il capolavoro di Herman Melville comunemente noto come Moby Dick aveva anche come sottotitolo, alquanto ovvio invero, The Whale. Altrettanto ovviamente non è un caso che proprio The Whale sia il titolo dell’opera teatrale di Samuel D. Hunter che qui la riscrive per il cinema affidandola alla regia di Darren Aronofsky. Riferimenti incrociati che culminano in questa frase tratta dal romanzo:

Gli uomini possono apparire detestabili come società per azioni e come popoli; furfanti possono essere, sciocchi e assassini; gli uomini possono avere volti ignobili e insignificanti; l’uomo ideale tuttavia è una creatura tanto nobile e splendente, tanto grandiosa e luminosa che sopra ogni sua macchia ignominiosa tutti i suoi compagni dovrebbero affrettarsi a gettare i loro manti più preziosi.

Perché il The Whale cinematografico parte da questo concetto per negarlo, infine, in una sintesi fatta di speranza e fede, di perdono e trionfo. E di lacrime, tante tantissime e preziosissime lacrime.

The Whale: la recensione
The Whale: la recensione – Credits: A24

La condanna di un colpevole innocente

Non è uno spoiler (perché si vede nel trailer) rivelare che The Whale inizia con il primo piano di uno schermo del pc riempito dai riquadri dei partecipanti ad una lezione online. Tutti mostrano il loro volto tranne l’istruttore a cui spetta il riquadro nero centrale su cui la camera zooma sempre più per portarci poi nell’appartamento di Charlie. Un incipit che è già una dichiarazione di intenti. Il mondo è fuori dalla prigione in cui una condizione di obesità patologica (con il peso che supera i 300kg e la mobilità quasi impossibile) ha rinchiuso il protagonista del film di Aronofsky. Una condanna a vita la cui sentenza è stata emessa ed eseguita dallo stesso Charlie.

Il perché lo scopriremo lentamente nel procedere del film, ma quel che importa qui sottolineare è come The Whale sia il ritratto di un uomo buono che ha deciso di punirsi per l’unica volta in cui ha scelto sé stesso invece che gli altri. Una decisione che non era sbagliata perché dettata dall’amore, ma che ha generato dolore nelle persone a cui voleva bene e non è bastata a salvare chi amava.

Charlie ha punito sé stesso facendo del cibo l’arma con cui uccidersi lentissimamente in quella che è una disperata ricerca di essere abbandonato da tutti. Non perché da quei tutti vuole separarsi, ma perché a quei tutti vuole risparmiare la sofferenza che lui sta patendo e che loro potrebbero condividere. Ridursi ad uno stato tale che nessuno lo vorrebbe nella sua vita. Diventare esteriormente ciò che gli altri giudicano disgustoso per essere sicuro che nessuno riesca a vedere la meraviglia che è dentro.

Perché Charlie è convinto che, come recita nel trailer, “le persone sono incapaci di non amare”. Ed è qui che la frase di Melville viene sovvertita. Il romanziere americano aveva ragione nel ricordare quanto detestabili possano essere le persone. Ma Charlie nega che possa esistere l’uomo ideale. Non perché non ci sia, ma perché, al contrario, è presente in ognuno di noi. Anche nei più cattivi, nei più odiosi, nei più malvagi. Le persone sono meravigliose” replica Charlie a Melville perché in ognuno di loro c’è la capacità di amare e prima o poi verrà sempre fuori.

Magari solo per un attimo. Forse solo se stimolate abbastanza. O soltanto se qualcuno riesce a far ricordar loro quanto eccezionali possano essere.

The Whale: la recensione - Credits: A24
The Whale: la recensione – Credits: A24

L’umanità intera in quattro personaggi e una comparsa

The Whale è un meraviglioso esempio di cinema da camera. Le due ore del racconto non escono mai dall’angusto appartamento di Charlie muovendosi spesso in una sola stanza. Un cosmo infinitesimo in cui è però presente l’umanità intera nonostante in scena ci siano solo quattro personaggi e una comparsa che si vede una sola volta. Nei loro caratteri differenti e nelle loro storie diverse che inevitabilmente si intrecciano riesce a scorrere tutto il bene e tutto il male che gli uomini possono fare a sé stessi e agli altri.

C’è Liz (Hong Chau) che assiste Charlie con testarda caparbietà e feroce determinazione. Provando a fermare la sua deriva suicida. Proteggendolo dal male che potrebbe farsi. Difendendolo dagli assalti di chi non può comprendere i suoi perché. Lasciandolo sempre libero di fare le sue scelte anche quando accettarle è doloroso per lui e per lei.

C’è la figlia Ellie (Sadie Sink) che da lui è stata abbandonata e che a lui ritorna inizialmente solo per bieco opportunismo. Una adolescente rabbiosa e ostile che reagisce con astiosa cattiveria alla bontà ostinata di Charlie. Un personaggio che però sembra fatto apposta per confermare la sua teoria. Si dimostrerà, infatti, capace di mostrare quel lato che solo l’aprioristica convinzione di Charlie era riuscito a vedere.


LEGGI ANCHE: Sadie Sink: 10 cose che non sapevate sull’attrice di Stranger Things

A loro si aggiunge il giovane Thomas (Ty Simpkins) con la sua vocazione missionaria. Il ritratto di quelle persone talmente convinte della propria fede da ritenersi circondate da anime da salvare. Incapaci di accettare l’altro da sé, ma sinceramente dedite a trascinarle fuori dalla via della perdizione per quello che loro ritengono il loro bene. Destinate a fare il male perché non si accorgono del bene che hanno davanti. Ma per questo stesso motivo meritevoli di essere perdonate poiché colpevoli solo di non saper essere sincere con sé stesse.

Completa il quartetto Mary (Samantha Morton), ex moglie di Charlie, memento di un passato che è origine del dolore. Una donna che è stata costretta a prendersi responsabilità più grandi di quelle che poteva gestire. Ma che lo ha fatto comunque tormentandosi per (così lei crede) aver fallito in quella che era l’unica missione che le era rimasta. Una persona che ha trasformato il dolore in rancore perché solo così era sopportabile, ma che quello stesso rancore sa mutare in comprensione e compassione quando vede altrettanto dolore.

The Whale non ha bisogno di un cast numeroso perché è nelle esperienze di questi quattro personaggi che sono dipinte tutte le emozioni umane. Il resto è solo una voce fuori campo come quella del fattorino che consegna le pizze senza mai vedere Charlie. Il mondo di fuori a cui puoi interessare soltanto fintanto che non deve fare lo sforzo di andare oltre una esteriorità sgradevole per scoprire una interiorità piena di poesia.

The Whale: la recensione
The Whale: la recensione – Credits: A24

Un film costruito ad arte a cui è impossibile opporsi

Se un difetto si può trovare a The Whale è il suo essere scritto e diretto con il preciso scopo di emozionare lo spettatore costringendolo quasi a provare quelle sensazioni che il film vuole suscitare. Lo svolgersi degli eventi è spesso prevedibile dal momento che è esplicitamente dichiarato fin dall’inizio quale sarà il finale. Ed anche la divisione temporale costringe ad un conto alla rovescia che innalza metodicamente il pathos della narrazione. La scelta del formato 4:3 stringe le inquadrature e la mole imponente di Charlie rende ancora più angusti gli spazi stretti in cui la camera si muove. Lo spettatore si ritrova, quindi, imprigionato con Charlie condividendone ineluttabilmente i drammi e i dolori. Una macchina perfetta che la regia di Darren Aronofsky e la scrittura di Samuel D. Hunter realizzano per non dare via di fuga a chi si siede in sala.

Ma è davvero un difetto questo? O comunicare emozioni non è piuttosto ciò che un film dovrebbe fare? The Whale ci sarebbe riuscito anche senza questi che una critica eccessiva bollerebbe come trucchi da imbonitore. Perché ciò che rende unica questa opera è la recitazione eccezionale di tutto il cast. Troneggia ovviamente Brendan Fraser che riemerge dal lungo ostracismo a cui Hollywood lo aveva condannato fornendo la prestazione della vita. Il trucco prostetico necessario per ingrassare di oltre 130 kg è solo l’aspetto più superficiale di una recitazione fatta di sguardi che spaccano il cuore, di gesti che appesantiscono l’animo, di sorrisi che scavano dentro, di tonalità che ti accarezzano dentro. Una performance che sarebbe criminale non premiare con l’Oscar come migliore attore nonostante la bravura mimetica di Austin Butler in Elvis e la sofferta sincerità di Colin Farrell in Gli Spiriti dell’Isola.

Altrettanto ottima è la prova di Hong Chau che merita pienamente la candidatura a migliore attrice non protagonista. In parte anche Ty Simpkins che è bravo nel mostrare l’innocenza di un personaggio che non si rende conto di essere un colpevole. Molto bene anche Samantha Morton che riesce a tenere testa a Brendan Fraser rendendo indimenticabile il dialogo tra Charlie e Mary. La vera sorpresa è, comunque, Sadie Sink che lontano dal set di Stranger Things dimostra un talento drammatico che ne fanno una promessa che, se mantenuta, potrebbe regalarci una grande attrice.

The Whale è un film che ti entra dentro straziandoti al punto che ad accompagnare i titoli di coda è il silenzio di una sala intenta ad asciugarsi le lacrime per il finale. Un film che si chiude in una camera per dirti che, alla fine, le persone sono meravigliose. Ma non lo sanno.

The Whale - la recensione

Regia e fotografia
Sceneggiatura
Recitazione
Coinvolgimento emotivo

Un film meraviglioso che colpisce al cuore grazie alla regia e alla scrittura, ma soprattutto alla recitazione di tutto il cast

User Rating: 4.65 ( 1 votes)

Winny Enodrac

In principio, quando ero bambino, volevo fare lo scienziato (pazzo) e oggi quello faccio di mestiere (senza il pazzo, spero); poi ho scoperto che parlare delle tonnellate di film e serie tv che vedevo solo con gli amici significava ossessionarli; e quindi eccomi a scrivere recensioni per ossessionare anche gli altri che non conosco

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Pulsante per tornare all'inizio