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The Walking Dead – World Beyond: lo spinoff che inizia a scavare – Recensione della prima stagione

The Walking Dead: World Beyond - la recensione
Amazon Prime Video

Dieci anni sono un anniversario importante per una serie tv perché poche sono quelle che possono vantare questo traguardo. Un evento da celebrare anche facendo finta di dimenticare quanto le ultime stagioni siano, in verità, un trascinarsi nello sconforto per una qualità che è tanto naufragata che anche i nomi più in vista hanno pensato bene di lasciare la barca che affonda. Eppure, The Walking Dead si è fatta il regalo di uno spinoff. Nella speranza che il fondo fosse stato già raggiunto e si potesse risalire grazie a una novità. Solo che World Beyond ha solo dimostrato quanto è vero che toccato il fondo si può iniziare a scavare per cadere ancora più in basso.

The Walking Dead: World Beyond - la recensione
The Walking Dead: World Beyond – la recensione – Credits: Amazon Prime Video

Il (non) buongiorno che si vede dal mattino

Eppure, l’idea era più che buona. Se Fear the Walking Dead aveva provato a mostrare l’universo della serie madre nei primi momenti dell’apocalisse zombie, World Beyond voleva porsi all’altro estremo. Trasportare il fan di The Walking Dead in avanti di dieci anni per mostrare come i sopravvissuti si fossero ormai organizzati in comunità strutturate e numerose. Come la vita di un tempo fosse, in parte, ripresa tra commerci e alleanze politiche, scuole e lavori quotidiani, ricerca scientifica e feste in cui sballarsi. Con i walkers sullo sfondo ribattezzati per qualche incomprensibile motivo vuoti e diventati ormai parte del paesaggio da guardare con curiosità più che pericoli da evitare con paura.

Basta, tuttavia, la premiere a capire quanto l’esperimento sia fallito in partenza. Un primo episodio che riesce nell’ammirabile capolavoro di esaltare subito tutti i difetti della serie. Una sorta di promessa involontaria che la prima stagione di World Beyond fa di tutto per rispettare. Se spostare il focus su un gruppo di liceali potrebbe essere a prima vista interessante perché apre nuove prospettive, troppo in fretta si rivela un’arma a doppio taglio i cui due tagli però si abbattono entrambi sulla serie stessa. Magari l’idea era quella di mischiare teen drama e zombie horror. Solo che gli zombie non fanno per nulla paura ed alcuni sembrano addirittura copiati da quelli di Zombie Nation. In compenso, la parte teen diventa un misto tra la fiera del già visto e il teatro dell’assurdo, dove l’unica regola degli autori è quella di far accadere gli incroci più improbabili. 

Ed, infatti, il motore di World Beyond sono le due sorelle Hope e Iris che decidono di mettersi in viaggio a piedi da sole per 1500 km verso una città di cui non conoscono l’ubicazione solo perché hanno sentito dire che il padre che si è trasferito lì volontariamente forse non sta bene. Che loro non siano mai uscite dalla loro colonia, che in mezzo ci siano orde di zombie, che ci sia solo una vaga idea di quale sia la strada da fare sono tutti problemi tanto irrilevanti che non vale neanche la pena avvisare nessun adulto. Tanto con loro ci sono un nerd preoccupato di tenere pulito il vestito di velluto a costine e un gigante buono con problemi di gestione della rabbia. Due personaggi che si offrono di mettere a rischio la vita perché conoscono le due ragazze da, boh, un paio di giorni al massimo.

Il famoso fondo che The Walking Dead rischiava di toccare? World Beyond risolve il problema con una trama che il fondo lo tocca solo per iniziare a scavare.

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The Walking Dead: World Beyond - la recensione
The Walking Dead: World Beyond – la recensione – Credits: Amazon Prime Video

Però poi peggiora

E tutto questo solo nella premiere. I restanti episodi di World Beyond, invece, fanno a gara a chi la spara più grossa. Da Elton che ogni giorno si è avventurato da solo fuori le mura per trovare l’oggetto più prezioso di tutta la sua vita e appena lo trova lo regala ad una ragazza che ha conosciuto giusto ora. A Iris che è sempre stata la sorella giudiziosa e rispettosa delle regole e quindi adesso vuole fare sempre le scelte più stupide solo per far vedere che anche lei può essere diversa. Da Hope che agisce in maniera schizofrenica con gesti impulsivi che vorrebbero essere coraggiosi, ma sono solo insensati. A Silas che non si capisce perché se lo siano portati appresso visto che nessuno lo conosce e per di più si rivela tanto grosso quanto inabile a tutto tranne poi impazzire di botto a caso.

In tutto questo ci sarebbero anche degli adulti in World Beyond. Che, si suppone, dovrebbero fare qualcosa. Fino a che non si capisce che quel qualcosa è fare peggio dei ragazzi. Oltre ad avere alle spalle storie che vorrebbero essere strappalacrime, ma risultano talmente esagerate da impedire ogni empatia verso le vittime. Tipo Felix la cui omosessualità sconvolge a tal punto i suoi genitori che, quando torna a casa durante l’apocalisse, lo lasciano fuori dalla porta perché non sia mai gli zombie vengano a sapere che hanno un gay in famiglia. E Huck (che già ha un soprannome improbabile) che dovrebbe essere la simpatica badass, ma non è credibile come guerriera e troppo artefatta come miss simpatia.

Servirebbe anche un villain alla serie per quanto World Beyond sia più assimilabile ad un road movie in salsa zombie. Il ruolo è, quindi, meno decisivo, ma è comunque necessario per motivare il viaggio dell’allegra combriccola e parte delle loro disavventure. E questo villain dovrebbe avere una qualche motivazione anche vagamente plausibile pur se ovviamente non condivisibile. Ad indossare questi scomodi panni è il colonnello Elizabeth Kublek a capo di questa fantomatica Civic Republic Military presso cui è andato a vivere (trovandosi anche bene) il padre di Iris e Hope nonché mentore di Felix.

Tutto di questa organizzazione resta avvolto nel mistero ivi incluso come facciano ad essere così pesantemente armati con tanto di elicotteri, divise da robocop e fucili che assomigliano all’arma di Din Djarin in The Mandalorian. Quel poco che si viene a scoprire del loro piano nel finale di stagione è in linea con il tono della serie. L’ennesima assurdità stavolta infiocchettata in un progetto che fa cascare le braccia (e qualcos’altro che non diciamo per non essere volgari).

Ma forse è tutta colpa del titolo della serie. Di quel beyond che gli autori hanno interpretato come un invito ad andare oltre ogni limite di pessima scrittura.

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The Walking Dead: World Beyond - la recensione
The Walking Dead: World Beyond – la recensione – Credits: Amazon Prime Video

Uno spinoff che fa solo danni

Almeno si capisse il motivo per cui World Beyond è stata prodotta. Sono tante le possibili ragioni per cui gli autori di una serie decidono di realizzarne uno spinoff. Alle volte si vuole, ad esempio, dedicarsi al destino di un personaggio che è uscito di scena nella serie madre. E a questo si era vagamente fatta allusione riferendosi all’indimenticabile Rick Grimes su cui si vociferava World Beyond avrebbe potuto fornire qualche informazione. Niente di tutto questo perché, a parte notare che gli elicotteri della Civic Republic Military sono dello stesso tipo di quelli che hanno portato via lo sceriffo, mai si fa menzione di quello che dovrebbe essere una sorta di eroe mitologico per i sopravvissuti. Verrebbe da dire che la sua assenza è stata dopotutto una fortuna perché difficile immaginare cosa si sarebbero inventati per giustificarne la presenza.

E si che di inventiva gli autori di World Beyond ne hanno tanta. Pure troppa. Soprattutto, nutrita dal desiderio di piazzare colpi di scena ad ogni costo. Anche abbandonandosi alla sagra degli incastri improbabili se non statisticamente impossibili. Dalla serie madre ereditano la convinzione che, in fondo, tutto il mondo è un unico paesello. Ed, infatti, i personaggi si dividono e si perdono per poi ritrovarsi con estrema facilità. Neanche si muovessero nel cortile sotto casa invece che in vaste distese prive di ogni indicazione e ogni possibilità di comunicare. Di loro ci aggiungono l’unire i personaggi attuali anche nel passato senza che lo sapessero. Fino all’apoteosi della mamma di uno di loro uccisa da un altro del gruppo perché la stessa madre aveva ucciso per sbaglio sua madre.

World Beyond poteva essere una ventata di freschezza. Un’occasione di ripartire per una serie come The Walking Dead il cui glorioso passato meritava un’opportunità di emendarsi dagli errori presenti. Si rivela, invece, un motivo in più per convincersi che non c’è un beyond per il world di The Walking Dead.

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The Walking Dead: World Beyond - la recensione
1.5

Giudizio complessivo

Uno spinoff che eredita i difetti delle ultime stagioni di The Walking Dead riuscendo ad aggiungerne altri in una sagra dell’assurdo che invoglia a sperare che non ce ne siano più di spinoff ovunque e comunque siano ambientati

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