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The Walking Dead: Recensione dell’episodio 6.14 – Twice as far

L’uomo è un animale abitudinario. Non importa quanto difficili, inusuali, estreme, complesse, pericolose le situazioni in cui si trova a vivere possono essere. Dategli il giusto tempo e finirà per abituarcisi e considerarle una banale normalità se non persino una noiosa monotonia. Controllare che il numero di barattoli sugli scaffali in garage sia sempre lo stesso. Attraversare fucile in spalla un comodo ponticello su un grazioso laghetto. Sedersi sulla veranda a fumare l’ennesima sigaretta quotidiana. Controllare che tutto sia a posto sulla moto ritrovata. Dare il cambio all’ora stabilita scambiandosi un saluto appena accennato con uno sguardo di routine. Allenarsi con la stessa ripetitiva costanza di chi va in palestra per scaricare lo stress e mantenere la linea. Tutto normale.

A parte quel piccolo dettaglio di un walker infilzato per caso all’esterno della palizzata. Ma ormai più che essere un memento mori di un mondo pericoloso, anche quella scena è tanto scontata da confondersi con il paesaggio intorno quasi fosse solo una fauna un po’ atipica e nulla più. Perché quindi non andare oltre? Perché accontentarsi di quella monotonia invece che andare al livello successivo? È questo che si chiede Denise stanca di essere solo colei che, al sicuro dietro le mura di Alexandria, manda gente all’esterno a cercare quel che potrebbe servire. C’è davvero un mondo pericoloso là fuori? Se no, perché chiudersi dentro fingendo di dimenticarne l’esistenza? Se si, perché non assumersi la responsabilità delle proprie scelte? È il sibilante dubbio di non star facendo abbastanza a convincere Denise che è non giusto accontentarsi di poter essere utile, ma piuttosto è il momento di iniziare ad esserlo. La confortante assenza di pericoli seri per un tempo che si presume essere lungo e la mancata vendetta dei temutissimi Saviors sono i solidi pilastri su cui fondare l’oscillante convinzione che troppo a lungo ci si è adagiati nella comoda bambagia di un ruolo dietro la linea del fronte. Ma la realtà è più amara. È quel corpo decomposto eppure ancora ringhiante che rantola nel buio di uno stanzino abbandonato. È quel walker macilento che ti si butta addosso per offrirti l’opportunità di dimostrare a te stesso che sei pronta a fare il prossimo passo. Una mossa che non potrai fare perché hai scordato che la morte in The Walking Dead non ha il volto sconosciuto e le movenze rantolanti a cui si è abituati, ma piuttosto quello bruciato di chi non sa ancora usare bene una balestra dimenticata e ti uccide quasi per caso mentre mirava ad altro.

Nessun livello due per Denise, quindi. Dove avrebbe trovato un sorprendente Eugene che si vanta nel suo modo supponente di esserci già arrivato da tempo. A ben vedere, entrambi sono colpevoli dello stesso peccato. Entrambi sono convinti che sia sufficiente scegliere i giusti alleati o pianificare ogni dettaglio per rendere innocua una realtà che sa essere imprevedibile. Che può presentarsi improvvisa come una freccia fatale o improbabile come un walker con la testa ricoperta di piombo (really?). A poco serve convincersi di essere già arrivati laddove si voleva o stizzirsi per la mancanza di fiducia in te che dimostrano di avere i compagni che hai scelto come testimoni del tuo presunto successo. Bisogna dimostrarlo. Bisogna farlo davvero quel passo. Dovesse anche significare mordere le … (ci siamo capiti) di chi sta minacciando i tuoi amici per creare quel diversivo a sorpresa che capovolge il tavolo di una partita che appare persa per trasformare una cocente sconfitta in una roboante vittoria. Dovesse anche costarti un proiettile di striscio che ti morde la carne, ma diventa una immaginaria chiave per aprire la porta del rispetto che hai infine guadagnato. Perché ora Abraham deve riconoscere che, se è vero che ognuno ha il suo ruolo e quello di Eugene è avere ottime idee (anche se, a rigore, bisognerebbe capire come pensa di generare l’energia necessaria ad avviare una fonderia), non si può pretendere che ognuno accetti di lasciarsi incasellare in compartimenti stagni zittendo il proprio orgoglio. E Eugene può dedicarsi al suo intelligente progetto con la rassicurante certezza di non essere più un peso da trascinarsi appresso.

Passare al livello successivo significa imparare ad uccidere per Denise e Eugene. Significa cedere all’amore per Abraham e Carol. Come solo uno dei primi due riesce a fare quel piccolo eppure gigantesco passo, così anche solo uno del secondo duo riesce ad andare twice as far. Se Eugene può trovare il coraggio dell’azione, allora Abraham non deve avere paura delle parole. L’esempio concreto dell’improbabile eroe del giorno è la spinta necessaria a convincere il rosso marines a presentarsi alla porta di Sacha invitandola a fare insieme quel passo che Rosita non era ancora pronta a compiere con un arrendevole Spencer. Passo che, invece, a sorpresa rifiuta di fare proprio Carol. La storia con Tobin sembrava ormai avviata sui binari tranquilli di una serenità meritata dopo anni di cruente battaglie. Ma ognuno di quegli omicidi necessari, ognuna di quelle morti dispensate con amara convinzione, ognuno di quei nomi dell’elenco visto la settimana scorsa ha scavato un solco profondo nell’animo di Carol che solo l’incessante succedersi di pericoli da evitare ha permesso di dimenticare. Ora che una apparente tranquillità è stata raggiunta, Carol sente il peso di quelle morti e soprattutto riconosce che di altre ancora dovrà rendersi responsabile finchè dovrà difendere le persone a cui tiene. Se amare deve significare uccidere, Carol sceglierà la solitudine di un esilio dove può seguire quella lezione di Morgan che aveva rifiutato non perché fosse falsa, ma perché irrealizzabile nel suo presente.

Twice as far segna una decisa sosta e, senza dubbio, può definirsi un episodio filler visto che i pochi spunti interessanti discussi sopra non giustificano tutta l’attenzione dedicata a personaggi fin qui secondari come Denise e Eugene. Fisiologico che episodi del genere ci siano in una serie? Forse si, ma adesso anche basta, per favore.

Winny Enodrac

In principio, quando ero bambino, volevo fare lo scienziato (pazzo) e oggi quello faccio di mestiere (senza il pazzo, spero); poi ho scoperto che parlare delle tonnellate di film e serie tv che vedevo solo con gli amici significava ossessionarli; e quindi eccomi a scrivere recensioni per ossessionare anche gli altri che non conosco

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7 Commenti

  1. Senza offesa ma prima di criticare guardare bene? Il titolo è scarred, ed è proprio quello che la puntata fa vedere in tutti.
    Facile criticare TWD se lo si guarda con un occhio solo

  2. Chiedo scusa ma il mio streaming mi ha ingannato. Comuqnue rimane il fatto che questa puntata ha detto tanto, purtroppo, sopratutto su chi morirà per mano di Negan, conoscendo la serie.

  3. A me è piaciuto molto quest’episodio, anche se riempitivo e forse troppo prevedibile perché come sappiamo in twd quando dei personaggi marginali iniziano a scoprirsi vuol dire che la fine è vicina…Denise racconta del fratello e bam! Freccia nella capoccia. Comunque devo dire che mi è piaciuto, bella regia, dialoghi decenti e anche interessante la calma piatta di questo episodio comparata al delirio di inizio serie. Comunque boh su questa faccenda di Negan, continuate a insistere sul fatto che non dovrebbe andare come nel fumetto…,ma io non credo…

  4. Per me, sinceramente un filler brutto e inutile, sintetizzabile in bimbominkia che si annoiano e vogliono provare l’ebrezza di andare fuori (seriamente? quanti anni hanno?) e classica scena “forte” da 2 minuti con morte di personaggio secondario.
    Oltretutto il cambio repentino del personaggio di Carol lo trovo completamente out of carachter e non giustificato a dovere…
    The Walking Dead, per me, continua ad essere un passatempo decente, con puntate che si possono guardare e altre noiose oltre ogni dove… l’unica cosa sicura è che è scritto male e abbastanza banale come show, su quello credo ci sia poco da eccepire… anche perché, quella mezza volta che scrivono un dialogo sulla soglia della sufficienza, lo continuano a incentrare sempre e comunque sugli stessi dubbi esistenziali con cui ci ammorbano da sei stagioni… suvvia, ad un certo punto pure Amleto se ne sarebbe fatta una ragione delle cose….

  5. Però Carol secondo me un senso ce l’ha…voglio dire è la prima volta che il gruppo agisce d’anticipo andando a uccidere a gratis altre persone abbiamo visto che questo ha creato problemi in alcuni personaggi tipo Glen e Morgan e anche l’inutile prete però Carol è anche il personaggio che è cambiato maggiormente dall’inizio quindi questo fermarsi, provare a mettere radici l’ha portata a fare dei conti, a pensare a chi è e a cosa sta facendo e questo si traduce nella decisione finale di levare le tende, secondo me.

  6. Siamo alla sesta stagione. Le serie di successo arrivano massimo fino alla settima (quelle con solo trame verticali come i csi o er non contano) poi si chiudono i battenti. Come si fanno a riempire stagioni di 16 episodi senza i filler?Quale telefilm ha avuto in tutte le sue stagioni e in tutti gli episodi dialoghi, trama e sceneggiatura sempre lustre e brillanti? Io pure ho vissuto il salto di qualità tra gli episodi precedenti e questo (non m’è piaciuto come e’ stata gestita l’imboscata e le sue scene d’azione. Non s’è capito niente..chi ha sparato a cosa…perchè c’è stato il fuggi fuggi …tutto un po confuso o montato malamente oppure problemi di budget.Anche a me da fastidio il cambiamento improvviso di Carol…ma questa recensione mi ha aiutato a capirlo e in fondo che ne sappiamo che reazioni provocano tutti i traumi che vivono i sopravvissuti di questo mondo allo sbando e quanto è difficile conservare l’equilibrio quando ci si scanna un giorno si e l’altro pure?Comunque Daryl dopo la moto ha recuperato pure la balestra. Adesso possono pure farlo morire tranquillo con tutto il suo arsenale di accessori

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