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The Walking Dead: Recensione dell’episodio 6.12 – Not Tomorrow Yet

Non è ancora il momento per il mondo nuovo, prima c’è del sangue umano da versare. The Walking Dead è arrivato ad un momento di svolta: Rick e company sono ormai entrati in guerra. Alexandria sembra finalmente essere un posto solido in cui vivere, ma non può ancora essere anche un posto del tutto sicuro, in un mondo allargato dove la minaccia arriva anche e soprattutto da altri esseri umani. O forse il mondo nuovo è proprio questo, uno talmente diverso che l’omicidio premeditato è giustificato in nome della mera sopravvivenza, dove il “vivi e lascia vivere” è tramutato in “uccidi e lascia uccidere”.

A dimostrare che gli esseri umani hanno ancora un briciolo di umanità ci sono Glenn e Heat, i due personaggi nei quali maggiormente si manifesta il senso di rimorso legato alle uccisioni a sangue freddo. Le polaroid raffiguranti teste maciullate (probabilmente dalla mazza di Negan) confermano che quelli che vengono assassinati nei loro letti sono a loro volta nient’altro che brutali assassini. Glenn, comunque, vede le orribili foto quando in cuor suo aveva già risolto il dilemma etico e morale: la sopravvivenza dei propri cari viene prima di tutto, quindi è giusto muoversi prima rispetto a chi un giorno sicuramente verrà alla tua porta per uccidere te e quelli che ami. Di certo però non ama il brivido della caccia, né gode quando affonda il coltello nella carne. Lui non è uno dei Wolves o dei Saviors. Eppure tutto questo non cambia il nome di ciò che ha compiuto: un assassinio.

La riunione che si svolge nella chiesa di Alexandria non è esattamente democratica. Rick ormai è leader incontrastato e riesce ad imporre il suo piano prima ancora che si vada ai voti. Chi riesce a sottrarsi alla sua captatio benevolentiae è Morgan: è lui che ricorda a tutti che prendere una vita ti cambia profondamente, ti trasforma in un assassino che altera quello che sei, che macchia per sempre la tua anima. Lui che per primo aveva fatto intravedere un nuovo mondo, un luogo dove non è necessario per forza estrarre le armi come forma di saluto, dove tutto nasce invece che morire. Ha giocato finora un po’ il ruolo del profeta in un deserto solitario. Il mondo a cui aspira esiste, ma non è alla portata di tutti. Ancora.

Per ora i nemici sono in uno stato di assoluta inciviltà, ma anche chi vive ad Alexandria deve scendere a compromessi terribili per sopravvivere. In un modo o nell’altro, tutti fanno i conti con le azioni intraprese ora e in passato, tutti fanno un passo in più verso l’oscurità. Tutti tranne una, la più insospettabile: la Carol che vediamo in questo episodio sembra quasi aver elaborato e metabolizzato ciò che Morgan le ha detto quando i due si sono duramente opposti, con le loro visioni della vita completamente diverse. A lei sono dedicati i minuti iniziali di questo episodio, nei quali la casalinga tuttofare sembra quasi aver avuto la meglio sulla spietata assassina che conoscevamo. Addirittura bacia Tobin, una vera e propria ammissione dell’esistenza di un possibile futuro felice. Qualcosa in lei è scattato: un istinto materno di protezione, tra le altre cose, che la spinge a restare con Maggie dopo averla quasi sgridata per essere andata sul campo di battaglia nonostante fosse incinta.

La mattanza ha fine, e chi credeva d’aver mosso scacco matto si ritrova sotto scacco. Il luogo si rivela per quello che è, nient’altro che un deposito di armi e cibo. Negan è ancora al sicuro con la maggior parte dei suoi uomini in un posto sicuro, subito pronto a scatenare la sua vendetta proprio su Maggie e Carol.

Un episodio intrigante, brutale come non se ne vedevano da un po’, che in un certo senso invita anche a riflettere sul valore della vita umana in un modo inusuale per la serie. La seconda parte è tutta dedicata all’azione e all’adrenalina, e stavolta il risultato finale mette d’accordo un po’ tutti. È ben diverso se i nemici non sono stupidi e sanno combattere: The Walking Dead sta entrando in un arco narrativo del tutto nuovo, uno che può dare linfa vitale ad una serie che non può più permettersi di mostrare soltanto zombie inanimati o rinchiudersi nella vita quotidiana di una cittadina qualsiasi.

Mario Altrui

Web Content Editor per Telefilm Central dal lontano 2014. Scrivo pareri soggettivi richiesti da nessuno sulle mie serie televisive preferite.

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3 Commenti

  1. Due cose mi hanno sconvolto in questa puntata:
    1- La quantità industriale di tupperware di Carol
    2- Il tatto di Abraham nel chiudere la sua storia
    Puntata di sicuro da rivedere nei dialoghi

  2. Quando ho visto Glenn vedere quelle foto con i volti spiaccicati (pure secondo me potrebbe esser stato Negan) ho tirato un sospiro di sollievo, pensando a come settimana scorsa s’era avuta l’impressione che potesse esser sacrificato Abraham in QUEL momento.

  3. Riguardo Negan: ma in effetti non si diceva anche nelle news che dovrebbe debuttare nel season finale? O ricordo male? Comunque sia, basta che dia da bere all’assetata Lucille…..

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