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The Walking Dead: Recensione dell’episodio 6.10 – The Next World

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The Next World di The Walking Dead si apre settimane dopo l’ultimo massacro con la convinzione che il Next World sia un New World. Musica a tutto volume, quasi a voler iniziare una giornata normale. Ma non una canzone a caso.
Quel More Than a Feeling dei Boston, inserita nelle diverse liste delle migliori canzoni rock della storia della musica, utilizzatissima negli Stati Uniti, anche per le campagne presidenziali. Una canzone che parla di persone andate, ormai sfuocate nella memoria, di una musica che serve per dimenticare i pensieri negativi e ricordarsi di una cosa bella, la figura di una ragazza. Rick Michonne walking deadE di fatto, l’episodio prova a farci vivere una realtà del tutto diversa, un quadretto familiare del “non mi finire l’acqua calda“, “ti ho lasciato le brioche calde nel forno“, “Carl sbrigati che fai tardi a scuola“. Un quadretto che, con toni ben diversi, in realtà si è sempre mostrato e che adesso ci colpisce per quanto perturbante. Ma come la musica, è questione di pochi minuti, salvo poi svanire e tornare alla realtà. Una realtà dove bisogna andare alla ricerca di cibo e dove una bibita riesce a diventare il regalo perfetto con cui sorprendere il partner.
Con Action Packed (una di quelle classiche canzoni nella storia della musica americana che può vantare una cinquantia di cover nel corso della propria storia) cantata da Rick in auto, The Next Wolrd riprova a dirci che il Next World è un New World, dove tutti sembrano più rilassati e dove l’unica preoccupazione non sembra più essere il sopravvivere, ma semplicemente l’immagazzinare scorte, anche il superfluo, il futile, come appunto una bibita alla frutta. Dove è possibile addirittura scattare delle foto , per cristallizzare i ricordi (in un inizio di puntata che a sua volta ben ricorda la chiara lezione di Hitchcock ne La finestra sul cortile).
Non si capisce molto bene la maniera scanzonata dei personaggi di approcciare la giornata, come se nell’episodio precedente non fosse andata in scena una mattanza, o come se Daryl non avesse dovuto far saltare in aria una banda di motociclisti minacciosi che aveva appena confessato di far parte di una banda ben più larga, come se la minaccia dei Wolves fuori dalle mura non fosse ancora ben presente. Un errore di percezione, che fa sbagliare strada e fa sottovalutare a Rick e Daryl l’avversario che si ritroveranno di fronte di lì a poco, un Paul Rovia tosto da sconfiggere, coi controattributi talmente grandi da riuscire in pochi secondi a liberarsi dai nodi di Rick e salire, silenziosamente, sul tetto del furgoncino.

Eppure, nel suo presentarci una realtà più rilassata, The Next World ci aveva avvertito: action packed letteralmente diventa pieno di azione, movimentato, così come diventa movimentato il recupero di cibarie di Rick e Daryl. L’episodio, di fatto, diventa (vorrebbe essere) una dicotomia costante fra quello che la realtà di The Walking Dead è e quello che la realtà di The Walking Dead non sarà mai. Incontrare uno sconosciuto che te le canta di santa ragione, duellare per delle scorte di cibo, ma senza farsi fuori, rimediare qualche bernoccolo fra una battuta e l’altra e per questo fidarsi a tal punto di uno appena incontrato da portarselo a “casa”, senza ringraziare il cielo di portarci anche la pelle, ma facendosi quasi quattro risate, è quello che The Walking Dead non sarà mai. Dove i vaganti sono solo un’inutile interruzione.
Spencer Deanna walking deadQuello che The Walking Dead invece sarà sempre è l’altra parte della puntata, quella noiosa (o quella meno noiosa, a seconda di come l’avete vista). Quella dove si vaga in giro per i boschi alla ricerca delle figure sfocate della canzone iniziale, figure che non sono più come ce le ricordavamo, ma non necessariamente perché sono morte, anche perché The Real World le ha costrette a cambiare, mentre invece ci si ostina a volerle congelare nel tempo e a ricordarcele come erano una volta. Da qui la necessità di Spencer di terminare la madre zombie, da qui l’empatia di Carl verso il figlio di Deanna. Al contrario di Spencer, lui è stato costretto a terminare la madre (anche per non finire ucciso), dopo che appunto la stessa madre lo aveva supplicato di non lasciarla trasformare in un mostro e di ricordarla così com’era una volta. Un’uccisione quindi che è, in realtà, un atto d’amore e per questo è necessario venga portata a compimento da una persona affettivamente compromessa.

Il problema di questo The Next World è che a praticamente nessuno interessa qualcosa dei sentimenti di Spencer, e men che meno della volubilità di Enid, il cui mood torna a virare un’altra volta, convinta com’è adesso che ad Alexandria c’è posto pure per lei (dopo che il suo pretendente è stato trasformato dall’avversario in amore in un ciclope – the real world, appunto).
Secondo problema, il perturbante con cui si è aperto l’episodio rimane tale per tutta la puntata fino a scaturire in una sorta di incredulità: chi non ha letto il fumetto, non sa chi sia realmente Paul (SPOILER) “Jesus” (FINE SPOILER) Rovia, non sa se sia una minaccia o meno, un Wolves o un semplice vagabondo. Certo, i segnali ci sono tutti per dissipare i dubbi: non ha W incise in fronte, almeno non per quel poco che si vede sotto il berretto; è scanzonato (ma lo era anche il tipo fatto saltare in aria da Daryl nell’incipit scorso); non rappresenta mai realmente una minaccia per la vita di Rick e Daryl, anzi salva pure la vita a quest’ultimo. Solo che sono tutti elementi sui quali rifletti in un secondo momento. Mentre guardi il decimo episodio di The Walking Dead, la prima cosa che ti viene in mente è “ma che cacchio te lo porti a casa a fare?” e quando sveglia Rick nel cuore della notte non puoi che esclamare un “e mò son cazzi tua!“.

Paul Rovia walking deadDiciamo che in maniera meno forzata, meno sbrigativa, più ragionata e con più dilatazione fra una slapstick e l’altra (in poche parole, togliendo il plot di Spencer e Carl e concentrandosi solo su Rick, Paul e Daryl), forse si sarebbe potuto portare in saccoccia una puntata mento urtante (non necessariamente in chiave negativa). O magari, si voleva semplicemente urtare il pubblico. Da un punto di vista tecnico-stilistico, in sostanza, l’episodio mette in scena cose buone, anche egregie, dal punto di vista narrativo, invece, molto appare superfluo, un po’ fine a sé stesso. Fatto sta che, così come è iniziato, l’episodio finisce. L’uomo torna a casa (a mani vuote) e, dopo aver messo a letto la prole, si prende un attimo di relax in compagnia di una donna sul divano. La sua donna (si, va beh, poi c’era quell’altra bionda lì, morta solo da alcune settimane, che ci aveva colpito col suo sorriso, la sua gentilezza, ma alla fine dei conti aveva dei figli veramente rompiscatole e poi era sostanzialmente una f..adilegno). E il rilassamento diventa intenso. Ora bisognerà vedere come questo epilogo verrà rappresentato nel real world.

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6.10 - The Next World
  • Urtante
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