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Recensioni

The Walking Dead: recensione dell’episodio 5.05 – Self Help

Da quando gli autori di The Walking Dead hanno a disposizione 16 episodi per raccontare un arco narrativo all’interno di una stagione, capita di incappare in episodi non del tutto riusciti o addirittura per niente convincenti. È successo la scorso anno con un paio di episodi incentrati sul Governatore, accade anche in questa stagione con il primo vero filler, Self HelpTWDSelfHelp-2

Dicesi Self Help quel procedimento grazie al quale una persona riesce ad uscire da una situazione difficile o realizzare un desiderio attraverso l’esclusivo utilizzo delle proprie forze di volontà. È il caso di Eugene, lo scienziato protetto dal gruppo perché sicuro di avere in mano la soluzione per salvare il mondo dall’epidemia che trasforma le persone in zombie. O almeno questo era quello che faceva credere fin quando si è rivelato essere un bugiardo. Incapace di sopravvivere con le proprie capacità in un mondo che non ha tempo per i deboli, Eugene si era inventato di sana pianta quella bugia affinché il gruppo lo proteggesse in quanto non capace a farlo da solo.

Se il gruppo, al momento della rivelazione della menzogna (o mezza menzogna: “Sì, sono uno scienziato ma anche un po’ meno”), rimane sorpreso, meno lo saranno stati i tanti fan della serie – me compreso – che più di una volta hanno avuto la sensazione che Eugene non fosse altro che un abile mentitore. E in fondo, in una situazione in cui lo scopo principale è quello di sopravvivere, che cosa ha fatto di male? Dobbiamo chiederci, allora, se esiste ancora l’etica morale in un mondo andato allo scatafascio. Se io voglio salvarmi la pelle non sapendo come fare, devo trovare una via fuga sfruttando la mia intelligenza sopra la media. È questo il discorso che si sarà fatto Eugene, quando inseguito da un gruppo di zombie viene salvato da Abraham.

È proprio sulla figura di Abraham, messa contrapposizione con quella di Eugene, che è incentrato gran parte dell’episodio, che addirittura si prende la briga di inserire al suo interno dei flashback, cosa quanto mai rara per una serie come The Walking Dead. Desta perplessità lo scoprire una parte del passato di Abraham, un personaggio entrato in scena nella scorsa stagione e mai riuscito ad imporsi come uno strong character. Uno spaccone, testardo, determinato, ma anche ingenuo, ai limiti dell’inettitudine il cui passato lo ha messo a dura prova e che cerca un motivo per giustificare il suo essere al mondo, in quel Mondo infestato di morte, paura e disperazione. Che questa ragione, poi, la trovi nell’accompagnare Eugene a Washington D.C. per la fantomatica cura è una motivazione che mi è sembrato un tantino forzata per giustificare la loro unione.

TWDSelfHelp-1Al di là di rivelazioni telefonate e approfondimenti introspettivi di un personaggio debole della serie, è stato proprio l’episodio in sé ad essere il più delle volte noioso e a girare a vuoto in diversi punti. Mi chiedo anche cosa gli autori vogliono fare con Abraham e a cosa sia servito incentrare l’episodio su di lui: impiegarlo maggiormente da qui in avanti o continuare a lasciarlo in disparte già dal prossimo episodio, magari uccidendolo entro fine stagione?

Con Self Help e dopo il non esaltante Slabtown, The Walking Dead subisce la prima vera battuta d’arresto di questa stagione. Ma sappiamo bene che già dal prossimo episodio la serie potrà tornare su altri livelli. Rick e company si trovano ancora all’interno della chiesa e siamo desiderosi più che mai di sapere come si sono svolti gli eventi che riguardano Daryl e Carol. Di carne al fuoco ce n’è tanta e gli autori della serie, quando vogliono, la sanno cucinare molto bene.

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