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The Walking Dead: Recensione dell’episodio 4.16 – A

Benvenuti alla recensione del penultimo episodio della quarta stagione. Avrei voluto che fosse vero. La più grande pecca di questo finale è di avere rappresentato perfettamente tutta (o quasi) la seconda parte della quarta stagione: è preparatorio. Abbiamo assistito ad otto episodi (sette, via) preparatori, della prossima stagione, per finire con una conclusione che non solo non conclude nemmeno questa parentesi, ma che non va oltre a delle scelte e a delle situazioni per altro telefonate.

thewalking dead 416gIntendiamoci, non siamo di primo pelo e non siamo nuovi ai cliffhanger, sappiamo cosa sono e non faremo esposti al Codacons per aver lasciato la stagione in sospeso (cose che accadono in Italia, sfortunatamente), però i buoni cliffhanger sono altri, le buone costruzioni di un intero stralcio di stagione sono altre. La buona struttura prevede sviluppi di situazioni diverse che sono interconnesse e che poi la narrazione fa convergere ad un punto di svolta che causa il gran botto finale. Qui è stato tutto ricreato in modo didascalico e quasi fisico: le storie parallele erano proprio strade o binari e la svolta finale diventa un punto fisico, Terminus. Non leggo il fumetto, non ho seguito nessuno spoiler, non ho poteri mistici, ma né io né, immagino, alcun’altro ci aspettavamo che Terminus fosse un buon rifugio, un posto sicuro, un oasi accogliente. Le persone che ci vivono son peggio del governatore (almeno quello non se la mangiava la gente, come pare proprio facciano i nostri amici della Stazione Termini): se questa doveva essere la botta finale, non solo è stata una conclusione anticlimatica, ma decisamente è stata sciatta, più da sbadigli che da brividi.

La stagione si chiude con un Rick che in stile Monnezza declama un (parafrasando) “eh mo’ so cazzi loro, nun sanno co chi se so messi”.

thewalking dead 416ePerché, a mio avviso, è sbagliato? Perché lo spettatore si aspetta tutto, perché sappiamo che manca ancora gente ma che poi arriveranno, perché i proiettili che gli sparano a pochi passi, non certo per ferirli, ma per indirizzarli al vagone, non fanno paura né a loro né a noi. Perché sappiamo che Rick non può morire, perché sappiamo che questi a Terminus sono cattivi ma prima o poi verranno fatti fuori, con qualche morto tra gli inutili e magari un bel sacrificio degli importanti, ma per tutto questo dovremo aspettare parecchi mesi, dopo averne “persi” alcuni nel viaggio preparatorio.

Ma non è tutto da buttare (finale a parte), né nella stagione, né nell’episodio. L'”on the road” nel genere post apocalittico ha sempre un suo grande fascino, perché mescola diversi elementi tra cui possono spiccare il pericolo sempre in agguato, la visione della devastazione e gli effetti della mancanza di vita umana e l’approfondimento dei personaggi perché la solitudine e il pericolo permettono alle forze primordiali di uscire allo scoperto, facendo intravedere delle persone che nella realtà della pacifica quiete non esistono.

thewalking dead 416hInfatti è voluto il continuo parallelo tra i flashback del tempo della prigione nel quale Rick sceglieva di “posare la spada e imbracciare la zappa” per far vedere un modo di vivere migliore a suo figlio e quello che lo stesso Rick è forzato a fare per difendere la sua vita e ancor di più quella dell’unico componente della sua famiglia che lui crede gli sia rimasto. La scena dell’uccisione del gruppo di predoni è brutale e emotivamente intensa e lascia lo spettatore contrastato. Difendere i propri affetti in un mondo in cui la minaccia è costante spinge a fare le cose più impensabili, farlo con ferocia inaudita sconvolge, molto più della giugulare strappata a morsi è la scena fuori schermo dell’infierire con continue coltellate su un nemico che ormai non poteva più lottare. Qual è la verità? Qual è il giudizio morale in tutto questo? Credo che alla fine la verità sia principalmente una e la rende chiara la parte di trama dedicata ad Hershel: quando l’oscurità e il male assoluto ti circondano e sono i tuoi compagni di viaggio, è tremendamente facile diventarne parte integrante, con le migliori o peggiori intenzioni.

E pezzi di buio li abbiamo visti in questa mezza stagione, come nel bellissimo episodio dedicato a Carol e Tyresee e in parte in quello incentrato su Daryl e Beth, ma in altri capitoli la narrazione è stata troppo insicura e ripetitiva; le potenzialità del viaggio sono state sfruttate solo parzialmente e la sensazione generale è rispecchiata da questo finale: un compito svolto per la sufficienza, con momenti intensi, ma pochi, e lunghe ripetizioni di un lavoro senza infamia e senza lode.

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