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The Walking Dead: Recensione dell’episodio 4.03 – Isolation

La forza più grande di The Walking Dead è sempre stata quella di sviluppare le vicende su diversi piani narrativi e quindi con livelli di lettura diversi, attirando a se per questo motivo un pubblico molto variegato e con aspettative e gusti diversi. Questo terzo episodio, Isolation, incarna a pieno questa duplicità di piani narrativi. Mentre gli abitanti della prigione vengono infettati a una velocità preoccupante e tra questi, con nostro dispiacere, c’è anche Gleen, le persone fisicamente più deboli, bambini e anziani, vengono messi in quarantena. La prigione, intesa come comunità umana, si regge su pochi individui sani. Daryl organizza una spedizione per la ricerca di antibiotici e Rick lascia il ruolo di contadino per riprendere il suo The Walking Dead-403originale, quello di poliziotto. L’omicidio di Karen e David, infatti, ha sconvolto Tyreese, oltre che a livello personale, visto il legame con Karen, anche e soprattutto a livello morale.

L’omicidio in questo contesto è permesso? E’ questa la domanda che aleggia in tutto l’episodio e che anche lo spettatore si pone durante la visione, perché se è facile rispondere secondo la nostra scala di valori, in quel contesto, l’abbiamo visto bene anche in passato, la morale umana si è ridefinita. L’episodio ci offre la possibilità di fare anche il punto sui personaggi, capire cosa sono diventati dopo le esperienze passate. Rick non è più il leader senza macchia della prima stagione, qualcosa si è irrimediabilmente spezzato in lui e nella sua violenza senza freni contro Tyreese questa fragilità maturata è evidente. Ma il cambiamento più lampante l’ha avuto in modo silenzioso Carol. La donna fragile vittima del marito violento, vedova-madre di Sophia è diventata una The Walking Dead-403-4donna attiva, membro del consiglio – abbozzo democratico ( ?) della vita comunitaria nella prigione – ma soprattutto è diventata un’assassina che senza troppi scrupoli ha ucciso e bruciato sia Karen sia David con il chiaro intento di difendere il resto della comunità. La sua colpevolezza è palese quando Tyreese le chiede di occuparsi di Sasha ponendo l’accento sull’aspetto caritatevole della personalità di Carol e viene confermato da Rick, che con la sua breve indagine arriva quasi subito alla conclusione del poco misterioso omicidio.

Carol non si reputa colpevole di un omicidio come lo sarebbe stata in una società civile e Rick non la considera tale. La nuova condizione di vita ha fatto tabula rasa di tutte le convenzioni sociali precedenti, attuando, di fatto, una regressione che li porta a vivere in uno stato di natura hobbesiano in cui l’unica legge che conta è quella del più forte. Carol uccide Karen e David perché è più forte di loro, decide la loro fine e non pare, se non nel pianto liberatorio nel cortile, rammaricarsene troppo. C’è poi Hershel che decide di mettere a rischio la propria incolumità per portare conforto ai malati. Messo da parte nella spedizione The Walking Dead-403-5guidata da Daryl per la ricerca dei medicinali, Hershel spiega alla figlia e a Rick e a noi spettatori quali sono le cose importanti in quel mondo martoriato dall’epidemia. Il discorso-monologo del vecchio fattore è toccante perché reale e si ricongiunge in qualche modo al discorso trasversale dell’episodio e della serie: la morale umana e il ruolo che tutti hanno nella nuova condizione di superstiti.

Come detto all’inizio questo episodio accontenta anche gli spettatori più sanguinari che guardano The Walking Dead per le scene d’azione e valutano la riuscita dell’episodio in base al The Walking Dead-403-2numero di Walkers presenti. Nell’episodio in questione non mancano. Lì vediamo aggredire Carol, fuori dalla recinzione per sistemare il tubo dell’acqua, nel bosco quando Carl accompagna Hershel a cercare le bacche di sambuco, la tachipirina naturale, e infine li vediamo in un numero considerevole assaltare la macchina di Daryl e company. I nostri perdono il loro mezzo di trasporto e continuano la loro ricerca a piedi. L’episodio è ben riuscito, equilibrato e intenso, l’isolamento dei malati mi ha ricordato Cecità di Saramago, dove il governo sceglie di isolare i malati per non vederli e non essere contagiati  fisicamente e anche moralmente da loro, qui l’isolamento è più pratico ma l’atmosfera che aleggia nelle scene del cortile deserto e nel campo in cui si seppelliscono i nuovi cadaveri è di solitudine e angoscia per l’impotenza che anche questa nuova sfida pone i nostri superstiti.

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