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The Walking Dead: Recensione dell’episodio 3.16 – Welcome to the Tombs

Se The Walking Dead voleva stupirci con questo finale ci è riuscito. Ma non nel senso del classico botto, ma andando a costruire un finale di stagione assolutamente anticlimatico in cui il tanto atteso scontro tra Rick e il Governor, lungi dall’essere il centro dell’episodio, rimane solo un veloce momento in un finale che ci vuole dire tutt’altro. Forse per molti che si aspettavano l’azione questo sarà sicuramente una delusione, ma quello che ci è stato raccontato qui è il chiudersi di due parabole narrative, quelle dei due protagonisti e antagonisti nelle due direzioni opposte.

Walking Dead 316cIl Governor ha iniziato l’accelerazione della sua discesa nella follia, dal finale di midseason con l’uccisione da parte di Michonne della sua figlia ormai zombie e ha proceduto a tappe forzate, anche se ogni tanto camuffate, di episodio in episodio, fino ad arrivare all’esplosione della sua pazzia nella mancata vendetta e nella conseguente strage dei suoi stessi uomini in fuga. In una tesissima scena iniziale assistiamo ad un importante scambio di battute tra Philip e Milton in cui lo scienziato gli chiede cosa penserebbe oggi sua figlia di lui e il Governatore gli risponde “sarebbe spaventata, ma viva”. In questa logica si sviscera quella che è la strada che lui ha deciso di prendere: la paura e la violenza per preservarsi, “you kill or you die, or you die and you kill”, non ci sono vie intermedie, non ci sono sfumature di grigio, la violenza è l’unica risorsa, come parzialmente anche Shane aveva deciso nella seconda stagione, ma qui siamo di fronte ad uno Shane evoluto, nel quale la violenza ha moltiplicato se stessa e ha portato l’uomo, in un momento dove non aveva più suoi cari da difendere, a precipitare nella spirale della distruzione e finire per massacrare quelle stesse persone che pensavano di essere protette da lui. Walking Dead 316aLa scena del massacro è l’apice orrifico della discesa agli inferi del Governatore. Una scena cruda e macabra. Philip se ne va, ma credo sentiremo ancora parlare di lui.

Dall’altro lato Rick, invece, completa la sua traiettoria di ritorno dal profondo buco in cui si era infilato; discesa che era iniziata con la morte di Shane e la “fine della democrazia” e che si era acuita con la morte di Lori, fino a portarlo a considerare anche lui la violenza come unica arma e unica via per sopravvivere, ma il momento drammatico in cui si accorge che anche suo figlio si è tramutato in un sopravvissuto che conosce un solo linguaggio, quello della morte, e che freddamente e cinicamente Walking Dead 316dlo apostrofa dicendogli “ho fatto quello che andava fatto, così nessuno morirà più”, è un momento di rottura e di ritorno accompagnato dalla scoperta di cosa comporta la china che stava scendendo, ossia arrivare all’abisso della strage del Governor. Da li è un ritorno, che si concretizza molto di più che nelle parole dello scorso episodio “It’s a democracy again” nella sparizione del fantasma della sua defunta moglie e nel ritorno della sua coscienza in un simbolismo anche un po’ forzato ma funzionale.

L’altra parabola che si chiude è quella di Andrea. Il suo personaggio non è mai stato apprezzato e apprezzabile e nel momento della sua morte, cerca di dare dignità alle sue azioni, jpegcontinuando a ripetere che non voleva morisse nessuno, ma purtroppo, a mio giudizio, il suo personaggio è stato troppo spesso caratterizzato da dabbenaggine e incapacità di comprendere ciò che le stava accanto, contribuendo forse a definire la sintesi che se la violenza come unica arma del Governor può solo generare altro male, forse anche la dabbenaggine e la cieca fiducia nel prossimo non sono un male così inferiore.

Sostanzialmente, quindi, un finale diverso e insolito, probabilmente non da tutti apprezzato, per la mancanza di azione, anche se la componente psicologica e disturbante sono rese egregiamente. Nota a margine: ormai, gli zombies, in quest’ultima parte di stagione sono solo una macchia sullo sfondo e questa cosa andrebbe corretta nella prossima annata.

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