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The Walking Dead: Recensione dell’episodio 3.08 – Made to Suffer

The Walking Dead ci aveva abituati a finali autoconclusivi finora, la distruzione del CDC di Atlanta, la morte di Sophia, la fuga dalla fattoria; non aveva ancora sperimentato il cliffhanger e decide di farlo nel fall season finale di questa terza serie e non con una scena da poco, ma con una di quelle che ti inchiodano al divano con la mente che vaga tra il mandarli a quel Paese e chiedersi come arriveremo fino a Febbraio. Ma andiamo con ordine.

Il cold open di questo episodio serve ad introdurci un nuovo personaggio e qualche comprimario: Tyreese e i suoi compagni di sopravvivenza, che alla disperata ricerca di un posto sicuro raggiungono la prigione, dove troveranno quelli rimasti in retroguardia dei reduci di Atlanta. Innanzitutto è una scelta inusuale quella di usare l’incipit di un episodio per introdurre questo tipo di novità, soprattutto di un finale di metà stagione, soprattutto in questo finale, in cui bramavamo di riprendere la narrazione dove l’avevamo lasciata, fuori dalle mura di Woodbury, ma devo dire che la realizzazione della scena è decisamente riuscita. L’apertura con una soggettiva su un errante che corre “velocemente” verso il suo pasto è una scena di chiaro impatto, la lotta, la fuga, la madre subito azzannata, imprimono un ritmo forsennato ai primi minuti della narrazione. Con questo incipit viene inoltre ribadita quella che è stata l’impostazione di Mazzara per questa prima parte di terza stagione: tensione, ritmo, gore.

Passato questo momento iniziale, torniamo effettivamente a dove eravamo rimasti: Rick, Daryl, Michonne e T-Dog 2 (che infatti perderemo nel corso dell’episodio) che cercano una via per penetrare Woodbury, Andrea sempre più fessa che si farebbe vendere anche una polizza auto dal Governatore e Glenn e Maggie  imprigionati. Questi ultimi due sono assolutamente una coppia splendida, riescono ad essere pucciosi anche mentre Glenn strappa un braccio ad uno zombie morto per ricavare delle armi dalle sue ossa rotte, mentre il resto della fase preparatoria allo scontro fa dei passi avanti con qualche inciampo a mio giudizio: la città del Governatore ha sentinelle sulle mura che la sorvegliano ogni 5 metri, ma i nostri eroi, guidati da Michonne che ha passato 5 giorni a Woodbury, riescono ad entrare senza che nessuno se ne accorga, passando dal retro di una casa. La massima sicurezza del posto mi sembra abbastanza improbabile. Il Governatore, passando da una scena di un creepy incredibile con sua figlia zombetta al raccontare ad Andrea la qualunque che tanto va bene, arriva a decide di far fuori i due piccioncini, ma proprio in quel momento si scatena l’inferno. Scoppia la battaglia, ma anche in questo caso, il trucco dei fumogeni per creare quel deus ex machina che faccia si che le parti combattano senza che Andrea si accorga che quelli sono i suoi vecchi amici e senza che pure Daryl si accorga che li c’è suo fratello Merle, sembra abbastanza posticcio. Certo, ha senso che avendoli, li usino, ma sembra tutto un po’ troppo al fine di giustificare la sequenza narrativa.

Quella che è veramente la parte più cool in assoluto, è Michonne che come la miglior Beatrix Kiddo, si siede in casa del Governatore e lo aspetta, con la sua katana in mano, per la delizia nostra e di Quentin Tarantino. Stilisticamente inoltre queste sono le scene migliori e la stessa Danai Gurira rivela un talento inaspettato, con una mimica facciale che fa recitazione pura, senza bisogno di parole ci fa attraversare i momenti di orrore quando entra nella stanza segreta e trova gli acquari, di compassione quando trova quella che per lei è una bambina prigioniera, di sconvolgimento e disgusto quando capisce quello che è veramente ascoltando il delirio del Governatore. E la katana che spunta dalla bocca della bambina zombie è allo stesso tempo un gesto di clemenza e il voler ferire nel profondo il suo nemico. La lotta che ne segue viene alla fine interrotta, in modo un po’ telefonato, da Andrea, che nonostante tutto quello che vede, teste, bambine morte, continua (e qui è decisamente meno telefonato) a sostenere il Governor nella sua follia. Quindi è innamorata del Governatore? In cosi poco tempo, mi pare tirata. O forse è innamorata dell’idea di Woodbury? Anche qui la soluzione è debole. O è forse solo scema?

Nel frattempo, nella prigione, il gruppo di Tyreese, viene aiutato da un Carl, ormai in versione macchina omicida e si “stabilisce” in una cella accanto ai sopravvissuti di Atlanta. Interessante il lavoro fatto sul personaggio di Carl, durante tutta la stagione, trasformandolo da insopportabile ragazzino a “uomo di casa”, anche se la granparte della trasformazione avviene off screen, nei nove mesi non raccontati. Il primo approccio di Tyreese, inoltre, con la serie e con gli altri sopravvissuti è quello di persona forte, intelligente e d’onore. Sembra proprio un buon acquisto, mentre la figura del Detenuto numero 2 (quello coi baffi, non mi sforzo nemmeno di imparare il nome), che ci prova con qualsiasi cosa si muova, si candida per essere uno dei primi morti della seconda parte di quest’annata.

A Woodbury, il Governatore, ancora vivo e incazzato, passa al livello successivo e nell’arena, con un discorso alla Antonio che seppellisce Cesare, fa montare la folla e usa Merle come capro espiatorio, affiancandogli, coupe de teatre, suo fratello Daryl, fatto prigioniero. La gente li vuole morti e con questa invocazione, e la prima faccia perplessa di Andrea, lo show ci rimanda a Febbraio per la nostra disperazione.

Un finale con tantissima carne al fuoco, che accenna solo lo scontro tra le due “civiltà” ma in parte lo rimanda alla seconda parte di stagione, e che si prende anche la briga di introdurre nuovi fattori e dissemina diversi colpi di scena più o meno riusciti. Un finale degno di una prima parte di stagione, che come ripetuto più volte nelle scorse settimane, si discosta incredibilmente dalla seconda stagione e dall’epoca della fattoria, rendendo The Walking Dead il vero prodotto fresco e di intrattenimento puro, senza tralasciare l’ottima confezione e cura sia dei dettagli tecnici che di caratterizzazione dei personaggi (quasi sempre). Complimenti per il lavoro svolto finora e teletrasportiamoci a Febbraio.

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