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The Walking Dead – 3.01 Seed

Seed come radici. E’ difficile metterle in un mondo in cui la maggioranza della popolazione si è trasformata in zombie. Seed come semi. Da piantare, coltivare e far crescere perché le scorte di cibo stanno finendo una volta per tutte.

E’ passato un intero inverno e il gruppo dei sopravvissuti all’epidemia di zombie è in cerca di una sistemazione stabile dopo che la fattoria di Hershel è stata incendiata per sfuggire ad un attacco dei walkers. Ma è difficile trovarne una sicura. Le case abbandonate nascondono sempre qualche insidia e il rischio di addormentarsi e vedersi spuntare uno zombie fuori dal letto è molto alto. Mai disperarsi in questi casi, se no è finita. Rimboccarsi le (sporche) maniche e continuare la ricerca. Ed è così che Rick e Daryl si imbattono in una prigione abbandonata, già intravista sul finale della seconda stagione. Rick pensa che questa sia la sistemazione più sicura e ‘confortevole’ e decide così di portarci tutto il gruppo. D’altronde “questa non è una democrazia“: o si seguono le decisioni del leader o ognuno va per conto suo. 

Uccisi tanti, tantissimi zombie (prigionieri e guardie) il gruppo fa il suo ingresso nella prigione. Dopo una prima notte di meritato relax passata nell’ampio cortile tra una canzone e l’altra, Rick decide di perlustrare l’interno della prigione trovandosi con un aiutante in più: suo figlio. La situazione  drammatica che vive lo ha visto crescere più velocemente del normale e quel volere imitare suo padre in ogni gesto e pensiero (significativo più del normale il passaggio del cappello da cowboy che ora è sulla sua testa e non più su quella del padre) lo ha reso molto forte tanto che a freddare un zombie a distanza ravvicinata è un gioco da ragazzi per un bambino come lui.

Sembra non riguardarlo più di tanto, invece, la tensione che permane tra i suoi genitori. Lori ha finalmente capito che Rick ha ucciso Shane per proteggere lei e tutto il resto del gruppo ma la scenata isterica, per certi versi giustificabile, che gli rivolse una volta saputo il fatto è dura da digerire per Rick, che ormai dopo due stagioni abbiamo imparato a conoscere per la sua testardaggine e il carattere orgoglioso.

In tutto questo non viene dimenticata la sorte di Andrea, che avevamo lasciato nelle poco rassicuranti mani di Michonne, misteriosa donna di colore che tiene a guinzaglio due zombie senza braccia e che si aggira per le città abbandonate con una katana a tracolla mozzando teste ai malcapitati zombie. Ma Michonne si dimostra, almeno per ora, una buona e le medicine che prende in farmacia servono proprio per Andrea, visibilmente malata e indebolita. Che sia stata contagiata? Per ora questa rimane la parte più misteriosa.

Gli autori di The Walking Dead avevano promesso per la terza stagione più zombie e di conseguenza più splatter, sangue e spappolamenti vari. La première non fa che confermare questa tendenza e questo non può farmi che piacere. Io ero uno di quelli che non aveva digerito del tutto la prima parte della seconda stagione, che ho considerato non tanto lenta quanto statica, ferma su sé stessa, con pochi avvenimenti che si succedevano, salvo poi riscattarsi (in parte) nella seconda metà di stagione. 

Primo episodio promosso con buoni, ottimi voti con la speranza che la prigione non diventi la nuova fattoria di Hershel che, azzannato da uno zombie sul finire dell’episodio, si troverà per tutta la stagione con metà gamba in meno. Il leader ha deciso che la soluzione migliore era amputargli la parte ferita. Gesto che sta ancor più a sottolineare che quella non è una democrazia. E forse mai lo sarà.

Daniele Marseglia

Il cinema e le serie tv occupano gran parte della mia giornata. Nel tempo libero, vivo.

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