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The Walk – recensione, Roma FF10

Philippe Petite (Joseph Gordon-Levitt) in TriStar Pictures' THE WALK.

Se il protagonista di cognome fa Petit, non si può dire altrettanto della sua impresa immensa, folle, illegale: l’amore per l’arte del funambolismo e il progetto più audace che uomo potesse compiere a quell’epoca sono i temi di The Walkil nuovo film di Robert Zemeckis (regista di Forrest Gump, Ritorno al futuro, Chi ha incastrato Roger Rabbit e altri… non proprio l’ultimo scemo del villaggio!). Questa volta lo possiamo dire anche noi, si tratta di un’incredibile storia vera, la storia di un sognatore accanito, spericolato quanto positivo. Forse si tratta di follia, ma è una mera questione di punti divista: una spostatezza molto più “nobile ed elegante” di quanto si possa inizialmente pensare.

Il protagonista realmente esistito, esistente nonché estroso e simpaticissimo ospite della mostra, viene interpretato da un talentuoso Joseph Gordon-Levitt, che veste in modo assolutamente impeccabile i panni di Philippe Petit, volteggiando in un non ovvio accento ibrido, di un francese che vuole a tutti i costi parlare in inglese. Giocoliere da strada un po’ bohémien, fin da piccolo egli porta nel cuore un’ammirazione sconfinata per il funambolismo, conosciuto al circo. Si cimenta precocemente in tale passione, tanto da voler imparare sempre di più, tentando imprese sempre più rischiose e soddisfacenti. I pali della luce e gli alberi purtroppo cominciano a non essere più abbastanza, le altezze devono aumentare, la destrezza deve essere consolidata, l’equilibrio mentale e fisico rinforzato. Quand’ecco un progetto, un sogno gli balena nella mente: siamo tra il 1973 e il 1974, anno in cui le imponenti e splendide Twin Towers stavano per essere ultimate. Impossibile, e perciò da portare a termine!

Il film ripercorre i momenti che lo portarono al mirabile coronamento di tutto quell’impegno, a quello spettacolo magico, sublime nella sua raffinatezza e grazia. Sapere che proprio quello spirito libero sarebbe venuto alla conferenza stampa rassicura ancor più il pubblico, che durante la visione rimane inesorabilmente  sospeso nel vuoto con lui, scalpitante nella suspense, a maggior ragione chi soffre di vertigini! C’è stato in effetti qualcuno che non ha avuto coraggio di guardare certe scene perché troppo realistiche e impressionanti… da non credere! Energico e determinato Petit organizza una troupe di complici per poter compiere la camminata sul tetto del mondo. Sì, li chiama “complici”, vista l’illegalità del gesto.

Nella sua vita Petit si cimentò anche in altri progetti che coinvolsero più edifici pubblici… ed altrettanti, se non più, dice di averne in mente (ancora adesso a sessant’anni suonati!!!). Vedere The Walk, film tratto peraltro dall’omonimo libro, è sicuramente una bella esperienza, passata attraverso l’inevitabile filtro hollywoodiano, ma in tal caso sopportabile (come lo stesso Petit precisa) e non per questo meno interessante. Le riprese esasperate dal 3D, questa volta piuttosto funzionale nel coinvolgere il pubblico direttamente in scena e nell’impresa, per mia fortuna hanno avuto modo di essere arricchite dalla possibilità di ascoltare direttamente il racconto dell’esperienza diretta.

Philippe Petit in persona ammette che quello che stava facendo allora sospeso tra le due torri era (ed è sempre) un’espressione artistica, teatrale durante il quale si rese conto che stava unendo non solo due torri, ma anche le persone che stavano a guardarlo sbalorditi. Unione del pubblico e delle cose, nobiltà, eleganza, ma anche solitudine e purezza: il funambolo, tiene a puntualizzarlo, nel suo procedere lungo il cavo in tensione non solo avverte il richiamo di esso, ma con la sua impeccabile postura “porta la sua stessa vita”, concedendo così uno spettacolo meraviglioso per chi lo guarda, cui viene regalata un riconoscente “salut”. Philippe stesso d’altra parte sembrava fare lo stesso durante l’incontro, mostrando tutto il suo entusiasmo agli spettatori incantati, persino da qualche semplice mossa esemplificativa. E’ stata una testimonianza di un eroe insolito, intensa e partecipe, che ha ripercorso le sue emozioni e i suoi pensieri riguardo a quell’episodio, durante il quale dice di aver avuto la sensazione di “essere seduto su un trono”, e sulla sua passione in generale.

Il film con la conferma offerta dall’incontro con Petit risulta essere fedele, sia negli episodi, sia nei sentimenti che guidano il protagonista verso il suo più grande sogno. L’insieme è decisamente interessante, nonostante le aggiunte holliwoodiane qua e là, più o meno condivise da Philippe: di certo il finale non va annoverato tra queste, dal momento che altrimenti non vi sarebbe stato nessuno a poterla raccontare con così tanta partecipazione e profondità ad una platea sempre più ammirata.

La combinazione è buona, l’interpretazione di Gordon-Levitt, seguito da Petit stesso prima delle riprese, è lodevole, essendosi egli perfettamente calato nella parte con un impeccabile equilibrio tra estro e sangue freddo, audacia e calma. Il suo allenamento sui cavi, il suo lavoro sull’equilibrio si è tradotto in un’interpretazione davvero apprezzabile di un eroe che non si è accontentato di una sola traversata, perché “non abbastanza soddisfacente”: il suo spettacolo infatti durò la bellezza di 45 minuti per un totale di 8 “passeggiate” sospese nel vuoto, sotto gli increduli occhi newyorkesi prima e i nostri ora.

The Walk
  • ...vertiginoso e interessante!
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