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The Vast of Night: la fantascienza del tempo che fu – La recensione del film di Amazon Studios in anteprima alla Festa del Cinema di Roma

The Vast of Night: la recensione
Amazon Studios

Titolo: The Vast of Night
Genere: fantascienza
Anno: 2019
Durata: 1h 30m
Regia: Andrew Patterson
Sceneggiatura: James Montague, Craig W. Sanger
Cast principale: Sierra McCormick, Jake Horowitz

C’era una volta Ai confini della realtà. Andata in onda per la prima volta nel 1959 e riproposta poi in tre periodi diversi (con l’ultimo reboot andato in onda proprio quest’anno), la serie era composta da episodi autoconclusivi accomunati solo dall’idea di persone comuni alle prese con eventi impossibili spesso legati ai temi classici della fantascienza.

C’era una volta Ai confini della realtà. C’è oggi The Vast of Night.

The Vast of Night: la recensione
The Vast of Night: la recensione – Credits: Amazon Studios

Un omaggio alla fantascienza che fu

Acquistato da Amazon Studios, The Vast of Night dichiara la sua volontà esplicita di rendere omaggio a quel tipo di fantascienza fin dalla sua prima inquadratura. Un televisore anni cinquanta su cui scorrono le immagini in bianco e nero a grana grossa della sigla di un immaginario programma dall’evocativo nome Paradox Theater accompagnate da una voce fuori campo che introduce la storia. Proprio come avveniva con Ai confini della realtà dove era il suo ideatore Rod Serling a fare da anfitrione ad ogni episodio settimanale.

La qualità della pellicola si raffina in quella moderna e il bianco e nero si colora di tonalità comunque sfumate per far iniziare il film di Andrew Patterson. Ma gli omaggi a quel tipo di fantascienza non si interrompono diventando anzi uno dei leit motiv di questa strana opera dei giorni nostri che guarda indietro con evidente affetto ai primordi di quello che oggi chiamiamo sci – fi.

Li si colgono, ovviamente, nella trama che vede il deejay di una radio locale e una giovanissima centralinista scoprire per caso una interferenza misteriosa in una notte in cui la piccola cittadina di Cayuga nel New Mexico è occupata a seguire la partita di basket del liceo locale. Indagare sull’origine di quei suoni indistinti li trasporterà in un vortice fatto di segreti militari, racconti di vecchie signore solitarie, coppie indecifrabili. E, manco a dirlo, oggetti volanti.

The Vast of Night è un coacervo di quelli che oggi sono luoghi comuni della fantascienza, ma che negli anni cinquanta erano racconti inediti capaci di far scorrere un piacevole brivido in chi li ascoltava alla radio o li guardava in una tv povera di mezzi, ma ricca di idee e buona volontà. E di tanta passione. La stessa che The Vast of Night mette nell’omaggiare un cinema semplice e distante, ma a cui va riconosciuto il merito di aver diffuso un genere oggi diventato troppo spesso ricco di tecnologie avanzatissime e povero di contenuti originali.

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The Vast of Night: la recensione
The Vast of Night: la recensione – Credits: Amazon Studios

Tra gente comune e nostalgia soffusa

Fedele al suo modello, The Vast of Night non sceglie i suoi protagonisti tra intrepidi eroi e geniali scienziati, ma piuttosto tra la gente semplice. Tra militari senza volto che hanno da raccontare una storia segreta che nessuno ha mai voluto ascoltare solo perché hanno il colore (per quei tempi) sbagliato della pelle. Donne anziane che sono rimaste sole nell’attesa di ricongiungersi ai propri cari spariti in circostanze a cui nessuno crederebbe. Coppie banali che si trovano a passare nel posto giusto al momento giusto per puro caso. Persone comuni come lo sono i due protagonisti Fay ed Everett

Una ragazza ancora adolescente che già lavora come centralinista con la sola peculiarità dell’interesse insolito per gli allora poco diffusi registratori portatili. Un deejay giovane e già avvezzo ai trucchi del mestiere che conduce uno show per una radio locale pur sapendo di non avere molto di davvero interessante da trasmettere.  Tra i due emerge evidente una chimica spontanea che tuttavia non si scoglie mai in passione amorosa nonostante l’adorazione infatuata di Fay e l’attenzione affettuosa di Everett. Una coppia che funziona per la purezza della loro relazione.

Come innocenti sono i tempi nei quali i due si trovano a vivere. Con Fay che ha i sogni semplici di chi non è stata più in là del suo paesello natio. Un’anonima e quindi universale cittadina dove tutti si conoscono e ancora un evento imperdibile è una banale partita nella palestra della scuola. Un’America che non esiste più a cui il film guarda con una nostalgia che non si fa mai ruffiana. The Vast of Night non esibisce questo sentimento ostentando pedissequamente una fedeltà maniacale ad ambienti e abiti. Al contrario, lascia che diventi un profumo delicato che si può respirare nell’aria del film.

Una leggerezza che si sposa bene con l’intento di celebrare un’epoca innocente. E che rievoca anche la fantascienza fatta di ingenuità distratta, candore infantile, piacere della meraviglia che animava lo Spielberg di E.T. e Incontri ravvicinati del terzo tipo.

The Vast of Night: la recensione
The Vast of Night: la recensione – Credits: Amazon Studios

Semi che aspettano di crescere

Nonostante i suoi indubbi pregi, The Vast of Night non può dirsi pienamente riuscito. A mancare, infatti, non sono né le idee né la buona volontà di provare qualcosa di complesso. Ma alle volte le idee finiscono per scontrarsi con l’incapacità o l’impossibilità di metterle in pratica. Giova ricordare che il film è stato prodotto con un budget low cost che costringe il regista a semplificare per mancanza dei mezzi necessari.

È questo il motivo che porta a scegliere un cast composto da attori molto poco noti sebbene Sierra McCormick si dimostri una promessa su cui puntare e Jake Horowitz fornisca una prestazione solida. A risentirne sono tuttavia la regia e la fotografia che si appiattiscono troppo fallendo nel tentativo di infondere vita propria ad una sceneggiatura che si tiene a galla per gli omaggi, ma affonda a volte in monologhi che hanno il sapore acidulo dello spiegone non richiesto. Possibile che queste pecche siano da imputare al budget low cost perché alcune scelte sono intelligenti (come lo spostare alcune scene nel riquadro e nei colori di una tv da salotto) o ben realizzate (come la carrellata a livello terra dall’ufficio di Fay allo studio di Everett).

The Vast of Night finisce per assomigliare a quelle radio locali che facevano compagnia alla gente di piccole comunità. Erano semi da cui sarebbero poi germogliati i grandi network odierni. Come semi appena piantati sono Andrew Patterson, Sierra McCormick, Jake Horowitz. Non resta che aspettare per vedere cosa diventeranno quando saranno germogliati.

The Vast of Night: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.3

Giudizio complessivo

Un sincero omaggio alla fantascienza che fu in un film dove le idee non mancano ma le capacità sono ancora acerbe

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