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The Vampire Diaries: Recensione dell’episodio 4.08 – We’ll Always Have Bourbon Street

– What was in New Orleans in 1942?
– In addition to the bourbon and pearls… us, Stefan.

Un parallelo tra presente e passato, con protagonisti i fratelli Salvatore, mostra scorci di una caotica e pittoresca New Orleans, che fanno da cornice al plot di questo episodio e rispondono al quesito sul quale ci siamo arrovellati per tutta la settimana.
Il coinvolgimento di Elena nei confronti di Damon è reale oppure si tratta soltanto di una conseguenza dell’asservimento?
Le deduzioni di Caroline, sul fatto che Elena potesse essere asservita a Damon, spingono Stefan ad un confronto col fratello sull’argomento; e Damon, inizialmente scettico e infastidito dalle insinuazioni del suo baby-bro, è costretto presto a ricredersi e riconoscere di essere in torto dopo aver effettuato un piccolo esperimento.
In passato, si era già trovato in una situazione simile con una certa Charlotte, pazza di lui al punto che aveva deciso di trasformarla, quando però aveva intuito l’asservimento della neo vampira si era rivolto ad una strega per spezzare il legame. Ecco cosa porta i nostri fratelli a New Orleans, e mentre sono alla ricerca di un’antenata di quella strega si imbattono proprio in Charlotte, scoprendo che il legame non è stato spezzato; questo perché non esisteva (e non esiste) nessun incantesimo.
Damon scopre di essere stato ingannato, e che la strega (Val), di cui si era fidato, aveva approfittato della sua ingenuità per accedere ad un tipo di magia innaturale, chiamata “espressione”.
“Un vampiro si lega al suo sire solo se prova qualcosa per lui prima di essere trasformato, quando prova sentimenti umani. Essere un vampiro amplifica soltanto quelle emozioni”, rivela la strega Nandi a Damon e Stefan.
E vediamo che anche Tyler racconta la sua esperienza di ex asservito, e proprio alla diretta interessata: “Essere asserviti non significa provare sentimenti diversi per qualcuno. Io odiavo Klaus, ma facevo comunque tutto ciò che mi diceva. Il legame influenza le azioni, non i sentimenti”.
Di qualunque natura sia il sentimento, resta invariato in caso di asservimento.
Ma se queste rivelazioni hanno fatto tirare un sospiro di sollievo al team delena, preoccupato circa l’eventualità che il loro beniamino potesse incorrere nell’ennesima delusione, è comunque una magra consolazione per Damon, in quanto questo legame – impossibile da spezzare – può essere aggirato soltanto lasciando andare per la sua strada il vampiro asservito.
Potrà anche non influire sui sentimenti, ma non significa che non abbia delle serie conseguenze; con Charlotte abbiamo visto che chi ne è vittima prende alla lettera le richieste del suo sire: l’immagine di lei, che ha trascorso settant’anni a contare i mattoni di tutti gli edifici di New Orleans tra la Bourbon e la Dumaine nella speranza di vedere il suo amore svoltare l’angolo, è abbastanza inquietante. Non ci sono dubbi sul fatto che Elena non abbia la stessa personalità remissiva di Charlotte, e che quindi gli effetti del sirebond potrebbero non essere così disastrosi, ma non si può negare che esso privi del libero arbitrio e influenzi a livello inconscio. E’ bastato che Damon le dicesse che lo avrebbe reso felice se avesse provato a bere da una sacca di sangue ed improvvisamente ciò che, per lei, prima sapeva di spazzatura diventa delizioso. E’ chiaro che Elena non riesce a separare i suoi desideri dalla volontà di Damon, e questo l’ha già messa in una brutta situazione quando non riusciva a bere dalle sacche perché Damon le aveva suggerito che doveva nutrirsi direttamente da una vena, portandola ad aderire alla sua filosofia dell’ “agguanta, mangia e cancella”; ma il suo sollievo nel rendersi conto di non dover più rischiare di far del male a qualcuno per sopravvivere ci lascia vedere la vera Elena, non completamente libera di esprimersi a causa del legame.
Queste non sono certo le basi su cui costruire una relazione, e se ne rende conto anche Damon che, come in passato, è chiamato nuovamente a fare la scelta giusta non per se stesso ma per chi ama.
In una New Orleans del 1942, lo abbiamo visto rinunciare ad unirsi al fratello, che si era arruolato, perché Lexi lo aveva fatto ragionare sul fatto che col suo modo di essere avrebbe distrutto il precario equilibrio raggiunto da Stefan negli ultimi vent’anni. E nonostante il forte desiderio di averlo vicino, si era allontanato da lui per il suo bene.
Ma riuscirà a fare ciò che è bene per Elena?
Mentre vediamo uno Stefan che, confidandosi con Caroline, è sicuro che Damon farà la cosa giusta perché riconosce che il fratello ama Elena quanto la ama lui e quindi non può permettersi di essere egoista con lei, non più; in quello stesso momento, la determinazione di Elena nel provargli che i suoi sentimenti sono reali demolisce la risolutezza di Damon a fare ciò che deve essere fatto.
L’episodio si chiude su di loro, lasciandoci in sospeso.

Ma cos’altro è accaduto in “We’ll always have bourbon street”?
Tyler ha dimostrato di essere un leader, ed è sempre più determinato a portare avanti il suo piano per neutralizzare Klaus; ma non nutre alcun sospetto su Hayley, che sappiamo essere in combutta con Shane per ragioni del tutto personali (avere informazioni sui suoi veri genitori).
Le intenzioni del “professor creepy” sono ancora un mistero, ma il fatto che abbia menzionato anche lui quel tipo di magia chiamata “espressione” porta ad un possibile collegamento con l’incantesimo che si pensava potesse annullare il sirebond. A cosa gli serviranno dodici ibridi non asserviti? E quando entrerà in gioco Bonnie?
Non credo avremo presto le risposte, ma iniziamo a raccapezzarci ed incastrare alcuni pezzi del puzzle. A questo punto si preannuncia un finale di mezza stagione col botto, mi auguro che le aspettative non verranno deluse.

Nancy

Books, movies, TV series, my cat... Life is sweet.

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