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The Underground Railroad: un treno che non è mai esistito per viaggiare attraverso il razzismo che è sempre esistito – Recensione della serie Amazon Prime Video di Barry Jenkins

The Underground Railroad: la recensione

Un termine simbolico per nascondere una verità pericolosa. Questo era il termine The Underground Railroad negli Stati Uniti del 1840. Il riferimento ad un oggetto introvabile per camuffare la rete segreta che attivisti abolizionisti avevano messo su per aiutare gli schiavi degli stati confederati del Sud a raggiungere la terra promessa dell’antischiavismo. Più di centocinquanta anni dopo, la schiavitù non esiste più, ma il suo fondamento ideologico è ancora lì. E non c’è nessuna ferrovia sotterranea a salvare le vittime. 

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The Underground Railroad: la recensione
The Underground Railroad: la recensione – Credits: Amazon Prime Video

Guardando fuori dal finestrino

Tratta dal romanzo omonimo scritto dal premio Pulitzer Colson Whitehead nel 2016, The Underground Railroad è ora una serie diretta dal Barry Jenkins premio Oscar per Moonlight. Punto di partenza di entrambi è l’idea di fare della ferrovia sotterranea non un riferimento allegorico, ma un treno vero e proprio che viaggia nelle viscere oscure degli Stati Uniti in un’ucronia dove i diritti dei neri variano da stato a stato. A presiedere alle stazioni attivisti coraggiosi in cerca di singole vittorie anche minime o guardiani depressi arresisi alla violenza di sconfitte ripetute. Passeggera in cerca della stazione in cui finalmente fermarsi è Cora in fuga dal sadico proprietario di una piantagione della Georgia e dalla serrata caccia di un cacciatore di schiavi cinico e disilluso.

Quale sia il significato ultimo di The Underground Railroad è nascosto nella frase che il primo capostazione dice a Cora all’inizio del suo viaggio: “se vuoi vedere cosa è questa nazione, lo dico sempre, devi viaggiare sui binari; guarda fuori mentre la attraversi e troverai il vero volto dell’America. Giunti alla fine dei dieci episodi che compongono la serie, si riesce a comprendere quanto quella profezia si riveli una promessa mantenuta. Ma anche quanto beffardo e ingannevole fosse il sorriso che accompagnava quel consiglio fintamente bonario. Attraversando South e North Carolina, Tennessee, Indiana, Cora scoprirà, infatti, che quel viso è fatto di oscurità e barbarie, di menzogna e ipocrisia, di dolore e morte. Vedrà con i suoi occhi che le tenebre attraverso cui viaggia il treno sotterraneo diventano più cupe e spaventose quando ne lasci i binari per camminare in superficie.

Perché l’unico fattore comune è sempre e solo il razzismo. Violento e crudele nelle piantagioni dove il padrone balla e banchetta mentre a uno schiavo viene dato fuoco. Ammantato di buonismo ipocrita e finto scientismo da parte di chi vede i neri come una razza a parte da allevare nel modo migliore. Sostenuto da una religione deviata e alimentato dal fanatismo integralista di chi si convince di essere il popolo superiore. Politicamente giustificato e accettato con convinzione da chi acriticamente ha scelto di credere che il dominio dei bianchi sui neri sia un destino manifesto. Nascosto dietro il paravento della buona società e del comune interesse economico fino a quando l’eccezione si illude di poter essere regola e va soppressa con ferale rapidità.

The Underground Railroad è un viaggio nel cuore di tenebra dell’America attraverso un passato ucronico che squarcia il velo sottile che non ce la fa a nascondere un presente che di quel male immaginario ha fatto una realtà fin troppo concreta e immutabile.

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The Underground Railroad: la recensione
The Underground Railroad: la recensione – Credits: Amazon Prime Video

Una galleria di personaggi per The Underground Railroad

The Underground Railroad sorregge il suo viaggio dell’orrore con una platea di personaggi che accompagnano Cora nel suo peregrinare come novelli Virgilio con Dante tra i gironi di un altro inferno. Guide diverse che si adattano a descrivere i tanti modi in cui si può subire e reagire al razzismo. C’è la ribelle determinazione di Caesar non più disposto ad accettare passivamente la sua condizione. Il testardo coraggio di Royal che fa di tutto per salvare anche solo una persona in più. La dolente rassegnazione di Moses che aspetta la morte nella piantagione perché ha già perso tutto. L’arrendersi alla sconfitta di Jasper perché ogni lotta causa solo più dolore. L’orgoglio resiliente di Valentine che crede che i sogni possano durare in eterno. La prudenza sospettosa di Mingo che sa che a quelli come loro non sarà mai permesso di mettere solide fondamenta.

The Underground Railroad è anche il piccolo Homer che si schiera con gli schiavisti nonostante sia egli stesso di colore semplicemente perché un uccello che è sempre vissuto in gabbia finisce per amare la mano di chi chiude la porta. È Mabel che, all’opposto, della libertà ha fatto un bene così supremo da poterle sacrificare anche l’amore che una madre ha per la propria figlia. Soprattutto e ovviamente, è Cora il cui viaggio diventa un romanzo di formazione per definire sé stessa. Non più in relazione al padrone, al salvatore, all’amante, alla madre, ma solo in base a ciò che ha vissuto ed imparato e che ancora dovrà conoscere.

In una galleria di personaggi di colore non può che risaltare per contrasto anche Ridgeway, il cacciatore di schiavi. Un uomo che paradossalmente non è neanche crudele o malvagio. Una persona capace di vedere il male che le sue azioni faranno cadere sulle sue vittime e di disprezzarlo persino. Ma che continua a farlo perché, nonostante il lungo cercare, non è riuscito a trovare in sé lo spirito che gli avevano promesso lo avrebbe guidato al bene. Un ragazzo tormentato diventato uomo spietato perché abbandonato dalla fede che avevano provato ad insegnargli. Un cattivo costretto ad esserlo perché non trova motivi per non esserlo.

Il treno di The Undeground Railroad attraversa l’America per mostrare a Cora e allo spettatore quali sono gli unici frutti che possono sopravvivere in una terra mefitica e avvelenata.

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The Underground Railroad: la recensione
The Underground Railroad: la recensione – Credits: Amazon Prime Video

La lentezza della qualità in The Underground Railroad

Non è una serie semplice da seguire The Underground Railroad. Gli argomenti trattati costringono lo spettatore a confrontarsi con una storia immaginaria che è un ritratto fedele di una realtà che fa comodo credere sia un lontano passato. Un dipinto votato ad un realismo assoluto che non permette di nascondere nulla. Tutto è mostrato con crudo verismo. Dalla carne lacerata dalle frustate che aprono squarci profondi al corpo che lentamente brucia sul fuoco consumandosi. Dagli impiccati che penzolano lugubri lungo una via senza fine alla lenta agonia di una donna condannata a fare una fine anche peggiore. Dal sangue che sporca volti e mani inondando pavimenti e letti ai cadaveri abbandonati a marcire lungo strade desolate.

La regia di Barry Jenkins coniuga questa eloquente crudezza con una lentezza programmatica. Lo sguardo della telecamera indugia sempre un attimo in più sui primi piani di protagonisti silenti colti alla ricerca di una impossibile quiete. Si apre in spazi aperti per mostrare una natura ostile spesso distrutta dalla cieca follia dell’uomo (come negli impressionanti episodi ambientati in un Tennessee ridotto a cenere fumante). Aiutata da una fotografia magistrale, la serie abbonda di ritratti potenti che scolpiscono i protagonisti di una storia che non vuole essere dimenticata.

Soprattutto, una storia che non deve essere dimenticata. Non a caso ai passeggeri del treno è chiesto come unico costo del biglietto che scrivano la loro storia. Un collage di episodi minimi e di nomi ignoti che compongono un unico enorme indimenticabile mosaico. In questo The Underground Railroad si fa portatrice dei versi con cui Primo Levi apriva il suo Se questo è un uomo. Neri invece che ebrei. Schiavismo e razzismo invece che olocausto. Storie diverse, ma unite dalla stessa follia.

The Underground Railroad diventa allora il modo in cui Barry Jenkins, come Primo Levi prima di lui, viene a dirci: meditate che questo è stato.

The Underground Railroad: la recensione
4.5

Giudizio Complessivo

Un viaggio immaginario su di un treno che non è mai esistito per mostrare il volto oscuro dell’America razzista che non ha mai smesso di esistere

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