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The Tomorrow People: Recensione dell’episodio 1.04 – Kill or be killed

The Tomorrow People è un prodotto che, dopo quattro episodi, intrattiene lo spettatore, ma richiede tantissima fiducia e soprattutto una dose massiccia di sospensione dell’incredulità, non tanto per la parte fantascienetifica dello show, assolutamente plausibile nel genere, quanto per gli enormi buchi di sceneggiatura e le ingenuità di scrittura che sono disseminate nella trama come buche su un percorso in salita.

The Tomorrow PeopleSiamo ancora in una fase di introduzione dei personaggi e questo è chiaro. In una serie da 22 episodi la parte “conoscitiva” è molto lenta, si tende a diluire il tutto, presentando ad uno ad uno i passati dei protagonisti per renderceli più familiari e fornirci un background che ne giustifica le scelte e i comportamenti. Dopo l’episodio dedicato a Cora, puntuale come le tasse, arriva quello dedicato a John. Se la fase conoscitiva è necessaria, trovo il tutto un po’ fotocopiato e irrealmente melodrammatico: tutti i Tomorrow People hanno avuto un’infanzia drammatica e da reietti; Stephen cresciuto con una madre sola abbandonata dal padre e con un fratello che non appare tra i più intelligenti sulla terra, Cora sordomuta e quasi stuprata, John finito in famiglie adottive con padre alcolizzato e prepotente e, visto che siamo in corsa, corriamo, pure il personaggio protagonista della trama verticale di questa settimana, Killian McCrane, in una battuta messa lì al volo, viene descritto come “lui sì che ha avuto un infanzia difficile: abusi, violenze e via dicendo”. La sintesi del disagio, insomma. the tomorrow people 104bMi sembra che stiamo oltrepassando i concetti freudiani dell’infanzia difficile per attraccare al grande porto della sfiga cosmica e del melodramma fine a se stesso. Sarebbe anche più sensato vedere dei Tomorrow People che non sono cresciuti dovendo rubare il cibo o i soldi per le medicine, ma anche qualcuno venuto su in un ambiente normale, ma che deve ugualmente confrontarsi con questi poteri.

L’episodio è comunque piacevole da vedere, il ritmo non concede pause e distrazioni, incalza lo spettatore e non l’annoia, tra l’altro con prestazioni recitative anche abbastanza convincenti, soprattutto di Peyton List (Cora) e Luke Mitchell (John), ma restano sempre forti quelle sensazioni di non capire il perché di alcuni comportamenti o di giustificare determinate scelte narrative.

La più irrealistica di tutte, a mio giudizio, è come viene gestita la trama del protagonista infiltrato: praticamente Stephen gira per i corridoi di Ultra con una faccia costantemente atteggiata a “mi fa schifo quello che fate, vi odio, siete dei mostri” e ogni tanto lo dice pure. Gli manda solo una maglietta con scritto “Infiltrated” e un ditone che punta alla sua faccia. Tanto è scontato e inconcepibile il suo atteggiamento e, per di più, poco credibile, che ad un certo punto lo stesso Jedikiah dice al buon protagonista (non letteralmente) “senti, visto che sei loro amico, organizzami un meeting con il mio arcinemico John”. E questo lo fa pure, per di più organizzando l’incontro in quel bel ristorantino che fino ad un episodio fa era il “bel posto tutto nostro su cui Ultra non ha ancora messo gli occhi e possiamo starcene tanto tranquilli”.

the tomorrow people 104dUn altra stortura è il fatto che in questa guerra, che sembrava paritaria perché i Tomorrow People non possono uccidere, ora sembra palesemente tirata per le lunghe in modo artificioso dal fatto che non fanno fuori questa unica organizzazione che dà loro la caccia, pur potendo fare qualcosa che li elimini. Il twist per il quale John può uccidere, per altro tenuto nascosto abbastanza male nel corso dell’episodio, tanto che alla fine non mi ha colto per niente di sorpresa, rende la cosa abbastanza discutibile. John dichiara guerra a Jedikiah e agli Ultra, ma lo stesso John può tranquillamente teletrasportarsi in macchina del suo nemico e farlo fuori, senza alcun problema, ma non lo fa, limitandosi a dirgli qualche frase intimidatoria e a guardarlo brutto.

Non vuole ucciderlo, c’è un malato legame padre-figlio che lo blocca? Bene, teleportati e portalo in mezzo alla steppa russa e ti elimini un problema. Insomma, tanto non sense solo per giustificare un allungamento di trama.

In sostanza, The Tomorrow People si continua a far guardare, anche se richiede certamente un mood più rilassato e il non farsi troppe domande, anche se certe storture sarebbe meglio eliminarle. Tempo ne hanno.

P.S. Che fine ha fatto questa settimana la BFF di Stephen, grande plot twist dell’episodio scorso? Liquidata con una battutina veloce?

1.04 - Kill or be killed

Richiede tanta fiducia

Valutazione globale

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1 commento

  1. Condivido pienamente la recensione.
    In verità sono gli stessi problemi che trovavo in Arrow anche se lì erano più scemate generiche, e meno problemi di struttura.

    La base c’è ed è interessante. Ma il problema di quanto possano e non possano questi poteri è un po’ una sabbia mobile. Per esempio quanto è stato inutile il tentativo di catturare John e l’altro? O prepari già dei cecchini sul posto o se arrivi sgommando con i SUV quelli prima cosa che fanno è teletrasportarsi da un’altra parte e tu ci rimani di cacca.
    Io come prima cosa avrei definito cosa si poteva o non si poteva fare con questi poteri e porre dei limiti chiari così da impendire che sia possibile tutto e il contrario di tutto a seconda della necessità narrativa. Certo, così è più facile. Poi ora che sappiamo che John può uccidere si accavalla tutto ancora di più.
    Resta anche dubbio il gioco delle parti… va bene Jacob che vuole uccidere tutti (con più o meno convinzione) ma loro che vogliono combinare? Vagare e raccattare tutti i loro simili per allargare la loro comune? Si trasformerà in questo il telefilm?

    Io porterei avanti la ricerca del padre scomparso che resta un elemento interessante.

    Il grande porto della sfiga cosmica mi ha fatto davvero LOLLARE. Proprio tirati fuori dal manuale dei personaggi sfigati del telefilm. Se non c’è un orfano maltrattato ci sentiamo in difetto.

    Vediamo un po’ se riescono a capire dove andare e a farlo con convinzione.

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