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The Strain: Recensione dell’episodio 2.01 – BK, NY

Alle volte non è tutta una questione di aspettative. Si legge la sinossi della serie; si leggono i nomi degli autori e dello showrunner; si vede qualche foto promozionale e una serie di trailer e clip anticipatorie. E ci si aspetta un certo tipo di prodotto in grado di raggiungere un livello qualitativo almeno pari alle potenzialità espresse o anche solo immaginate dall’impaziente spettatore sommando le succulente anticipazioni elencate poco sopra. Poi si scopre che i sogni son desideri, ma a realizzarsi ci vuole più di una bacchetta magica e la prima stagione termina lasciando un senso di sostanziale delusione per quello che poteva essere e non è stato, ma si attende comunque la seconda prova nella speranza che chi ci lavora abbia fatto tesoro più delle critiche negative che delle lodi per migliorare un prodotto che, seppure non pienamente soddisfacente, continua a poter dare di più.

TheStrain2x01FetDutchQualcosa dal genere è accaduto con “The Strain”, serie creata da Chuck Hogan e Guillermo de Toro e gestita da Carlton Cuse per i tipi di FX. I nomi altisonanti e un cast interessante avevano fatto fermentare l’attesa per la prima stagione come una buona birra, ma tolta la schiuma gorgheggiante la serie si era rivelata molto meno saporita di quanto il profumo lasciava sperare. Non che si trattasse di una pessima bevanda, anzi. Rinfrescante grazie ad un gradito ritorno al carattere malvagio di vampiri deformi (scelta quasi innovativa dopo anni di principi della notte buoni e fascinosi alla “True Blood” o romantici e leali alla “Twilight”), la serie si era rivelata poco più di un discreto intrattenimento estivo peccando tuttavia di una certa faciloneria e della manifesta volontà di non affrontare temi o argomenti tipici della filmografia di Del Toro. Una volta però chiarito questo equivoco di fondo, “The Strain” si era lasciata apprezzare per una trama lineare e diretta e per l’interessante tentativo di affrontare in modo parascientifico una minaccia tipicamente contrastata solo con i metodi classici del genere vampiresco. La premiere di questa seconda stagione conferma l’approccio minimalista stressando ulteriormente gli aspetti più appariscenti, ma finendo così anche per mostrare alcuni difetti che sarebbe stato meglio nascondere con maggiore cautela. Così i diversi protagonisti tornano ad interpretare gli stessi ruoli canonici (lo scienziato geniale e tendenzialmente egocentrico ma pronto a difendere i suoi affetti più cari, la dottoressa bella e coraggiosa, l’austero maestro silenzioso e irridente, il muscoloso eroe di poche parole e molti fatti, l’affascinante scontrosa con la battuta acida e il cuore pronto a intenerirsi) come a voler rassicurare gli eventuali fan che gli eventi del season finale precedente non hanno cambiato il carattere dei loro beniamini.

TheStrain2x01EphNoraA questa regola prova a sfuggire almeno inizialmente proprio quell’Ephraim Goodweather che dovrebbe invece guidare il gruppo degli eroi. Al contrario, per la prima parte dell’episodio, Eph mostra chiaramente di voler abdicare a questo ruolo evidenziando i suoi limiti come cacciatore di vampiri e le sue ignoranze come medico alle prese con quella che è difficile catalogare come malattia. Tornato a bere con una noncuranza che contrasta con il suo essere un ex alcolizzato, Eph paga il pegno dei propri fallimenti nella passata stagione. Ha inseguito il Master degli strigoi, ma una volta trovatolo è stato costretto a guardarlo scappare ferito ma ancora vivo; ha scoperto che l’epidemia dilagante non era un morbo controllabile, ma non ha idea di come arginare il suo mortale dilagare; ha salvato il figlio Zach (pessimo sia il cambio di attore che l’idea di farne il classico moccioso lamentoso e irritante), ma solo per farlo assistere alla mostruosa trasformazione della madre. Non sorprende, quindi, che Eph sia tentato dalla colpevole idea di lasciare ad altri il difficile compito di riuscire là dove lui ha sbagliato. Magari al sempre più determinato Vasiliy deciso a difendere prima la sua casa, poi quella vicino e così via fino a tutta la città in pericolo. O a una volenterosa Nora pronta a tornare al suo lavoro di scienziata per trovare nuove armi con cui sottrarre agli strigoi una facile vittoria. Ma “The Strain” non è una serie che ammetta riscritture drastiche dei suoi personaggi per cui è altrettanto poco sorprendente che basti un banale scambio di battute innocenti con Dutch a far riportare Eph sui rodati binari dell’eroe con macchie facilmente lavabili e idee geniali tirate fuori da improbabili analogie.

TheStrain2x01KellyUna serie come “The Strain” ha bisogno di regalare ai suoi spettatori sempre nuovi nemici da sconfiggere creando loro anche un background mitologico opportuno. È per questo che il flashback su un Abraham bambino diventa l’occasione più furba che giusta per raccontare la nascita del Maestro degli strigoi e il suo essere tanto fisicamente diverso dal resto dei vampiri mutati. Una storiella semplice come una fiaba del terrore, ma utile ad aggiungere nuove peculiarità (su tutte la possibilità di migrare da un corpo ad un altro trasferendo in massa gli ormai famosi vermi) al principale villain della serie. Anche l’idea di mostrare gli Antichi e svelare il loro legame con il Master facendo di lui l’elemento ribelle va vista nell’ottica di dare una giustificazione sensata per l’esistenza del gruppo di cacciatori vampiri guidati dal fin qui misterioso Vaun (a cui troppo semplicisticamente è stato affiancato Gus). Certo, tutta la scena e l’idea stessa assomiglia molto al secondo capitolo di “Blade”, diretto proprio da del Toro (per cui non potremmo parlare di plagio citando l’autore sé stesso), ma il vero difetto (mascherato qui da una buona fotografia ma molto più evidente nella scena con Sardu) è piuttosto la pessima qualità del trucco con la pelle raggrinzita degli Antichi che è chiaramente frutto di pieghe di una tuta poco aderente (ed anche la sacca sotto al collo più che far paura è orrenda per la somiglianza con un’altra parte poco nobile del corpo umano). Scontata ma dopotutto ragionevole la scelta di Kelly come nuovo vampiro senziente da mandare contro Eph e il suo gruppo (ma l’aver usato dei bambini ciechi come vittime della trasformazione in “Coloro che Sentono” sembra una esagerazione voluta per aumentare a basso costo l’odio verso Eichorst). Del tutto da bocciare, invece, l’atteggiamento fin troppo spavaldo e guascone di un Palmer che prova a fare il piacione con la bella Coco Marchant sebbene non si possa escludere che le sue motivazioni siano meramente affaristiche (ma che una fondazione benefica si chiami “Stoneheart” – Cuore di Pietra è fin troppo ridicolo).

È tutta una questione di aspettative. Stavolta sapevamo cosa aspettarci da “The Strain” e non possiamo quindi dire che questa premiere non abbia mantenuto le promesse. Contenti ?

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