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The Strain: Recensione dell’episodio 1.13 – The Master

La prima stagione di The Strain è finita e possiamo sicuramente dire due cose: la prima è che dall’iniziale incertezza, piano piano questa serie è riuscita a costruirsi una sua identità e un ritmo proprio che, anche se marginalmente ha mantenuto qualche superabile difetto, l’ha resa piacevole da guardare ed avvincente, un perfetto entertainment estivo, con una storia che coinvolge e convince, nella sua leggerezza, e fa si che lo spettatore aspetti con interesse ogni episodio successivo.

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La seconda invece è più dedicata a questo finale, che è innanzitutto scritto in modo preciso, racchiude in sé tutte le ottime caratteristiche di un finale di stagione, ossia chiudere uno o più archi narrativi che abbiamo seguito nel corso di queste tredici puntate, spostare il livello ad un passo successivo ed aprire nuovi possibili intriganti scenari, con piccoli accenni e presentazioni ad effetto. Devo confidare, come fatto in altre recensioni che ho scritto per The Strain, che sono un lettore, quindi alcuni snodi narrativi non possono sorprendermi, anche se gli autori hanno saputo riscrivere ed aggiungere alcune linee narrative e personaggi proprio per dare un brivido in più gli affezionati lettori, ma cercherò, come sempre fatto, di mettermi nell’ottica anche di chi si affaccia per la prima volta sul mondo di The Strain, per cercare di interpretare il punto di vista di questi ultimi.

Il finale di stagione si concentra principalmente sulla lunga caccia del professor Setrakian e dei suoi adepti al Master. In questi mesi abbiamo assistito alla ricerca del “nido” da parte dei buoni ed il finale di stagione ci porta proprio in quello che è stato per adesso il posto dove il grande nemico aveva trovato rifugio e così si giunge allo scontro frontale tra il professore aiutato da Eph e il Master, da un lato, e tra il resto del gruppo e i luogotenenti dell’esercito di vampiri, Bolivar e Eichorst in prima linea, dall’altro. Evidentemente il confronto non poteva essere decisivo, vista la prossima stagione già confermata, ma ci porta ad un test delle forze in campo e soprattutto a scoprire nuove verità sul Master e i suoi discepoli. La luce non lo uccide, anche se lo ferisce e questo lascia tutta una serie di interrogativi ai nostri. Il più sconfortato di tutti è per l’appunto Setrakian che vede sconfessato tutto quello in cui ha creduto finora, la luce della speranza si è offuscata con la luce del sole e ora la disperazione il pessimismo regnano sovrani. Questo scontro, infatti, lungi dal risolvere la situazione, serve saggiamente a incrinare le certezze dello spettatore oltre che quelle dei protagonisti stessi. Avevamo tutti confidato nella saggezza del vecchio ebreo e ora, tanto noi, quanto i personaggi, ci ritroviamo a dover ricalibrare tutto quello che sapevamo, mentre sullo sfondo scorrono le immagini di una Manhattan in fiamme.

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Possiamo quindi vedere come in questo senso il finale sia conclusivo per un ciclo della narrazione: la cieca fiducia si trasforma in perdita di speranza, le verità a lungo nascoste si svelano, tanto a Setrakian quanto ad Eph e suo figlio nel rivedere Kelly trasformata, mentre un riassetto del gruppo avviene nel momento in cui la maturazione dei personaggi del Dottor Goodweather e di Nora giungono al loro punto e iniziano a raccogliere l’eredità del professore nella guida del gruppo. Ci giungono in momenti e con fasi diverse: prima Ephraim era arrivato alla consapevolezza di combattere, ma non alla necessità di dover sacrificare tutto e di doversi adattare ad un mondo cambiato, in cui anche il figlio che hai sempre protetto deve iniziare ad essere portato fuori dalla bambagia (anche se qualcosa di meno impegnativo di uno spadone a due mani l’avrei preferito per un bambino alle prime armi), ma ora ci arriva, prima rinunciando a nascondere il sempre un po’ fastidioso Zach, poi davanti alla moglie trasformata e al guanto di sfida lanciato al Master. Nora ci arriva dopo la morte della madre, al suo averla seppellita (fumandole le sigarette e intonando uno strano canto centramericano??) e seppellendo con essa la sua bontà d’animo.

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Ognuno per arrivare ad essere quello che è ora ha dovuto “seppellire” o perdere un suo caro ed è anche il caso di Gus, i cui molti fan non avranno apprezzato il suo ancora scarso minutaggio, che però è un esigenza necessaria per una trama ancora slegata e troppo prematura, ma comunque avranno potuto apprezzare la sua cocciuta testardaggine nel voler fare a pugni con Quinlan l’apertura di questa nuova storyline che promette fuoco e fiamme per la prossima stagione: gli Antichi e i loro cacciatori. Ancora ci viene presentata marginalmente e non ci vengono date tante spiegazioni, anche se ora sappiamo che il Master non è solo, ma il tempo per svelare tutto arriverà sicuramente. Devo dire che questa rappresentazione degli Antichi quasi ascetica, di Primi Vampiri che trascendono dalla loro quotidianità, mi è piaciuta: la loro introduzione è stata coreografata il giusto e l’aver offerto a Gus il ruolo di “cacciatore di giorno” promette molta più sua presenza nella prossima stagione.

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Le libertà che s’è presa, inoltre, la riscrittura televisiva rispetto ai romanzi, lasciano quel gusto sapore di mistero anche per i lettori, pur essendo comunque riferita ad aspetti tuttosommato marginali: oltre a Dutch, personaggio completamente nuovo, il ruolo differente ritagliato per Palmer e scoprire cosa ne sarà di Fitzwilliam sono dei punti d’interesse, così come ho trovato sensato per un prodotto televisivo l’aver anticipato l’uscita di scena della madre di Nora nello scorso episodio, sia perché era un personaggio scomodo da gestire per i ritmi televisivi, sia perché anticipa la maturazione di un personaggio importante per Ephraim.

Ora non ci resta che attendere la seconda stagione di The Strain che, visto il buon finale di quest’annata, si preannuncia ancora più cupa e più cattiva, con più forze in campo, entrambe i lati della barricata maturati e una lotta che sarà sempre più senza quartiere e dove i colpi bassi saranno garantiti. Ricordiamolo sempre: nessuno è al sicuro in The Strain.

Al prossimo anno.

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