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The Strain: Recensione dell’Episodio 1.10 – The Loved Ones

Devo ammetterlo: la serie non mi entusiasmava all’inizio. Non so spiegarmi il perché, specialmente perché era propriamente il mio genere e io stessa mi stupivo di questa mia avversione. Con il passare degli episodi ho decretato che si sia trattato dell’incipit lento a non avermi catturato: la storia vera, l’azione e l’evolversi delle cose ha iniziato ad ingranare solo dal quinto episodio in poi e malgrado fosse un inizio necessario, una spiegazione ed un’introduzione che andavano senz’altro proposte al pubblico per una serie come questa, a me non piacciono gli incipit troppo lunghi (nei libri li salto quasi sempre). Sono tuttavia contenta di aver continuato con la visione, perché così sono riuscita ad arrivare a vedere episodi come questo o quello passato.

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La storia che sembrava ingranare piano, all’inizio, ha invece preso una velocità più che considerevole in questa ultima parte di stagione: i vampiri non si nascondono più ma girano liberamente per la città, aggredendo chi gli pare. Un esempio è ovviamente Kelly, il cui destino avevamo ignorato così a lungo. La mamma del piccolo Zach, infatti, come sospettavamo, è stata infettata dal suo non tanto simpatico fidanzato e dunque si è data alla caccia. Dopo aver ucciso, o meglio trasformato, la migliore amica e suo figlio, si dirige infatti in città, dove il Maestro la attira a se e ne fa sua schiava (?). Non ho apprezzato affatto il salto temporale continuo tra il presente e il passato (da poco passato) che, a mio parere, ha creato una discontinuità quasi fastidiosa: un episodio a flashback può funzionare fintanto che abbia una continuità narrativa. Se proprio volevano dividersi tra presente e passato potevano creare un continuum che partisse dal presente, incentrasse la prima parte di episodio sul passato e poi tornasse, per l’altra metà, su Ephraim e la sua ricerca della moglie.

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A differenza della discontinuità narrativa, la storyline di Ephraim e dei suoi compagni di sventura non è stata affatto spiacevole. Incapace di lasciare la madre di suo figlio alla mercè dei mostri e desideroso di sapere quale sia stato il suo effettivo destino, il dottore si mette sulle sue tracce grazie all’aiuto del figlio (un hacker più che un bambino) e trova conferma di ciò che naturalmente sospettava già: sua moglie non è più un’umana bensì è stata infettata dal virus vampiresco. Brutta botta per il dottore, considerando che arriverà senz’altro il momento in cui, incontrandola, dovrà ucciderla. Proprio come ha dovuto uccidere la vicina e suo figlio, chiudendo gli occhi per non vedere l’atrocità di cui si rendeva artefice.

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Missione alla James Bond di questa settimana va invece a Vasily e alla sua compagna platinata, che decidono di introdursi negli uffici di Palmer nel tentativo di ripristinare la connessione internet e quindi dare una, seppur vana, speranza al mondo di prevenire questa massiccia infezione da virus vampiresco. Malgrado un buon incipit, i due si ritrovano faccia a faccia con gli uomini della sicurezza che li alleggeriscono delle rispettive pistole, conducendo la ragazza davanti al milionario. Ovviamente la buona riuscita del piano di Palmer (quale sia di preciso, io ancora devo capirlo, lo ammetto: essere trasformato in vampiro per non morire?) prevede che la gente resti nell’ignoranza e dunque viene intimato al signor Fitzwilliams di liberarsi dei due intrusi. Dato che il passato aveva dimostrato la grande lealtà che legava il capo della sicurezza al suo datore di lavoro, è stato quanto mai sorprendente vederlo risparmiare Bonnie and Clyde. Il signor Fitzwilliams ha infatti confermato di essere fedele a Palmer ma di essere in disaccordo con quello che stava tentando di fare. Liberare loro, dunque, non era tanto un atto di ribellione quanto un tentativo di fare ciò che era giusto malgrado non potesse farlo lui personalmente. Un gesto toccante, per certi versi, ma molto apprezzato.

Dove ci lascia dunque questo episodio altalenante, la cui unica pecca è quella della cattiva gestione dei flashback? Più o meno allo stesso punto della settimana scorsa: i cattivi si radunano nelle fogne, i buoni rimasti tentano di fare qualcosa ma non hanno risorse con cui provarci. Sembra che l’apocalisse sia imminente, proprio come il finale di stagione. Cosa si inventeranno Goodweather e i suoi (poco) allegri compagni? Speriamo una cura, visto che qui le cose rischiano di precipitare e anche velocemente. A differenza degli ascolti: quelli non precipiteranno mai, poco ma sicuro. Merito di Del Toro e della forza con cui segue i suoi progetti: vai cosi, Guillermo!

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