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Recensioni Serie Tv

The Strain: Recensione dell’episodio 1.09 – The Disappeared

Il modo di approcciarsi ad una serie tv è (fortunatamente) molto personale e determina il giudizio che ognuno fornisce di un determinato prodotto televisivo. Ci sono, tuttavia, delle domande preliminari che ognuno si pone quando inizia a seguire una fiction e la prima è sicuramente “che tipo di serie è”. Si, perché ci sono autori che preferiscono dedicare la loro attenzione alla caratterizzazione dei personaggi e alle evoluzioni dei loro caratteri in risposta agli eventi che si susseguono di settimana in settimana. E altri che invece usano gli attori come marionette funzionali allo sviluppo della trama orizzontale cercando di rendere quest’ultima al tempo stesso interessante e lineare, sorprendente e logica. È in questo secondo gruppo che possiamo inserire Del Toro e Hogan e “The Strain”.

Come già il precedente, anche questo “The Disappeared” è essenzialmente un episodio d’azione con tanti fatti e poche chiacchiere, un barbecue ben preparato dove l’inevitabile fumo che si alza dalla brace non nasconde il succulento arrosto che sta per essere servito. Il gruppo sfuggito all’assedio degli Strigoi la settimana scorsa è quello che, salvo probabili aggiunte last minute, affronterà la minaccia rappresentata dai vampiri e darà la caccia al loro Master. Che l’intenzione di del Toro e Hogan sia quella di concentrarsi sulla storia piuttosto che sui personaggi è illustrato bene dal modo in cui Dutch Velders è stato aggiunta al team. Riaccompagnata a casa dal rude Vasiliy, la bionda hacker scopre di essere rimasta da sola in un edificio infestato dall’epidemia ormai sempre più diffusa e non può fare altro che rifugiarsi nella tana dei novelli supereroi (e in questo senso definire “batcaverna” la casa di Setrakian è un’ironica sottolineatura del ruolo che l’armeno e i suoi andranno ad assumere). Al tempo stesso, il suo comprensibile pentimento per aver aiutato inconsapevolmente a diffondere il male permette a Setrakian di limitare il campo della ricerca e agli autori di fare un rapido passo in avanti verso l’inevitabile scontro tra l’ebreo e il suo vecchio nemico Eichorst. In un’altra serie, il tormento di Dutch e la decisione di aggregarsi al gruppo sarebbero stati gestiti in modo diverso dedicandosi ad approfondire i suoi sentimenti. Ma qui tutto è invece svolto rapidamente proprio perché ad interessare non è il personaggio di Dutch Velders, ma il contributo che può dare allo sviluppo della storia.

 A ben guardare, la stessa composizione del gruppo ricalca quella di molti anime giapponesi dove un team di eroi prova a salvare il genere umano da una minaccia improvvisa. Abbiamo il vecchio maestro saggio (Setrakian) che sa tutto del nemico e si assume la responsabilità di elaborare piani di attacco e difesa. C’è poi il tipo fisicamente imponente di poche parole e molti fatti (Vasiliy) che fa quel che è giusto fare senza tener conto di problemi etici o sentimentali anche se spesso la sua manifesta aridità di sentimenti è solo una finzione per nascondere un problematico passato (e lo scambio di battute con il padre mostrato qualche episodio fa è, in questo senso, indicativo). Abbiamo ora anche riempito le caselle finora vuote del nerd solitario ma che sa sacrificarsi per gli altri quando serve (Dutch) e del bambino in pericolo (Zach) che affronta con coraggio situazioni più grandi di lui fidandosi degli altri e del maestro. E poi, ovviamente, ci sono l’eroe protagonista e la sua bella qui canonicamente interpretati da Eph e Nora. Certo, il loro rapporto sembra a volte oscillare troppo tra l’amicizia profonda e la passione amorosa con Eph che finisce a letto con Nora nonostante l’ennesima dichiarazione d’amore per l’ex moglie. Frase quanto mai inopportuna che fa guadagnare a Eph il premio “uomo più odiato dalle donne” della settimana come sottolineato dal sorriso sarcastico di Diane e dal palese disappunto della dottoressa. E, a proposito di premi, va agli autori quello per la comicità involontaria nella sequenza di scene in cui si vedono in successione prima Eph e Nora abbandonarsi alla passione, poi Setrakian dire a Zach che ci vorrà tempo per Eph prima di completare la sua missione e poi ancora Eph e Nora abbracciati alla fine del loro liberatorio amplesso. Ehmm, Abraham, una curiosità … quale era la missione di Eph ?

 Se quello di Setrakian è il gruppo che guiderà la guerra agli Strigoi, un altro personaggio sembra sempre più il candidato ideale per formare un secondo team. Già scontratosi una volta con gli assetati vampiri, Gus si trova a dover uccidere il proprio miglior amico Felix vittima della ferale mutazione. Proprio la dispiaciuta fermezza con cui preme il grilletto sottolinea le doti da leader del teppista ispanico. A piccole dosi, quasi in ogni episodio, abbiamo imparato a conoscere vizi e virtù di Gus, dall’amore incondizionato per la madre ed il fratello alla disponibilità a violare la legge se necessario, dalla dedizione completa ai propri amici alle abilità nel combattimento corpo a corpo, dalla capacità di imporsi con autorità alla disponibilità a fare quel che va fatto senza paura. Un Vasiliy in salsa latina pronto a creare un gruppo di cacciatori. E, parlando di cacciatori, non si può fare a meno di notare l’assenza del gruppo di vampiri “buoni” (per così dire) che, introdotto nel finale del settimo episodio, è stato poi colpevolmente messo in disparte nonostante il sicuro interesse degli spettatori.

Quello che appare gestito male questa settimana è il ricorso ai flashback. Se finora erano stati funzionali a spiegare il rapporto tra Setrakian e Eichorst, stavolta appaiono quasi forzati aggiungendo poco di significativo a quanto già noto. Che Setrakian sia fuggito dal campo di concentramento e conosca il Master è un qualcosa di ovvio visto che è vivo e combattente nella New York di oggi. E che Eichorst sia stato promosso dal Master a suo più fidato aiutante come ricompensa per la fede mostrata è altrettanto ovvio viste le sue condizioni attuali. In questo senso, i flashback servono solo a mostrare finalmente il volto del Master in tutta la sua disturbante ferocia. Ma si sarebbe potuti arrivare a questo disvelamento anche più avanti senza che la storia ne soffrisse.

“The Strain” continua nella sua corsa come un ciclista lanciato in una veloce discesa. E lo fa prendendo di tanto in tanto qualche buca (troppo semplici gli incontri casuali tra i protagonisti) che non si traduce però in pericolose sbandate. Se avete deciso di salire a bordo, non vi resta che mettervi comodi e godervi la corsa. Buon divertimento !

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