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The Strain: Recensione dell’Episodio 1.05 – Runaways

Posso confessarlo senza troppi peli sulla lingua: questo telefilm non è proprio il mio genere. Sarà ben strutturato, avrà una trama appagante e misteriosa, la dose di horror non guasta ad aumentare il pathos e neppure la bravura degli attori, ma continua a mancargli, a pare mio, una scintilla che, a quanto pare, tutti hanno intravisto tranne me. Poco male, dovrete sorbirvi una voce totalmente fuori dal coro e non me ne dispiaccio minimamente.

Eravamo rimasti a due mostri decapitati la volta scorsa. Nora ed Ephraim si erano trovati di fronte alla brutalità e alla mostruosità dell’infezione che aveva colpito la bambina Arnault e suo padre. L’arrivo tempestivo di Abraham (ho imparato il nome, avete visto?) gli aveva risparmiato molto dolore, oltre a salvargli la vita. Ma se da un lato Ephraim si era dimostrato aperto alla possibilità di salvezza offerta dall’ebreo, Nora aveva rigettato senza possibilità di fuga l’idea di uccidere quelli che, per lei, erano ancora dei pazienti in tutto e per tutto. Desideroso di scoprire di più circa ciò che Abraham sa, Ephraim lo sottopone al terzo grado nella casa del delitto, in cui l’ebreo cucina bellamente, premurandosi poi perfino di lavare i piatti sporchi. Quest’ultimo spiega al dottore che quello che lui chiama virus ha un’origine molto antica, di cui gli aveva perfino raccontato sua nonna e con cui lui si è scontrato in prima persona in un campo di concentramento nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. I flashback hanno fatto guadagnare punti all’episodio, lo ammetto, ma del resto sono una preda facile quando si tratta di storia, non me ne vogliate. Abraham definisce quindi questi esseri ‘strigoi’ (chi ha letto Vampire Academy, alzate le mani? Bene: vi si è accesa qualche lampadina?). Per chi non fosse familiare con i libri di Richelle Mead, nel suo universo gli strigoi sono vampiri senz’anima che si cibano di sangue umano e non possono uscire alla luce del sole: descrizione piuttosto similare, se vogliamo.

Eccezion fatta per il fatto che questi strigoi hanno un padrone molto brutto e molto cattivo in agguato dietro le quinte, in attesa di spuntare fuori da un momento all’altro e renderci tutti schiavi della sua malattia. In modo da poter dare prova ai suoi superiori alla CDC dell’esistenza di questi strigoi, il dottore decide di seguire Abraham alla casa di uno dei sopravvissuti – esatto, quello che si era incatenato da solo nel proprio capanno degli attrezzi. Arrivati sul posto trovano la moglie del soggetto impiccata e l’essere in questione più aggressivo ed affamato che mai. Una volta ucciso, decapitato e bruciato, Ephraim decide di mostrare il video ai suoi superiori, supportato da un titubante ma quanto mai deciso a farsi perdonare Jim. Quando tuttavia mostrano il video a chi di dovere, lo scetticismo prevale sul buon senso e il dottor Goodweather non ha altra scelta se non scappare, in modo tale da poter continuare la sua crociata e ricerca della verità. Non ho particolarmente in simpatia nessuno dei personaggi fino ad ora introdotti (Abraham è l’eccezione, naturalmente) ma ho apprezzato il tentativo di Jim di farsi perdonare per il tradimento commesso, anche se non ha fatto altro che usare un cartellino magnetico. Posso farlo anche io, insomma

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Il dottore, a ragione, fugge per non restare impigliato in faccende burocratiche poiché è consapevole che il mondo, là fuori, è minacciato da mostri che non guardano in faccia a niente ed a nessuno, troppo impegnati a mangiarla la faccia. Ne sono la prova concreta il cantante, che fa fuori senza problemi chiunque gli capiti a tiro, e la super mamma. Inquietante è la scena in cui la tata tenta di portar via i bambini, prima che la donna riesca a far loro del male: insomma, mancava solo che chiedesse sale e pepe, visto che se li stava letteralmente gustando con gli occhi. Anche Vasiliy fa una spiacevole scoperta, capendo finalmente il motivo per cui i topi fuggivano dalle fogne. Quale posto migliore di far crescere un esercito di vampiri/mostri con il verme solitario se non nelle fogne? Dubitavo di riuscire mai a scoprire il collegamento del personaggio di Durand con l’intera trama ma, finalmente, credo che il suo ruolo sia chiaro e che la sua scoperta porti alla luce un dettaglio che non si era fino ad ora considerato: i mostriciattoli non solo si stanno moltiplicando ma si stanno perfino organizzando.

Se ne frega altamente della situazione Nora, invece, che decide di passare la giornata alla casa di riposo con sua madre, in una versione alternativa di ‘il mondo sta crollando ma io faccio finta di nulla’. Credo sia piuttosto normale come ciascuno reagisca in maniera differente al dolore, allo shock e alla morte ma per una scienziata, una dottoressa, credo che la sua reazione sia genuina ma poco credibile. Quando il mostro fa irruzione nella casa di riposo la realtà si scontra con la realtà-by-Nora e suppongo che evitare il problema, ora che ce l’ha davanti agli occhi, sia praticamente impossibile.

La storia procede, anche sufficientemente in fretta. Non è più soltanto una questione circoscritta a Ephraim e ai suoi aiutanti: Abraham ha iniziato a far fuori la gente, il governo è stato ufficialmente informato e i mostri si stanno organizzando nelle fogne. Sì, la trama regge ma continuo a pensare che manchi la scintilla. Magari potrebbe aiutarmi Abraham, visto che sembra avere con il fuoco più affinità di quanta ne abbia chiunque altro di mia conoscenza.

1.05 - Runaways

Dov'è la scintilla?

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Katia Kutsenko

Cavaliere della Corte di Netflix, rinomata per binge-watching e rewatch, Katia è la Paladina di Telefilm Central quando si tratta di tessere le lodi di period drama e serie tv fantasy. Le sue uniche droghe sono: la caffeina, Harry Potter e Chris Evans.

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