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The Strain : Recensione dell’episodio 1.04 – It’s not for everyone

Solo gli stupidi non cambiano mai idea. Solo loro si ostinano a permanere cocciutamente nella propria incrollabile opinione anche quando l’evidenza contraria obbliga a rivedere l’iniziale impressione. Magari chi scrive apparterrà a questa esecrabile categoria per qualche altro motivo, ma almeno spero di non essere vittima della fastidiosa sindrome del “convinto a prescindere”, di chi ha dato un certo giudizio su una serie tv e non è disposto a mutarlo per non riconoscere che aveva sbagliato. Perché “The Strain” sta indubbiamente migliorando e quel “deludente” che sintetizzava la mia critica del secondo episodio va forzatamente rivisto.

Come dice il titolo di questo episodio, “The Strain” non è per tutti. Non è per chi cerca una serie che offra chiavi di lettura profonde che vadano oltre quanto viene mostrato; né per chi ama trame orizzontali complesse e cariche di intrighi dagli sviluppi difficili da prevedere. Ma “The Strain” riesce comunque a centrare il suo obiettivo dichiarato che è quello di offrire un intrattenimento leggero condito di brividi a volte un po’ telefonati e scene macabre disgustose quanto basta a farti girare lo sguardo altrove. Dopo i primi due episodi che dedicavano molto tempo a caratterizzare in maniera troppo accentuata buoni e cattivi quasi Del Toro e Hogan temessero di lasciare dubbi nello spettatore meno sveglio, la serie ha decisamente accelerato caratterizzandosi ora per la velocità con cui le carte in tavola vengono mostrate per essere poi rapidamente sostituite per una nuova mano. Eph, Nora e Jim formavano un trio affiatato che lavorava insieme in modo efficiente e coordinato, ma basta un singolo episodio a spezzare questo solido legame dopo la confessione di Jim che gli fa guadagnare il convinto disprezzo senza possibilità di assoluzione da parte di Eph e Nora. Allo stesso modo, Eldritch Palmer sembrava essere pienamente convinto della lealtà dei suoi mostruosi compari fino al punto di sfruttare tutta la sua munifica influenza per corrompere le più alte cariche istituzionali.

Ed, invece, la paura di una morte imminente gli fa cambiare idea accettando quel trapianto che già aveva rifiutato credendo nel miracolo promesso dal freddo Eichorst. Ancora Eph e Nora sono protagonisti di un ennesimo cambio di alleanze con il dottore che, convinto dall’attacco della bimba vampira e del suo defunto padre infetto sventato solo grazie all’intervento risolutore del deus ex machina Setrakian, accetta immediatamente di cambiare la propria missione da “curare i malati” a “sterminare i mostri” anche a costo di contraddire una spaventata e per nulla convinta Nora. Alleanze che solo un episodio fa sembravano incrollabili che invece si sfaldano con la stessa rapidità con cui crolla un castello di carte al primo soffio di vento. Quasi che “The Strain” volesse recuperare il tempo perso nei primi due episodi e correre verso le prossime fasi di quella che potrebbe essere una epidemia da combattere non con i sofisticati rimedi della scienza più avanzata, ma con le affilati armi della spada e del fuoco.

Ci si domandava l’altra volta se “The Strain” facesse paura. Se (opinione personale) continua ad essere vero che i momenti di tensione sono troppo preannunciati per essere davvero spaventosi (chi non si aspettava che dal buio del capanno sbucasse Ansel dopo aver visto il cane ucciso lì fuori ?), è indubbiamente vero che molte scene sono decisamente disturbanti. L’intera autopsia è un indugiare insistito sui dettagli più macabri e la descrizione scientifica che Eph e Nora danno dei diversi organi mutati (i genitali sostituiti da una più efficiente cloaca, le pieghe vestibolari per la dispersione del calore, il sistema circolatorio alternativo) anziché essere rasserenante fa aumentare il senso di disgusto per quel che si vede. E che questo fosse lo scopo degli autori è sottolineato dalla regia che non lesina primi piani del corpo squarciato, della testa schiacciata e ridotta ad un ammasso informe (in verità, non un buon lavoro di make up dato che appare spudoratamente finta), di Eph che sfila il parassita in tutta la sua lunghezza dal cadavere sventrato. Scene che magari non spaventano, ma che mettono a dura prova anche gli stomaci più forti.

Da tanto splatter si salva, invece, la coppia Ansel – Ann Marie nonostante il primo abbia quasi completato la mutazione. Ai due sposi sembra essere stato riservato il compito di riscrivere la favola della bella e la bestia. Pur non avendo la fiabesca avvenenza di Belle, Ann Marie ne ha il carattere mite e la dedizione incrollabile (sorretta da una fede religiosa che appare subito estrema) al marito malato. A sua volta, Ansel ha i modi timidi del dimesso impiegato che si distingue per il proprio anonimato e che si trova improvvisamente a dover combattere con una mostruosità che sa di non poter controllare. La catena che si lega al collo e il supplichevole invito ad essere abbandonato sono la sua estrema dichiarazione d’amore per la moglie fedele e vorrebbero regalare un tocco di serenità in una serie dove tutto può sempre evolvere nel peggiore dei modi. Ma qui non siamo un rassicurante cartoon Disney per cui la bella non è la dolce salvatrice del suo popolo, ma una moglie innamorata e vendicativa che pensa di aiutare il marito malato sacrificandogli con piacere il vicino odioso. D’altra parte, si sa, l’ira dei timidi è sempre la più pericolosa.

Restano ancora ai margini della storyline principale sia Vasiliy, che in questo episodio non compare proprio, e Gus a cui invece è dedicato molto spazio. Le scene con l’esattore dell’affitto e i ricettatori di auto rubate vogliono chiaramente evidenziare quanto il teppista ispanico sia abile nel raggiungere i suoi obiettivi. Al tempo stesso, i gesti d’affetto verso la madre (e la severità verso il fratello tossico va letta anche in questo senso) e il restituire l’orologio rubato permettono allo spettatore di empatizzare con un personaggio che presumibilmente finirà per iscriversi nella lista dei buoni. E non è un caso, quindi, che il proprietario di quello stesso orologio sia proprio quel Setrakian che guiderà una implacabile caccia ai disgustosi vampiri.

 “The Strain” non è privo di difetti e, anche in questo episodio, indulge a volte in semplificazioni estreme (che una singola persona sia in grado di bloccare tutta la rete internet di una città come New York è decisamente irrealistico) e personaggi quasi caricaturali (con una Dutch Velders che imita la Lisbeth Salander di “Uomini che odiano le donne”). Ma la sua forza è il non voler essere ciò che non è. È piuttosto come un discreto arciere che si impegni a scoccare le sue poche frecce verso il bersaglio assicurandosi che facciano centro. Non importa quanto sia minimo l’obiettivo che la serie si pone quanto piuttosto che lo raggiunga con sicurezza. Per questo “The Strain” non è più deludente. Perché solo gli stupidi non cambiano idea.

1.04 - It's not for everyone

Non per tutti

Valutazione Globale

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Winny Enodrac

In principio, quando ero bambino, volevo fare lo scienziato (pazzo) e oggi quello faccio di mestiere (senza il pazzo, spero); poi ho scoperto che parlare delle tonnellate di film e serie tv che vedevo solo con gli amici significava ossessionarli; e quindi eccomi a scrivere recensioni per ossessionare anche gli altri che non conosco

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