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The Strain : Recensione dell’ episodio 2.10 – The Assassin

TheStrain

Spinto dall’irrefrenabile onda del successo in America Latina, il singolo “Obsesion” debuttò ufficialmente nelle classifiche italiane il 26 Settembre del 2003 andando direttamente al primo posto e rimanendoci per quindici settimane consecutive, mentre saranno otto i mesi in cui resterà comunque nell’elenco dei singoli più venduti. Oltre ad arricchire di fama e denaro gli Aventura che lo avevano composto, l’indimenticato motivo latino americano ha contribuito a lanciare la danza bachata nelle sale italiane. Anche se il ritornello dichiara il contrario, la “obsesion” del titolo è l’amore del protagonista per la lei di turno già impegnata con un altro ed il testo è l’abbastanza scontato tentativo di chi canta di convincere la bella del suo sbaglio. Che cosa c’entra mai una canzone del genere con una serie come The Strain e con un episodio il cui titolo evoca proprio l’opposto di una storia di amore? “Niente”, dovrebbe essere la ovvia risposta. “Troppo” è invece la sorprendente conclusione. E in questo “troppo” non si nascondono solo note positive, ma anche una somma di difetti che comincia ad avvicinarsi ad un totale troppo alto per essere trascurato.

“Obsesion” è quella che Eph ha per Eldritch Palmer. L’essere scampato al killer assoldato dal magnate in calore (e su questo punto ci sarà da dire) e aver capito che la produzione in massa del virus anti strigoi è fallita ha radicalmente cambiato il punto di vista del dottore. Non è la prima volta, a dire il vero. Costretto da eventi che vanno manifestamente oltre ciò che la scienza ufficiale in cui ha sempre creduto gli ha insegnato, Eph ha prima abbracciato con convinzione la caccia di Setrakian al Master per poi tornare nuovamente ad una rinnovata fiducia in una medicina mutata in strumento di offesa. Non più un modo per curare le sfortunate vittime dei morsi vampireschi, ma una inestimabile risorsa per creare una arma letale per i seguaci del Maestro.

Anche questo apparente successo si è però mutato in una cocente disfatta e dalle ceneri brucianti di questo fallimento Eph è emerso rinnovato. Come una fenice che risorge dalla sua stessa fine, il dottore ha trovato nel fondo di troppi bicchieri di super alcolici un obiettivo preciso e a quello ha deciso di dedicare ogni sua attenzione fino anche rinunciare alla condivisibile missione di proteggere il petulante Zack (nota di merito a questo episodio per avercelo risparmiato) dai tentativi di rapimento di Kelly e trascurare una Nora sempre più in versione badass con tanto di spadone a tracolla.

Sebbene una svolta tanto radicale nel carattere del dottore (diventato anche dispensatore di battute sarcastiche) possa anche essere giustificabile, sono tuttavia le scelte conseguenti ad essere gestite piuttosto male. La risibile scelta di un fucile della seconda guerra mondiale come arma di alta precisione aveva già lasciato alquanto perplessi (come anche il modo di ottenerlo), ma l’appostamento nella posizione più ovvia e il piano evidentemente lacunoso (una moto in bella vista davanti alle scale di servizio non è la prima cosa che la polizia nota?) e l’alto rischio di fallimento (perché Eph non è mai stato un cecchino) suggeriscono che l’ossessione per Palmer ha fatto sorgere dalle ceneri non una superba fenice, ma una spennacchiata oca.

Non che Eldritch se la passi molto meglio da questo punto di vista. Il magnate cinico e lucido sembra aver pagato con la preziosa moneta dell’intelligenza (perché non si può realmente essere convinti che il Master sia un socio alla pari) il salato prezzo di un tardivo amore. Che questo amore sia poi dedicato alla avvenente segreteria tanto più giovane da poter essere la figlia è poi un cliché tanto abusato che gli stessi autori non possono fare a meno di sottolinearlo attraverso lo scontato commento di Dutch. Pur non avendo letto la trilogia da cui la serie è tratta, è sufficiente un rapido giro sui forum dedicati a “The Strain” per scoprire che questa discutibile liaison è stata creata proprio per la tv quasi che (come notava il nostro Andrea in qualche recensione passata) Logan e del Toro avessero paura che vampiri assetati di sangue in lotta per la conquista di New York non fossero sufficienti a tener viva l’attenzione degli spettatori.

Quello che però i due non hanno (o fingono di non aver) capito è che il pubblico di “The Strain” non cerca romantiche storie d’amore della terza età (la giovane Coco con il vecchio Eldritch) o tormentati triangoli (la non monogama Dutch con l’insipida Nikki e il geloso Fet). Al contrario, queste scene risultano ridondanti e superflue finendo per rallentare il ritmo che dovrebbe invece essere frenetico o comunque adrenalinico. Quel che è peggio, l’eccessivo minutaggio concesso a queste trame fuori luogo mette forzatamente in pausa temi che invece meriterebbero maggiore attenzione. Che senso ha avuto infatti introdurre gli Antichi prima e Quinlan poi se sono due episodi che il cacciatore diurno non appare? A che pro presentare il personaggio di Angel e mostrare il suo rapporto con Gus se poi non ci viene detto più nulla di loro e li si lascia al ristorante indiano ad aspettare chissà cosa? Era davvero necessario quindi infarcire la serie di queste pene d’amore? Ognuno si dia la risposta che trova più conveniente ché da quanto scritto si intuisce quella del misero recensore.

Chi invece rimane coerente nella sua ossessione è il vecchio Setrakian che all’uccisione del Master ha dedicato tanta parte della sua vita che è inevitabile non sorprendersi quando ritiene più importante la ricerca del libro maledetto piuttosto che aiutare Dutch e Eph. Se questa sua ossessione viene infine felicemente ripagata dal ritrovamento dell’Occido Lumen, anche questo successo ha un costo ed è la prima decisa frattura con Nora e Fet. In particolare, è proprio lo sterminatore di topi e strigoi a mostrare con lo sguardo irato più che con le brevi ma decise parole il proprio completo disaccordo con la filosofia di quello che aveva finora considerato quasi un padre putativo da ammirare e proteggere.

Dove porterà questa prima incrinatura del rapporto tra i due è difficile prevederlo, ma sarà interessante capire come questo influirà sulle scelte dello scontroso ebreo. Come altrettanto difficile è capire la necessità e il senso di trasformare la paladina di Red Hook Justine Faraldo in una parodia di un boss di Gomorra che pretende il pizzo per difendere i ricchi dell’Upper East Side (e pure che questi preferiscano la morte piuttosto che rinunciare ad una parte dopotutto irrisoria del loro patrimonio è una sfida al buonsenso, ad essere onesti).

The Strain ha ancora buoni momenti (come il dialogo tra Eph ed Eldritch o il feroce sarcasmo di Eichorst che si vendica così della passata sfuriata del magnate innamorato) e, seppure in modo sempre più farraginoso, continua a scorrere in maniera abbastanza godibile. Ma il rosa confetto stona sul nero cupo e rischia di diventare una gravosa zavorra che potrebbe anche affossare un prodotto che fin qui era stato più che apprezzabile. Non resta che sperare che queste scelte discutibili facciano l’ingloriosa fine della nuova sigla: solo un tentativo durato poco cancellato da un rapido  ritorno a più degne origini.

P.S.: ma la nuova sigla non era poi così male !

2.10 – The Assassin
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