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The Strain : Recensione dell’ episodio 1.12 – Last rites

Manca ormai solo il presente episodio al season finale di questa prima stagione della creatura di Guillermo del Toro e Chuck Hogan ed è quindi il momento opportuno per celebrare gli ultimi riti quasi a propiziarsi il favore degli spettatori che hanno seguito tutte le funzioni settimanali. Certamente il titolo di questo pre – finale fa riferimento alla versione tanto crudele quanto dolorosa che il rito funebre assume quando si è in lotta con i famelici strigoi guidati dal feroce Master. Ma troppo difficile è sfuggire alla suggestiva idea che lo stesso titolo si riferisca anche a quanto gli autori vogliono fare prima di congedarsi dalla loro opera.

E a quanto devono fare per imprimere una accelerata decisa al conflitto tra la disomogenea armata del bene guidata da Setrakian ed Eph e il compatto esercito degli strigoi agli ordini di Eichorst e del suo maestro. Oltre che in palese difficoltà da un punto di vista meramente numerico, le forze di Eph e soci sono nettamente svantaggiate dall’impossibilità che s’è vista finora nel cercare alleati nella loro battaglia. È per questo motivo che l’intervento ex machina della pentita Dutch (i cui dialoghi con Vasiliy sono forse troppo lunghi visto che è apparso evidente fin da subito che i due sono candidati ad una storia di amore della serie “anche i duri hanno un cuore tenero”) è necessario per colmare questo gap offrendo a Eph la possibilità di informare i cittadini della minaccia in corso. Tralasciando ogni commento sulle capacità oratorie del dottore (impacciato come un bimbo che legge la poesia di Natale e inutilmente prolisso considerato il poco tempo a disposizione), va detto che proprio il perdurare delle difficoltà di comunicazione è un punto debole della credibilità della storia narrata. Possibile mai che il governo centrale continui a rimanere immobile di fronte ad un black out che esclude dal resto del mondo una città come New York?

Possibile che con omicidi quotidiani, persone che scompaiono, mostri che si aggirano liberi, la vita continui normalmente e nessuno si preoccupi di uscire la sera? Se è paradossalmente facile accettare l’esistenza degli strigoi, bisogna fare un grosso appello alla “sospensione della credulità” per considerare normale questa completa e ingiustificabile assenza delle istituzioni. Lasciati soli al proprio destino di eroi per forza, i nostri devono inevitabilmente affrontare perdite dolorose e, se negli episodi scorsi abbiamo visto Eph dover rinunciare alla moglie e Dutch alla propria compagna, è stavolta Nora a dover pagare il prezzo del proprio eroismo. Coerente con quanto detto a Vasiliy in occasione della morte di Jim, la dottoressa si assume il gravoso compito di essere la persona amata che celebra l’ultimo rito per donare la pace eterna al proprio caro estinto.

È efficace qui Mia Maestro nel rendere il dolore e la rabbia, la frustrazione e la rassegnazione con cui Nora deve decapitare il cadavere della madre appena morta. Scena che anticipa e riprende il tema dei flahsback che mostrano come un analogo rito funebre sia stato celebrato da un giovane Setrakian appena rimasto vedovo dell’amata moglie (il cui cuore deforme è stato conservato come macabro memento). Come Nora deve separarsi dalla madre prima di affrontare lo scontro finale, così un rinfrancato professore deve abbandonare il pietoso trofeo per sperare di portare a termine la sua pluriennale caccia.

Ad uccidere l’anziana madre di Nora è il redivivo Gabe durante l’improvviso assalto degli strigoi, guidati da un sempre gelido Eichorst, alla base non più tanto segreta dei nostri eroi. La scontata fuga senza ulteriori perdite della nostra comitiva diluisce la tensione che la scena dovrebbe comunicare, ma l’intera sequenza è un rito necessario per aumentare il senso di inquietante precarietà che aleggia sul gruppo di Setrakian. Al tempo stesso, il mancato scontro offre interessanti spunti sulle caratteristiche degli stessi strigoi. Se, infatti, finora ci si era limitati a mostrare creature che agiscono in maniera istintiva guidati dalla inesauribile sete di sangue o obbedienti agli ordini telepatici del Master, stavolta vediamo anche un gruppo di vampiri che si muove con la fluidità di chi è in pieno possesso delle proprie capacità intellettive ed è capace di compiere azioni organizzate (come usare un piede di porco per scardinare una porta). Una sorta di gerarchia, quindi, all’interno della finora omogenea massa di mostri indistinti. A ben vedere, però, questa distinzione è funzionale allo scopo di affiancare ad Eichorst una squadra operativa che lo aiuti nella realizzazione dei propri malvagi piani. E, nell’ottica di permettere tutto ciò che sia funzionale allo sviluppo della trama, diventa perdonabile anche l’incomprensibile ritardo con cui questo assalto ha luogo. Se, infatti, Eichorst conosceva già dove Setrakian si nascondeva, perché attendere tanto per assaltare la sua base? Semplicemente perché farlo prima avrebbe significato impedire che il secolare nemico del preferito dal Master organizzasse la resistenza necessaria a scrivere questa storia.

Ad opporsi agli ormai sempre più dominanti strigoi non sarà, però, solo il gruppo di Setrakian, ma sempre più è Gus il candidato al ruolo di leader di una banda alternativa. Tra gli ultimi riti da compiere prima del season finale, c’è anche quello di dare una degna collocazione al teppista latino a cui era finora sempre difettata non la volontà o il coraggio di opporsi all’avanzata dei mostri, ma i mezzi e una strategia. Sequestrando Alonzo, Gus pensa di potersi procurare i primi, ma è palese quanto perdente sia la sua idea di agire in solitario. È per questo che in suo aiuto interviene la misteriosa quanto intrigante squadra speciale formata dai vampiri buoni introdotta brevemente in passato e colpevolmente lasciata in disparte in seguito. Che questi decidano di sequestrare soltanto Gus e non Alonzo lascia intendere che da tempo ne seguivano nell’ombra i movimenti quasi che volessero testarne le doti in vista di un probabile incarico che, si spera, gli verrà affidato nel prossimo episodio. L’improvvisa comparsa della squadra vampiresca è preceduta da un apparentemente incomprensibile sparatoria tra Gus e Alonzo (capace di centrare alla testa gli strigoi, ma di mancare l’uomo a un metro al suo fianco) che preferiscono spararsi addosso invece che unire le forze per combattere l’orda di mostri. Per quanto poco credibile, questa scelta è però coerente con le parole di Setrakian che aveva ricordato quanto la migliore arma del Master fossero proprio i difetti stessi della natura umana. E quale miglior alleato se non la cronica incapacità dell’uomo di anteporre il bene comune al proprio egoistico interesse ?

È, in fondo, proprio questo egoismo viscerale che ha spinto il malato terminale Eldritch Palmer a mettere tutto il suo potere al servizio di Eichorst e del suo Master pur sapendo che in questo modo avrebbe salvato sé stesso, ma condannato il resto dell’umanità ad un destino di morte certa. Palmer riceve infine la propria agognata ricompensa celebrando la propria guarigione (dato che di questo e non di una mutazione sembra trattarsi) con una rituale danza sotto la pioggia. Merito di un Master che dimostra di mantenere le proprie promesse, ma che mostra anche un make up che continua ad essere spaventoso non per il suo aspetto, ma per la ridicola povertà del risultato. Sarebbe il caso di evitare primi piani che illustrano impietosamente quanto poco curata sia la realizzazione di quella che dovrebbe essere una figura spaventosa, ma che appare invece come una maschera pacchiana e realizzata con troppa approssimazione per essere anche solo accettabile. Ecco, magari questo potrebbe essere un ultimo rito da far officiare a qualche truccatore un po’ meno svogliato !

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