Cinema

The Silence: meglio restare zitti – la recensione del film Netflix con Stanley Tucci and Kiernan Shipka

The Silence - recensione del film Netflix
IMDb

Titolo: The Silence

Genere: horror

Anno: 2019

Durata: 1h 30m

Regia: John R. Leonetti

Sceneggiatura: Carey Van Dyke, Shane Van Dyke

Cast principale: Stanley Tucci, Kiernan Shipka, Miranda Otto

In principio fu A quiet place di John Krasinki con Emily Blunt e una messe di lodi della critica e incassi al botteghino. Anche se l’idea di base, in realtà, era stata già pubblicata in un romanzo di Tim Lebbon. Poi dopo è venuto Bird Box su Netflix con Sandra Bullock ed ancora un più che soddisfacente successo di pubblico (accompagnato dalla riprovevole bird box challenge). E in mezzo c’è anche la prima stagione di Le terrificanti avventure di Sabrina, remake in salsa teen black drama della popolare sit com Sabrina – Vita da strega di fine anni Novanta. Tutto questo in soli due anni.  Che portano dritti a questo The Silence.

The Silence - recensione del film Netflix

Una brutta copia di una bella idea

Sebbene il film diretto dal John R. Leonetti di The Conjuring e Annabelle si presenti come basato sul romanzo omonimo, è innegabile che il suo vero punto di riferimento sia il film di Krasinski. Talmente punto di riferimento che si può parlare senza paura di essere smentiti di una vera e propria copia. Troppe le somiglianze di trama e situazioni per non sottolinearle. Anche perché balzano in faccia allo spettatore dichiarandosi tali con la stessa sfacciataggine di chi copi dal compagno di banco senza neanche cambiare il nome in fondo al compito in classe. Una mancanza di originalità che rende la sceneggiatura svogliata e frettolosa come se gli autori si preoccupassero di arrivare al minutaggio minimo per un film TV che è quello che a Netflix evidentemente interessava.

The Silence e A quiet place si assomigliano in tutto. Stessi mostri ciechi ma sensibili ad ogni minimo rumore (alieni nel film di Krasinski, pipistrelli preistorici in questo di Netflix). Stesse dinamiche con la famiglia unita contro il nemico esterno (ma qui è il padre invece che la madre ad essere l’ultimo baluardo). Stessa idea coerente con un neonato filone horror che vede la paura nascere dalla privazione di uno dei sensi. L’udito in The Silencee in A quiet place, la vista in Bird Box. Proprio questo ripetuta ed inevitabile sensazione di deja – vu indebolisce il film di Leonetti perché rende prevedibile sia lo sviluppo della trama che lo svolgersi dei momenti che dovrebbero essere più spaventosi. Ed essere prevedibile è qualcosa che un horror non può assolutamente permettersi perché cancella a priori ogni tensione annegando ogni scena in un mare di ho già capito come va a finire.

Un copia e incolla da A quiet place e Bird Box che fa di The Silence un film povero di idee e soprattutto incapace di spaventare come vorrebbe e dovrebbe.

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The Silence - recensione del film Netflix

Troppa fretta per cavalcare l’onda

A rendere The Silence un film rapidamente dimenticabile e fastidiosamente incompleto è soprattutto l’eccessiva superficialità nello scrivere una sceneggiatura che ogni tanto prova ad aggiungere spunti che potrebbero dare una propria autonomia all’opera. Conseguenza nefasta è la sciatteria con cui argomenti potenzialmente interessanti sono seminati solo per essere spazzati via dal vento della fretta. La sordità di Ally viene presentata come recente e vista come una condizione di disagio da cui la ragazza trova la forza di scappare. Ma come e perché ciò sia avvenuto e quali mutamenti caratteriali questo evento abbia avuto su di lei sono problemi che al film non interessa approfondire.

Simile discorso per il rapporto con una famiglia che ha dovuto mutare le sue abitudini per non far pesare ad Ally la sopravvenuta disabilità. Si potrebbe supporre che ciò abbia influito sui diversi personaggi facendo passare in secondo piano problemi che avrebbero potuto turbare un precario status quo (come la malattia suggerita ma non chiarita della nonna). Ma anche qui è tutto un accennare di sfuggita perché non c’è voglia e tempo di mostrare. Idem per la figura del padre Hugh che si erge a difensore della figlia per poi diventare baluardo contro ogni male. Ma il tutto appare troppo repentino e non motivato.

The Silence vorrebbe anche seguire la corrente delle ultime survivor series (aperta da The Walking Dead) che vede nell’umanità stessa il nemico più pericoloso quando la civiltà collassa e ogni regola viene meno. A questo dovrebbe servire assegnare al prete sinistramente silenzioso il ruolo del villain nella seconda parte del film. Ma anche questa figura e i suoi seguaci sono introdotti ex abrupto e cancellati con la stessa rapidità.

Tutto, in The Silence, è fatto con una fretta motivata dai nomi presenti nel cast. Su tutti quello di Kiernan Shipka il cui successo in Le terrificanti avventure di Sabrina è il vero motivo per cui questo film è stato prodotto da Netflix. Cavalcare l’onda montante del successo meritato della ventenne attrice americana. Non a caso il film è rilasciato pochi giorni dopo la seconda stagione della serie tv prodotta dalla stessa Netflix. E non a caso nel cast compare Miranda Otto che è appunto coprotagonista della stessa serie.

Ma può bastare questo per motivare un film? The Silence è la risposta negativa.

The Silence - recensione del film Netflix

Chiedersi inutilmente troppi perché

Il problema in The Silence diventa, quindi, non chi e cosa, ma perché. Piuttosto che spaventarsi come dovrebbe succedere in un horror, lo spettatore è costretto a interrogarsi sulle questioni irrisolte e le incoerenze dello script. Così i mostri volanti hanno un udito sopraffino che permette loro di arrivare da lontano per un rumore nella foresta, ma sono incapaci di accorgersi di una rissa rumorosa giusto a un metro da loro. Sono inarrestabilmente voraci e incredibilmente numerosi, ma sono sopravvissuti per milioni di anni in una grotta senza cibo né spazio. Soffrono il freddo, ma sono restati sotto terra al gelo prosperando.

Ed è così per tutto, dai cellulari che non si scaricano mai alla connessione WiFi che prende anche nei boschi più remoti. Dalle mille raccomandazioni a non fare rumore mentre poi si parla tranquillamente ad alta voce pur continuando a usare il linguaggio dei segni. Da Ally che non ci sente, ma chissà perché si accorge di ogni arrivo dei mostri sempre prima degli altri. A Hugh eroe per caso che da placido ingegnere giacca e cravatta diventa in un attimo un action hero. In questo guazzabuglio di controsensi e personaggi allo sbaraglio, Stanley Tucci e Kiernan Shipka si impegnano a tenere la barra dritta recitando bene per quanto possibile  e mostrando una buona chimica. Altrettanto buona l’intesa con Miranda Otto, già rodata dalla serie tv più volte citata.

The Silence più che un film è un ammonimento. Meglio restare in silenzio se non si ha niente di nuovo da dire. Peccato non lo abbia seguito Netflix.

The Silence - la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
2.3

Giudizio Complessivo

Un copia e incolla fatto di fretta e pure male

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