
The Politician: Battaglie politiche su sfondo pastello. Recensione prima stagione
Recensione serie tv: The Politician
Piattaforma/Canale: Netflix
Data di Uscita: 27 settembre 2019
Trailer: Trailer di The Politician
Creatore e sceneggiatore: Ryan Murphy
Cast: Ben Platt, Gwyneth Paltrow, Jessica Lange, Lucy Boynton, David Corenswet, Theo Germaine, Laura Dreyfuss, Julia Schlaepfer, Zoey Deutch, Dylan McDermott, January Jones
La prima impressione che si ha guardando The Politician, la serie tv creata e sceneggiata da Ryan Murphy per Netflix, è di vedere un Glee sotto steroidi. Se vi soffermate un attimo a pensarci, però, non è una critica bensì un enorme complimento. Perché proprio come una sostanza stupefacente anche la miniserie in otto puntate crea dipendenza. Con le sue situazioni al limite del paradosso, con i personaggi autentici ma grotteschi, le scenografie dai colori sgargianti e la psichedelica simmetria.
Ryan Murphy fa uno sforzo per uscire dal circolo vizioso che l’ha caratterizzato gli ultimi anni della sua carriera. Per farlo scegliere un prodotto interessante, caratteristico, unico. Un prodotto che centra il segno.
The Politician, una vita prestabilita in una gabbia dorata


Una scuola elitaria di Santa Barbara. Studenti che lottano duramente non soltanto per il proprio posto in un contesto che assomiglia più alla battaglia di Pearl Harbor che ad una scuola superiore. Abiti che costano quanto il mio stipendio. The Politician introduce lo spettatore in questo mondo bizzarro e di tinte pastello, con una campagna elettorale in piena regola. A dirigerla è Payton Hobard (Ben Platt), fiancheggiato dai suoi leali consiglieri – McAfee (Laura Dreyfuss) e James (Theo Germaine) – e dalla sua futura first lady, Alice (Julia Schlaepfer). Perché se c’è una cosa che Peyton sa sicuramente è che un giorno sarà presidente degli Stati Uniti.
Per questo la battaglia per diventare presidente del corpo studentesco – prima contro la sua cotta segreta, River (David Corenswet), e poi contro la sua ragazza, Astrid (Lucy Boynton) – ha le tinte brutali e a tratti irrealistiche del mondo degli “adulti”. Tra colpi sleali, malattie inventate, veleno, relazioni clandestine, fughe – romantiche e non, The Politician mette in piedi uno spettacolo magnetico e affascinante.
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Ryan Murphy, il burattinaio di uno spettacolo con i fiocchi


A rendere la serie tv di Netflix così straordinaria e ammaliante è sicuramente la pennellata sicura e riconoscibile di Ryan Murphy. Il creatore di Glee, American Horror Story e American Crime Story abbandona le tinte cupe che avevano caratterizzato le sue ultime opere e torna ai colori sgargianti e le tonalità pastello di una società nobiliare americana inesistente. La sua mano certa muove una macchina da presa ferma, abilmente decisa. Le inquadrature sono aperte su scenografie bellissime ma insensate, come se si stesse camminando in un museo di arte moderna sperimentale. C’è simmetria, c’è spazialità – c’è anche disegno. C’è una scenografia ben delineata e sfruttata al meglio, sia per gli interni che per gli esterni di case ricche e bellissime.
L’extravaganza della vita dei giovani – ma anche adulti – di Santa Barbara è travolgente, anche grottesca a tratti. Ogni personaggio ha un proprio stile che lo definisce – i capellini fatti a maglia di Infinity, i completi di McAfee, le perle di Alicia, i dolcevita di Payton. Ciascuno è un micromondo di complessità ed emozioni unite a debolezze tipiche di qualsiasi adolescente, che nemmeno la ricchezza può del tutto eliminare.
The Politician che affronta tematiche importanti


Sono proprio questi personaggi a portare su schermo dei sentimenti fortissimi, a tratti quasi asfissianti. Payton ha una vita prestabilita davanti a se, in cui crede fermamente. Il non avere un piano definito, così come qualsiasi cavillo che si frapponga fra lui ed il suo obiettivo, lo mandano in paranoia. Panico. Nemmeno l’amore devoto di sua madre Georgina (Gwyneth Paltrow) può molto, in tal senso. Invece ben delineato è il suo personaggio, per altro, con tanto di cappello alla ex moglie di Chris Martin.
Poi ci sono forme d’amore più malsane, come quello di Riciardo verso Infinity oppure di Dusty Jackson (Jessica Lange), che avvelena sua nipote pur di averla accanto e avere una quantità spropositata di cose gratis. Una condotta agghiacciante, drammatica, che però porta in scena uno humor nero che la Lange riesce a gestire molto bene.
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Naturalmente non è per niente sana, proprio come non lo sono i gemelli fratellastri di Payton, delle macchiette che creano però un ottimo deterrente rispetto alla trama verticale. Oppure i genitori di Astrid – tra le interpretazioni più brillanti sono state proprio quelle di Dylan McDermott e January Jones nei panni di Theo e LisBeth Sloan.
Il vero colpo di scena nell’episodio #8


Ma anche se la definizione grafica e caratteriale dei personaggi fosse venuta meno, anche se avessimo avuto delle inquadrature un po’ meno geometriche, The Politician sarebbe stato comunque una serie tv interessantissima nel suo insieme. Perché nessuno si sarebbe aspettato un investimento narrativo ed emotivo così intenso per sette episodi – di cui l’ultimo un vero e proprio finale di stagione – prima di guardare l’episodio otto. Perché tutta la serie tv non è altro che una grande premessa della vera storia. Tutte le sofferenze, le dure lotte, la pazzia svaniscono davanti alla realizzazione che, in realtà, il bello deve ancora arrivare!
Un antefatto, un prologo. Niente di più.
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Un ottimo prodotto, un ottimo Murphy


Confesso che ho avuto più di uno scontro (mentale) con Murphy. Non sempre mi sono trovata d’accordo con le sue scelte, produttive e narrative. Ma con The Politician ammetto che ho assistito al suo riscatto (almeno per me). Ho visto una serie tv che ha fatto della satira nera il suo cavallo di battaglia, senza buttare le tinte pastello di scenografie e personaggi, valorizzate scena dopo scena. La scenografia con i dialoghi a molla, le personalità taglienti dei personaggi, l’aver creato una ship praticamente inesistente hanno reso incredibilmente semplice – ma anche complesso – guardare questi otto episodi. In una singola giornata, aggiungerei.
Per me The politician è promossa a pieni voti e, sinceramente, se non ci fosse una seconda stagione mi sentirei ferita nel profondo. Sappilo, Netflix.










