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The Path: Recensione della prima stagione

The Path

Le associazioni che il cervello è capace di fare mentre divaga da una premessa per finire poi a riflettere su tutt’altro o ricordare eventi completamente scollegati dal punto di partenza, sono spesso tanto affascinanti quanto misteriose da spiegare. Alle volte, invece, sono immediate come lampi che si accendono e si spengono in una notte tempestosa proprio quando stavi aspettando di vederli rischiarare le nubi minacciose. Se si segue una serie come The Path che presenta le alterne vicende dei membri di una setta religiosa (o movimento come direbbero i suoi seguaci), non è sorprendente trovarsi a pensare a quel dialogo avuto tempo fa con un parroco che del prete di chiesa ha sempre avuto poco. E quindi è idealmente ad una sua frase che si deve la chiave di lettura che forse meglio permette di interpretare il percorso dei protagonisti in questa prima stagione.

The Path S01Come quello di Cal (uno Hugh Dancy che si porta ancora appresso le fragilità instabili del suo Will Graham), prima riconosciuto e poi autoproclamatosi leader del Movimento della Luce, da troppo tempo orfano del suo padre fondatore bloccato a letto da un tumore terminale. Allontanato da un passato segnato da una madre oppressiva e da un disastroso alcolismo, Cal appare inizialmente come il candidato ideale alla successione essendo stato accompagnato dal fondatore del movimento fino ai gradini più alti della gerarchia di comando. Ma proprio l’assenza del suo mentore e il timore incontrollabile che tutto finisca con una promessa non mantenuta, cambieranno completamente il suo carattere facendo riemergere quei fantasmi che pensava di aver sconfitto. Perché il vero problema di Cal (direbbe quel prete) è che non crede di non credere. Al contrario, Cal è convinto di essere il più fedele tra i fedeli, l’unico in grado di comprendere il messaggio del fondatore anche se costui non può più comunicarne alcuno, il solo degno di guidare i suoi seguaci verso una nuova era fatta non più di un quieto isolamento, ma di una spasmodica caccia a nuovi proseliti. Ben vengano, quindi, le azioni mediaticamente eclatanti come il soccorso alle vittime di un tornado, la cura del figlio tossicodipendente di un ricco e brutale magnate, la protezione di clandestini. Tutti gesti che, in realtà, sono passi sempre più decisi verso il tradimento di quegli ideali in cui Cal è convinto di credere, ma che sono invece dettati dall’aver perso quella fede a cui si era sempre affidato. Gli scatti di ira improvvisa, il rapporto morboso con Mary, lo scontro politico con Felicia e Bill sono conseguenze naturali del non aver capito che il primo a non credere più nel movimento è lui stesso e il non volere accettare questa verità è il movente inarrestabile dell’omicidio di Silas. Cal raggiungerà, infine, l’agognato ruolo di erede di Steven Meyer sostituendosi al fondatore nella scrittura dei capitoli conclusivi del testo sacro della setta, ma lo farà cambiandone la natura di modo che possa ancora ritenersi il primo dei credenti.

The Path S01Radicalmente opposta è la situazione di Sarah (una Michelle Monaghan non sempre convincente) che invece crede di credere. Figlia di genitori seguaci del movimento fin dai suoi albori, Sarah è cresciuta senza mai mettere in dubbio nessuno dei principi che ha appreso e neanche traumi come l’esilio di una sorella che quella fede non ha avuto, ha fatto vacillare anche solo per un istante le sue granitiche fondamenta. Sebbene non violenta (ma comunque disposta ad accettare anche punizioni severe come il confino in cella per chi sbaglia e l’esilio perpetuo per i dissenzienti), Sarah è l’incarnazione perfetta del fanatismo più acritico. La fede assoluta negli insegnamenti del movimento meyerista è il carburante inesauribile che le consente di impegnarsi in prima linea nelle diverse attività sociali e di proporsi come punto di riferimento ideale per gli altri seguaci e complemento naturale per l’ascesa di Cal. Ma è anche la causa ottusa che la acceca al punto da preferire la sofferenza del figlio primogenito e la distruzione della sua stessa adorata famiglia non appena i due uomini di casa iniziano a dubitare della Luce. È proprio questo anteporre sempre e comunque la sua fede a tutto e tutti che ne fa un personaggio con il quale è difficile empatizzare per quanto apprezzabili siano alcune delle sue caritatevoli gesta.

The Path S01A subire le nefaste conseguenze dell’atteggiamento integralista di Sarah è principalmente Hawk (Kyle Allen) che, alle soglie della cerimonia in cui deve dare i voti per entrare a far parte in maniera indelebile della setta, si trova a scontrarsi con la forza inconsueta del primo amore. La relazione con la travagliata Ashley (Amy Forsyth) riesce a sfuggire al classico canovaccio della cotta adolescenziale al college proprio grazie alla influenza che ha su Hawk che arriverà a credere di non credere. Più di una volta, infatti, il ragazzo sarà sul punto di scegliere tra due diversi abbandoni entrambi ugualmente dolorosi (il movimento e quindi la famiglia o Ashley e quindi un sincero amore), ma sarà proprio quella fede di cui dubita a portarlo infine a pronunciare i voti. Quegli stessi voti a cui decide di venire meno il padre Eddie (un più che convincente Aaron Paul) che, proprio quando dovrebbe ascendere ai gradini più alti della fede, si trova invece a dover dubitare di ciò in cui ha sempre creduto. Lo si vede bene dal difficile rapporto con Sarah, dall’accondiscendente atteggiamento verso Hawk, dal segreto interesse per Alison Kemp che lo porta a mettere in dubbio anche l’onestà stessa del movimento. Eppure, è il modo di rapportarsi al detective in incognito Abe a mostrare che, in fondo, Eddie sta sbagliando perché il suo non credere di credere nasconde una comprensione diversa, ma più profonda degli insegnamenti del maestro. Non è quindi un caso che alla fine sia proprio Eddie a trovarsi al centro di quella serie di miracoli concreti che chiudono la prima stagione rovesciando il tavolo in vista della seconda.

Sono questi quattro modi diversi di rapportarsi ad una fede (e poco importa che quella dei meyeristi assomigli e finisca per essere più una setta dagli obiettivi materialistici che una vera e propria religione) a comporre l’ordito nascosto su cui si intrecciano i fili a volte non proprio ben tessuti di una trama che si giova anche della presenza di comprimari (su tutti la complessa Mary e la tormentata Alison) che permettono di movimentare una storia che rischierebbe di essere altrimenti troppo metafisica. I numeri soddisfacenti e i giudizi positivi hanno convinto Hulu a concedere agli autori una seconda possibilità. Rinnovo che possiamo considerare decisamente meritato. Ora devo solo convincere il parroco a vederla.

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The Path - Prima Stagione
  • La fede anche quando non c'è qualcosa in cui credere
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