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Pacific (The)

The Pacific – 1.01 Guadalcanal/Leckie

Servirà uno sforzo sovrumano per cercare di dimenticare Band of Brothers, o quanto meno per accantonarlo nei 50 minuti di durata di una puntata di the Pacific.

Lo ammetto: ho sperato per tutto il tempo che comparisse il mio bellissimo maggiore Winters (Damien Lewis) nella sua linda uniforme *_* invece il sogno non si è avverato.

Beh c’è anche da dire che la prima puntata di una serie è sempre difficile: bisogna conoscere i personaggi, imparare i nomi, entrare nella vicenda, ed inoltre ci troviamo di fronte ad un’opera corale che spiazza ancora di più.

(Le immagini dell’episodio nella Gallery)

Sicuramente raffinatissima la sigla, con quel carboncino che si sgretola e disegna a tratti grossolani delle figure intervallate da spezzoni di filmato. D’altra parte siamo in casa HBO, dove le sigle le sanno fare e diventano marchio incancellabile delle storie raccontate (The Wire, Oz, Carnivale, Six Feet Under).

La prima puntata ci fa seguire in modo, inizialmente, un po’ spezzato le vicende di tre ragazzi che si arruolano nei marines o sono chiamati in guerra: John Basilone militare di origine italiana (oddio finalmente degli italiani che parlano un italiano esistente! Non si vede spesso in giro…), Sidney Phillips, che lascia a casa l’amico Eugene non abile alla guerra, e Robert Leckie, giornalista desideroso di fare la propria parte.

Molto bello il parallelismo dei tre personaggi con le figure dei padri: che rimangono a casa: quello di John che preoccupato ma rassegnato poggia la propria mano su quella del figlio nel momento della festa prima della partenza; quello di Eugene – che si riflette sulla storia di Sidney – che non permette al figlio di arruolarsi a causa di un murmure cardiaco. Infine quello di Robert più interessato al semiasse dell’auto che alla partenza del figlio. Ecco quest’utlima storyline mi ha colpito molto. La prima idea che ho avuto è che il padre non riuscisse a metabolizzare ed assorbire emotivamente la partenza di Robert.  Anche fosse, sarebbe estremamente egoistico da parte sua mostrare quella freddezza di fronte ad un figlio che potrebbe non tornare più. Non voglio ovviamente pensare che fosse effettivamente disinteressato, anche perchè gli stacchi di regia indicavano altro. Probabilmente Bib è abituato a questo comportamento visto che trova in Vera, vicina di casa pressochè sconosciuta, un appiglio alla propria normalità. Non avendo nessun altro a cui scrivere, lo farà a lei.

Dell’addestramento sappiamo poco, non c’è Currahee, non c’è Sobel. In pieno stile sbarco in Normandia siamo catapultati sugli incrociatori del Pacifico con prima destinazione Guadalcanal.
Il teatro di guerra è quello a noi (generalmente) meno noto, quello del Pacifico, dove il Giappone imperiale sta conquistando buona parte dell’oriente. Come ben sappiamo a scatenare l’ingresso in guerra degli Stati Uniti è stata “la più grande sconfitta militare di ogni tempo” aka Pearl Harbour. Una situazione inizialmente tranquilla, con pochi ingaggi col nemico, ma un ambiente tremendamente ostile. La giungla, piena di suoni sconosciuti che ti tengono in tensione, il verso degli uccelli, la pioggia torrenziale, la vegetazione che sì ti copre, ma non ti permette di vedere. La prima battaglia, o meglio i primi scambi di artiglieria con i giapponesi arrivano di notte, la mattina le spiagge sono ricoperte di soldati nipponici mandati letteralmente al macello.

La sequenza più intensa, in pieno stile BoB (prometto, non lo dico più!) è sicuramente quella del soldato giapponese superstite che si dispera, probabilmente perché non capisce che cosa ci fa lì, probabilmente perché impaurito e ormai rassegnato a morire. Viene preso come tiro al bersaglio, nella solita equazione nemico = non persona, ma Robert usa la coscienza che gli è rimasta per finire le sue sofferenze (eh già in guerra questo si chiama, purtroppo, avere una coscienza). Anche i soldati del sol levante hanno madri e padri che li piangono, hanno paura e portano una bambolina  che li lega a casa. Bruciare le foto è l’unico modo per depersonalizzazione il nemico e cercare di rimanere vivi.

Non mi dilungo oltre, sottolineo la splendida fotografia e l’ottima regia. Come prima puntata il giudizio è sicuramente positivo ma per trarre delle conclusioni più solide bisognerà aspettare un altro po’ di minutaggio. Le aspettative non sono state deluse ed è già è molto.

 

VOTO 9 (di incoraggiamento)
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