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The Newsroom: Recensione dell’episodio 3.01 – Boston

“We are not in the middle of a third act, we’ve just got to the end of the first”

Meta – meta – meta – … cosa?THE NEWSROOM 3.01 TWITTER

Bello scottato dall’infausta Operation Genoa, il team di Newsroom inaugura le danze con le bombe alla maratona di Boston, correva l’anno 2013. Obiettivo, duplice: riconquistare la fiducia del proprio pubblico (con buona pace di Jerry Dantana che sarà a bersi i suoi milioni in qualche baraccio di Caracas) e dimostrare – facts are important! – cosa vuol dire fare buon giornalismo.

Fin qui, niente di nuovo.

Eppure c’è aria di rivalsa in casa ACN. Will e Mac ormai soffrono del complesso della seconda fonte; ma l’ansia di “farla giusta” – e di non finire quarti per nessun motivo – è anche l’occasione (intelligentemente colta) per mettere in chiaro cosa fa informazione e cosa disinformazione (capito figlia di Meryl Streep?). La vicenda di Sunil Thripati (per approfondire ci aiuta The Atlantic), il ragazzo identificato erroneamente dai social network come l’attentatore di Boston, è emblematica nell’era dello strapotere del passaparola (= twitter).THE NEWSROOM 3.01 NEAL

Se i capi stanno attenti a non farsi tentare dalla comunicazione qualunquista, il povero Neal Sampat invece si ficca subito in guai seri: i documenti scottanti che si ritrova in mano odorano, ancora una volta, di scoop fasullo. Una seconda chance per far le cose come il dio del giornalismo comanda?

Quali che siano le nuove sfide della redazione più cool della terra, fungono tutte da banco di prova per un Sorkin più metacitazionista che mai: questi 6 episodi conclusivi dovrebbero riscattare gli errori delle due stagioni dalle altalenanti fortune; errori commessi sia dai personaggi che dal loro autore. La speranza è che l’onesta autocritica di Sorkin porti a mitigare gli aspetti più fastidiosi di questa serie: la vena moraleggiante, la didascalicità, la pessima caratterizzazione femminile.THE NEWSROOM 3.01 HALLIE

Su donne e dintorni, ad esempio, c’è qualche sviluppo positivo. Ignorando la figlia di Meryl Streep (twitter-dipendente e pure raccomandata: c’è di peggio?), si apre il capitolo MAGGIE JORDAN. Pochi personaggi sono stati così paciugati e resi insopportabili, dunque chi meglio di Maggie può incarnare la voglia di ricominciare e di rifar le cose per bene? Ora che la disperazione post Uganda è solo un brutto ricordo (grazie Signore) e i capelli sono tornati normali, la timida producer può mettersi sulla strada giusta e non lasciarsi sfuggire la sua seconda occasione (gliela concederà anche Jim Harper? Lo sguardo sbavoso non lascia dubbi).

Non è chiaro cosa Sorkin abbia davvero in serbo per noi, soprattutto ripensando a quel “finalmente ho capito come scrivere questo show”. La verbosità, le piazzate liriche, l’abbondanza di spiegoni e la tracotanza idealistica sono ancora tutte lì. Ma ci sono anche l’autoironia (l’avete letta anche voi così la musica a tromboni sotto il primo goffo speech di Will? ) e un’insolita volontà riflessiva.

THE NEWSROOM 3.01 MAGGIESono le proporzioni che, bilanciandosi, potrebbero cambiare il tono e mettere a frutto tante potenzialità. Una stagione ridotta, meno dispersiva, potrebbe esprimere finalmente le buone intenzioni di una scrittura troppo spesso appesantita dall’invadenza dell’autore, e da una certa saccenza capace di intristire anche i fan più parziali.

Questo primo episodio riassume bene la fiducia di Sorkin nella sua creatura: si parte tra dubbi e incertezze, ci si chiede perché-come-quando, per poi ritrovare la temerarietà di chi è guidato dalle ragioni giuste.

Se non esagererà nel gioco di proiettare i suoi problemi di scrittura dello show all’interno dello show stesso, chissà, potremmo essere tentati di gettare il cuore oltre l’ostacolo, proprio come sembra aver fatto lui.

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