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The Newsroom: Recensione dell’episodio 2.05- News Night with Will McAvoy

Giunti a metà di questa seconda stagione, credo proprio che Sorkin e compagnia ci abbiano regalato l’episodio migliore della serie. La chiave, a mio parere, del successo di ‘New Night with Will McAvoy’ è stata la scelta di concentrare la narrazione in un unico giorno. L’episodio, infatti, si concentra sugli avvenimenti del 16 marzo 2012, seguendo quindi la produzione del notiziario solo di quella giornata, che tra le altre cose non è neanche stata una giornata particolarmente ricca dal punto di vista degli avvenimenti da raccontare, il che ha dato modo agli autori di concentrarsi sui personaggi che vengono spesso trascurati per dar peso alle notizie in sé.

newsmagsPer quanto riguarda Maggie c’è ancora da stabilire l’ordine cronologico della narrazione perché si è passati dai capelli corti e rossi dello scorso episodio, ai capelli nuovamente lunghi e biondi con Maggie, però, già rientrata dall’Africa. Trovo che questa sia una scelta un tantino assurda. L’ordine in cui sono stati mandati in onda gli ultimi due episodi non ha molto senso: prima fare un’episodio incentrato su Maggie e le conseguenza della sua esperienza in Uganda con ciò che ne consegue, per poi nell’episodio successivo tornare indietro di non si sa quanti giorni, creando una confusione immensa nello spettatore che probabilmente inizierà a pensare che in realtà la ragazza metta delle parrucche. In ogni caso Maggie si ritrova a tu per tu con Jim e nella lunghissima attesa del download del file audio della chiamata di George Zimmerman al 911 in occasione del omicidio da lui stesso commesso del 17enne Trayvon Martin, i due riescono finalmente a parlare; il loro rapporto non è, però, privo di tensioni. Da un lato Jim mette in dubbio la ‘sanità’ mentale o quantomeno la lucidità di Meggie a causa del suo problema con l’alcol, dall’altro lato Maggie esprime la sua, non altissima, opinione sulla nuova fiamma di Jim, ossia Hallie, accusandola di essere capace solo di parlare di sessismo, quasi come se parlare di sessismo, in un mondo dove il sessismo è ancora un problema grosso, fosse una pecca.

Anche Sloan è alle prese con dei problemi: un suo ex ha pubblicato delle sue foto in cui è nuda, su un sito porno. Il suo sconforto ci regala un’interessante interazione con Don che dopo averla trovata in lacrime sul pavimento, si siede al suo fianco e la consola. I due iniziano a parlare del più e del meno, finché sul finale l’ex riceve la punizione che si merita, ossia un calcio tra le gambe. Quella tra Sloan e Don potrebbe essere una amicizia/relazione molto interessante da portare avanti, ma sappiamo che gli autori di The Newsroom non sono il massimo nella narrazione dei rapporti interpersonali.

L’assoluto protagonista di questo episodio è però Will che, appena prima di cominciare la trasmissione, riceve una telefonata da un willzaiimpiegato dell’ospedale che gli comunica che il padre è stato ricoverato in seguito ad un infarto. E’ noto che il rapporto di Will con suo padre, un vecchio alcolizzato, non è dei migliori e questo è evidente dalla reazione di McAvoy alla telefonata che in sostanza è stata: “Adesso ho da fare, richiamo più tardi”. L’impassibilità di Will è stata dura da guardare. Il modo in cui ha provato più interesse non solo per il suo lavoro, ma soprattutto per un tweet di critica da parte di una ragazza piuttosto che per le condizioni di salute del proprio padre, potrebbe da un lato essere l’emblema di come gli uomini siano sempre più indifferenti nei confronti del prossimo, dall’altro potrebbe essere la rappresentazione di uomo che ha sofferto a causa del proprio padre e che vuole in qualche modo ricambiare il dolore. Evita così anche di dare ascolto ad un’amica, Mac, che gli consiglia di chiamare il genitore prima di pentirsene. Quando lo fa, infatti, è troppo tardi: all’altro capo del telefono c’è sua sorella che lo informa della morte di suo padre.

I momenti più interessanti dell’episodio vengono, però, dall’interazione tra Charlie e un vecchio amico, descritto come un agente segreto. Innanzitutto per la prima volta, forse, Charlie è trattato con serietà e non come un buffone alcolizzato; poi la cosa che rende le sue scene pregnanti è il fatto che se pur essenziali, con due uomini chiusi in una stanza a discutere, sono state caratterizzate da una forte intensità, causata dalla pesantezza e dall’enormità dell’argomento trattato. Alla base c’è sempre l’operazione Genoa: il vecchio amico è stato informato dell’inchiesta in atto da parte della redazione dell’ACN. E’ evidente sin da subito che la sua intenzione sia quella di dissuadere Charlie dal portare avanti la charliethotstoria per tutte le implicazioni che la pubblicazione della notizia potrebbe avere non solo sugli Stati Uniti ma sul mondo intero, rovinando la reputazione del paese e generando un disastro diplomatico di enormi dimensioni, oltre che una diffusa sfiducia nelle forze armate. Una delle cose più interessanti di questa serie è proprio il fatto di mostrare con grande realtà quanto sia sporco il mondo del giornalismo e quanto sia difficile, o quasi impossibile, non scendere a compromessi. Come era successo in occasione della campagna di Romnay, durante la quale era parso evidente che le domande e le risposte dovevano stare a quanto deciso dell’ufficio stampa del candidato, anche in questo caso è mostrato come la libertà di stampa non sia un diritto effettivo e completo. Charlie, però, non demorde e sul finire dell’episodio appare chiaro che sia determinato a trovare le prove dell’operazione Genoa e smascherare il terribile crimine di guerra.

Un episodio davvero molto bello, dove la concentrazione temporale ha fatto si che non ci fosse quel susseguirsi di fatti e che fosse dato più spazio ai personaggi che questa volta sono stati i protagonisti.  L’episodio chiude la prima metà di questa seconda stagione in netto miglioramento rispetto alla prima, lasciandoci la speranza che si prosegua in questa direzione e che si faccia chiarezza sull’ordine cronologico degli avvenimenti, visto quanto sono stati confusionari i precedenti.

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