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The Newsroom: Recensione dell’episodio 2.02- The Genoa Tip

Per chi nella vita aspira ad intraprendere la carriera giornalistica, questa serie è sicuramente un must, anche se non avendo sperimentato ancora la vita di redazione e ciò che implica, probabilmente potrebbe convincere a cambiare carriera. Per quanto, infatti, parliamo di finzione, la rappresentazione di quella che è una redazione, anche abbastanza importante, sembra molto vicina alla realtà, escluse magari raccomandazioni e quant’altro. La cosa che, personalmente, mi ha colpita di più di questa serie è il fatto di non essere “politically correct” come si suol dire, Sorkin e compagni non hanno, infatti, paura di affrontare tematiche scomode, e spesso, anzi, esagerano un po’ troppo, elencando una serie di fatti, quasi come se gli spettatori non avessero mai letto un quotidiano o guardato un notiziario, togliendo così tempo e spazio alla costruzione di una trama coerente e allo sviluppo dei personaggi e delle loro relazioni, sentimentali e non.  Questo è sicuramente un aspetto che in questa seconda stagione sembra essere migliorato, per quanto, si continui con la scarica a raffica di fatti.

L’episodio in questione prende il titolo da quello che dovrebbe essere il caso principale: Jeremy, con un’idea che potrebbe regalargli un Pulitzer, inizia ad indagare su una presunta operazione Genoa, condotta della marina militare statunitense, nella quale i marines avrebbero utilizzato gas nervino sui civili. Una storia molto interessante, se approfondita correttamente, come, almeno in questo episodio, non è stato fatto. Un’episodio che prende il nome da questo fatto in particolare non può dedicare così poco tempo e spazio alla cosa, con una sola telefonata a provare che Jeremy non è un pazzo visionario. Alla fine, infatti, riesce a contattare un sergente dei marines che conferma l’esistenza dell’operazione e di avervi partecipato lui stesso. Speriamo di scoprire qualcosa in più.

newsroom-s2ep2-300Altro aspetto molto interessante dell’episodio è stato senz’altro la dialettica, o meglio, la mancata dialettica tra Maggie e Jim. Lei è ai ferri corti: ha chiuso la sua relazione con Don, ha litigato con la sua migliore amica, nonché nuova coinquilina (o meglio affittuaria) e prova invano a parlare con Jim, che per dimenticarla e starle lontano decide di partire per seguire la campagna elettorale di Romney, avversario di Obama nelle ultime elezioni. E’ da notare come, a discapito di quanto dovrebbe essere in realtà, il giornalismo e la politica siano estremamente legati, tanto che, dopo l’uscita di Will contro i Repubblicani del Tea Party, Jim fa una fatica immane ad ottenere il permesso di salire sul pullman e lo fa solo grazie all’intervento di una reporter di un notiziario concorrente, Hallie, che a meno di cambi sciagurati, dovrebbe essere una sorta di nuovo interesse sentimentale di Jim, che non risponde alle numerose telefonate di Maggie, che decide quindi di partire per l’Uganda.

episode-12-1024-300x168Tema che avrebbe, a mio parere meritato maggiore approfondimento e che avrebbe consentito anche di sviluppare alcuni personaggi, o quantomeno quelli coinvolti nella vicenda, è sicuramente la storia di Troy Davis, condannato a morte nel 1991 e giustiziato il 21 settembre 2011 per aver assassinato un agente di polizia. La cosa che ha fatto clamore è che non solo l’uomo ha continuato per anni a proclamare la sua innocenza, ma non c’è mai stata alcuna prova evidente che confermasse la sua colpevolezza. Quello di Troy Davis è stato un caso che ha smosso il mondo interno e tantissime organizzazioni, tra le quali Amnesty International che si occupa nello specifico della difesa dei diritti umani. Come si può capire stiamo parlando di una vicenda importante da affrontare, vicenda che non può e non deve essere trattata con sufficienza. Sicuramente è parsa chiara sin dall’inizio la posizione dell’ACN e soprattutto di Don che si è battuto fino all’ultimo per evitare l’esecuzione, ma si sarebbe potuto fare qualcosa di più e il problema è che gli autori e i produttori di The Newsroom, sono, forse, un po’ troppo ambiziosi: ci sono troppi fatti, troppe notizie e storie da raccontare, inserirle tutte fa si che nessuna sia affrontata con la dovuta attenzione.

Lo stesso discorso vale anche per Occupy Wall Street, di cui si occupa il più giovane, Neal, che dimostra tutta la sua inesperienza nel momento in cui sottovaluta il fenomeno e finisce per ritrovarcisi dentro, sperimentando l’effettiva violenza delle forze dell’ordine, finendo in manette, salvato solo da un Will che ritrova il suo vigore e la sua personalità. E’ proprio lo sviluppo del personaggio di Will The-Newsroom-Season-2-Episode-2-The-Genoa-Tip-2-550x366-300x199che mi ha colpita: è l’emblema di cosa voglia dire entrare a far parte del mondo del giornalismo, dove ogni parola va misurata, dove quelle opinioni fastidiose non vanno dette e dove una parola di troppo può costarti la carriera e può costare cara alla redazione per cui lavori. E’ evidente, attraverso la storia di Will, che nel momento in cui si sceglie di fare questo mestiere si deve fare una scelta, scendere a compromessi per lavorare o rimanere fedeli a se stessi e a ciò che si pensa, esprimendo le proprie opinioni, indipendentemente dalle conseguenze. Un colpo come quello di essere rimosso dal proprio incarico, soprattutto in un giorno tanto importante, come il memorial dell’11 settembre, giorno in cui, tra l’altro, ha vissuto in diretta, proprio su quella stessa poltrona, tutto il dolore e il terrore, è difficile da assimilare, tant’è che Will prende la cosa come una crepa irreparabile per la sua carriera, finché proprio sul finale, si riscatta andando a tirare fuori Neal dalla prigione con uno scatto quasi d’ira nei confronti di un poliziotto, che di fronte però alla prova evidente dei soprusi subiti dal giovane reporter, non può fare altro che liberarlo.

Un episodio decisamente soddisfacente, con un passo in avanti in quello che è lo sviluppo dei vari personaggi, ma che ancora una volta mostra la pecca fondamentale di questa serie: si parla di tutto, ma bene di niente.

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