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The Musketeers: Recensione dell’episodio 2.05 – The Return

Athos come Aragorn: in questo caso a fare ritorno a quella che una volta si era soliti chiamare casa è il conte, non il re. Protagonista indiscusso dell’episodio, il fu conte de la Fère si ritrova ancora una volta a combattere con un passato che non è mai riuscito a sigillare, nonostante l’abbia richiuso in una botte di ferro e abbia provato a farla affondare in un oceano di vino.athos I ricordi della sua Milady de Winter tornano sempre a galla: ricordi di una vita felice, una vita dove tutto era più vivo perché bastava l’amore di una donna. Ma un uomo virtuoso e giusto come Athos (un lato, questo, che è molto più marcato nei libri che in questa serie, dove è troppo spesso identificato col ruolo di ubriacone) di fronte ai continui tradimenti e inganni che fanno crollare il suo intero mondo, non è stato in grado e non riuscirà mai a riprendersi, probabilmente, da questo passato che lo ha ferito nell’animo troppo profondamente. Solo quando si rende conto che il fantasma di Milady non può continuare a consumare se stesso oppure quelli che una volta erano i suoi concittadini il lato da eroe-moschettiere ritorna a brillare.

Perché, in fondo, i cittadini di Pinon rischiano di essere un’altra vittima di quel fantasma, non del barone cattivo di turno Renard (Miles Anderson) e suo figlio Edmond (Barney White). Abbandonanti da un conte che a causa di Milady non ha fatto il suo dovere, adesso rischiano di venire calpestati dai soprusi di quei due baroni rampanti che, se all’inizio si atteggiano come due alti aristocratici di campagna, nel corso dell’episodio mostrano tutta la loro scelleratezza e inciviltà. Non è il primo episodio dove si sente aria di rivoluzione in una Francia che invece ne era ben lontana: i moschettieri si sentono in dovere di mettersi dalla parte del popolo e buttarsi a capofitto in un assedio improvvisato, dopo aver cercato di trasformare in mezza giornata dei popolani in soldati disciplinati e dalla mira infallibile. Ma abbiamo perdonato almeno due o tre episodi fa questi difetti di trama che non molti telefilm ormai possono permettersi di avere: nonostante la prima parte sia lenta e si veda poca azione, nella seconda non c’è più spazio per le parole e si va diretti ai combattimenti corpo musketeers-pinon a corpo. In questo episodio, poi, le scene sul modesto campo di battaglia sono state davvero girate bene, con addirittura due assalti differenti e un campo minato improvvisato da Aramis che gli avrebbe garantito sicuramente i complimenti di Machiavelli.

Dai tre moschettieri iniziali ormai si è arrivati a cinque. Non siamo stati a Parigi in questo episodio, e quindi non sappiamo chi sia ora a comando del reggimento, ma l’inserimento dell’ex capitano Treville (Hugo Speer) nel quartetto è risultato naturalissimo. Una situazione temporanea, certo, ma è stato simpatico vedere Treville in azione sul campo a dirigere le operazioni e a mostrare le sue innate abilità da leader nonostante adesso sia pari grado con tutti gli altri. Sicuramente questa sua nuova posizione aiuterà a fare luce sul passato di Porthos che ancora una volta viene ricordato per qualche battuta, ma rimandato ad altri episodi.

E parlando di personaggi secondari, anche l’inserimento di Catherine (Marianne Oldham) è stato intrigante: la vedova del fratello di Athos, ma in gioventù destinata in sposa proprio al moschettiere, anche lei ha perso tutto a causa della truffatrice Milady de Winter. Dopo aver covato per anni il proprio odio per quella donna, alla fine di questa puntata sembra ben decisa a voler affrontare una volta per tutte il suo destino, armata fino ai denti. Musketeers-2.05Anche lei ha rappresentato una aristocrazia affamata soltanto di potere, terre e denaro, noncurante degli interessi materiali della popolazione. Il suo relegamento ai confini della società sembra non averla cambiata in nessun modo, a differenza di Athos che invece, abbandonando quella terra, ha comunque cercato di dare uno scopo e un senso positivo alla sua vita mettendosi al servizio del Re e dei suoi cittadini.

Quello di Athos è dunque un ritorno, in fin dei conti, che nessuno sapeva essere definitivo. Continuerà a combattere i suoi demoni a Parigi, magari in una bettola, ma come moschettiere del Re e con tutte le responsabilità che questo comporta, mai più come conte.

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