fbpx
Musketeers (The)

The Musketeers: Recensione dell’episodio 1.01 – Friends and Enemies

La BBC, i moschettieri e lo stile HBO ripulito per famiglie. Funziona?

Dopo aver mandato in onda Sherlock la BBC era costretta a riempire lo slot televisivo con qualcosa di altrettanto grandioso. Intendiamoci, impossibile replicare esattamente l’epicità del detective di Baker Street. Quello che però la BBC doveva fare era inserire qualcosa che potesse tenere altrettanto alta l’attenzione. Probabilmente l’idea di sfruttare i Tre Moschettieri, l’opera stra abusata di Alexander Dumas, non è stata così sbagliata.

themusketeers-101-03Tutti conoscono D’Artagnan, Athos, Porthos e Aramis. Tutti sanno chi sono, quali valori rappresentano indossando la divisa da Moschettiere di sua Maestà. Tutti sanno che il Cardinale Richelieu è l’apoteosi della malvagità e del doppio gioco. Tutti sanno tutto, insomma. E sappiamo anche bene che si tratta di un tema che è stato tentato e ritentato innumerevoli volte. Film, fiction, cartoni animati. Chi più ne ha. In effetti non c’è stato fino ad oggi nessun tentativo che sia stato realmente capace di imporsi sugli altri, di essere il “definitivo”. Per cui, c’è spazio. Inoltre il tema è sempre piacevole: azione, spadaccini, amore, onore, intrighi internazionali.

Ecco quindi una bella produzione, con tanti costumi ottimamente riprodotti, un dipartimento in cui la BBC è sempre stata maestra, girata con una fotografia lineare e soprattutto una regia volutamente semplice. Assenti quindi movimenti di camera ricercati e moderni, a favore di uno stile di ripresa a servizio delle interpretazioni degli attori. Questo si nota particolarmente bene nelle scene di combattimento, momenti in cui il cinema attuale ci ha abituati a un turbinare di punti di vista (anche troppo a volte) e in cui invece vediamo una notevole semplificazione. A dirla tutta, la fotografia non mi esalta particolarmente. La trovo fin troppo banale in molti momenti, soprattutto negli interni, dove l’illuminazione non è molto ispirata.

themusketeers-101-07Comunque, non c’è niente di male in questo. La storia scorre via liscia merito soprattutto di ciò di cui ho parlato in apertura. Tutti conoscono la storia dei Moschettieri, conoscono i personaggi. Per fortuna gli autori decidono di non insultare la nostra intelligenza proponendo un primo episodio super introduttivo che dia spazio alla presentazione di tutti i personaggi uno per uno. Un minimo, giusto quello che serve ad associare volti ai nomi che conosciamo. Ma per il resto si tira dritto. E questo è un grandissimo vantaggio di questo pilot, che può così correre veloce concentrandosi sulla narrazione piuttosto che sull’ennesima introduzione di personaggi noti.

E tutto sommato l’episodio ha ritmo e la storia è sensata. Peccato che la premessa del momento centrale, il conflitto, è che Atos rischia di essere giustiziato. Peccato perché sappiamo già che non morirà affatto, dato che è uno dei protagonisti e che siamo all’inizio. Il che un po’ annulla l’effetto urgenza che invece deve sempre avere la fase “B” di una storia. Vabbé, amen, per questa volta possiamo chiudere un occhio. Anche perché gli attori funzionano molto bene nei ruoli assegnati. Sicuramente Luke Pasqualino dovrà faticare più degli altri per dare vita al personaggio di D’Artagnan, tra i quattro il più complesso, che riunisce ingenuità e purezza con un lato oscuro che era più evidente nel romanzo che in ogni trasposizione mai fatta fino ad oggi (se non forse per “La Maschera di Ferro”, dove però l’effetto era mitigato dal fattore “salto in avanti di 30 anni”). C’è poi il Dottore Peter Capaldi, che siamo ansiosi di vedere in autunno sul suo TARDIS e che già adesso dimostra perché ha le carte in regola per coprire il ruolo del più longevo personaggio  della televisione. Il suo Richelieu sembra inizialmente troppo semplice, ma è l’eleganza del togliere che rende la sua interpretazione assolutamente perfetta, non sopra le righe, rischio in cui si incappa facilmente quando devi interpretare il “cattivo dei cattivi”.

themusketeers-101-05Al momento sembra che la serie sia sufficientemente a metà strada tra l’aderenza al romanzo e la voglia di creare un prodotto un po’ dark. Questo è un vantaggio. Addirittura, nell’introduzione, gli autori giocano con lo spiazzamento. D’Artagnan vecchio e Atos che lo assale per rapinarlo? “Ma dove siamo finiti?”. Mi sono chiesto se si sia trattato solo di una scelta ad effetto, per disorientare un po’, oppure se non sia stata una specie di “manifesto di intenzioni” degli autori. Come dire: “preparatevi a tutto”. Onestamente spero che sia così. Per due motivi principali. Prima di tutto, la BBC è forte ma non è la HBO e nel creare prodotti dark deve tralasciare le tinte più forti (come il porno, certo, ma non solo) che rendono davvero il prodotto qualcosa che “arriva più in là”. Secondo motivo, quello peggiore, è che il punto di forza iniziale, conoscere già i personaggi, è anche il problema maggiore. Sappiamo già la storia, sappiamo già cosa succederà, sappiamo già come andranno a finire tante cose. E sebbene un film cinematografico possa basarsi unicamente sul metodo di esposizione (esempio comico/banale: “Titanic” e la classica frase “sai che alla fine la nave affonda?”) lo stesso non vale per un mondo seriale, che invece ha bisogno assoluto di intreccio, soluzione/dissoluzione/ripartenza. O per farla breve: ti deve tenere lì. La curiosità, la voglia di scoprire cosa succede dopo è alla base dello storytelling, di ogni genere. Nella serialità, chiedendo allo spettatore di seguirti per ore e ore e ore, per un periodo prolungato, non si può annoiare. Ci vuole emozione. Che si tratti di Ugly Betty o di Agents of SHIELD, di X-Files o Friends.

Al momento quindi mi sento di promuovere questo pilot, ben fatto, interessante, scritto decentemente, recitato bene, esteticamente semplice ma accettabile, dotato di un bel ritmo e di un bello stile sonoro. I Moschettieri tirano sempre, uno per tutti tutti per uno. Saremo ancora qui tra cinque episodi? Stiamo a vedere. En garde BBC.

Comments
To Top