Mentalist (The)

The Mentalist: Recensione dell’episodio 7.12/ 7.13 – Brown Shag Carpet / White Orchids

“Anche dopo tutti questi anni, sei ancora un mistero per me!”

Sono combattuto, ve lo giuro. Sono combattuto e me ne pento. Sono combattuto perché fin dall’anno scorso ero il primo a urlare BASTA contro il voler rinnovare questa serie che ci ha accompagnato per 7 anni della nostra vita e ha voluto dare un finale rosa a quel ricordo di telefilm meno banale in confronto a quello che si è visto nella settima e ultima stagione.

blogger-image-1560508309Contenti? Amareggiati o delusi? Soppesando bene questa settima stagione non si può dire che gli autori non sono stati in grado di articolare questo filone romantico che toccava Patrick e Teresa. Persino io, che di romantico non ho neanche una cellula, mi sono dovuto inchinare alle parole di Patrick mentre si toglieva la fede al dito. Il discorso sul laghetto con annessa proposta di matrimonio è forse stata la scena più bella di questo doppio finale che ha provato a trarci in inganno più di una volta per farci sperare, a noi spietati e crudeli maniaci dell’azione, in un triste epilogo con morto incluso. Le carte in tavola per creare un finale scoppiettate c’erano tutte; il nuovo tenente dell’FBI Tork su cui si sono concretate un po’ troppe riprese, un pazzo serial killer in cerca di vendetta, Patrick che si espone ai media come era successo prima della morte della sua famiglia e quel matrimonio privato nel nuovo nido d’amore di Patrick e Teresa. Ma forse è stato proprio l’intento degli autori il fatto di creare tutti questi specchietti per le allodole, illudendoci fin dall’inizio che il finale si sarebbe tinto di rosso cambiando rotta proprio negli ultimi minuti per sorprenderci con un epilogo con fiori di pesco e cicogna inclusa.

Guardandomi però indietro vedo una stagione deludente e ripetitiva, che ha voluto sì prendere una rotta diversa cancellando le cicatrici di Red John, ma che è riuscita solo in queste ultime due puntate a risollevarsi regalando un finale (che io non condivido) in linea con le aspettative. Persino l’introduzione e la successiva morte dell’agente Vega non ci ha sconvolto più di tanto; il personaggio non era riuscito a dare peso alla trama e, forse proprio per la sua poca vicinanza con Patrick, non ci ha permesso di assimilare il lutto in maniera profonda, facendoci provare invece compassione per il povero Wyle che ha saputo ritagliarsi un ruolo un po’ più di spicco anche grazie al rapporto di “amicizia” con Cho nel finale.

Il voler correr ai ripari proponendo un serial killer interessante nel finale di stagione non basta per salvare la settima stagione, creata da Bruno Heller più per un fattore di audience e soldi che per un’attinenza a quella che era la trama originale di The Mentalist. L’esperimento a parer mio è fallito; CSI Patrick Jane non ha portato il risultato sperato. Il personaggio su cui si erano focalizzate sei stagioni si è visto pian piano portare via il palco in questi ultimi tredici episodi lasciando spazio alla triste e futile parentesi del passato di Abbott, alla fulminea carriera dell’agente Vega e a Teresa Lisbon, dove ogni puntata era un pretesto per spronarla a lasciare la carriera nell’FBI. Patrick è stato forse uno degli unici motivi per cui The Mentalist ha avuto il successo sperato; la sua eteblogger-image--1370316640rna ricerca di un nemico di cui si parlava a sprazzi ha quasi obbligato lo spettatore a rimanere fedele alla missione di vendetta del mentalista, portandolo al climax della serie quale è stato quello della sesta stagione. Il voler far raggiungere a Patrick l’obiettivo della sua vita era forse il miglior finale per The Mentalist, senza provare a sostituire Red John con Teresa Lisbon, facendola diventare, in maniera molto meno aggressiva, la sua futura “preda” da conquistare.

Guardando con un po’ di malinconia al passato non possiamo però non sederci ad ammirare quello che è stato The Mentalist e la bravura di Bruno Heller nel realizzare questo percorso che è durato sette anni e ci ha accompagnato nella “vecchiaia”, portandoci a pretendere sempre di più man mano che passavano gli anni. Le rughe che porta al viso Simon Baker le abbiamo viste modellarsi anche noi, il matrimonio tra Rigsby e Van Pelt l’abbiamo organizzato anche noi e la morte di Red John è stata anche grazie a noi. Sono combattuto quindi perché da una parte ho un telefilm che quasi per primo è riumaxresdefault-2scito a convincermi a tenere duro ad aspettare quel fatidico momento in cui Jane avrebbe catturato Red John, anche quando i casi della settimana stavano diventando banali, portando comunque coerenza alla maturità dei personaggi, regalando a quasi tutti (Cho a parte) un lieto fine, dall’altra parte invece ho un finale troppo morboso e incastrato a fatica, con quella mano sulla pancia di Lisbon per annunciare la sua gravidanza che mi ha fatto storcere il mano.

Non me la sento di analizzare ancora una volta le trame che non sono state chiuse (la lista dei sospettati, Christina, la medium lasciata in uno stato di trance da Red John ecc…), The Mentalist è finito, l’anello nuziale che rappresentava il passato di Patrick rimane comunque con il personaggio, quasi a non voler cancellare il triste passato che ha subito Patrick. Non ci resta altro da fare che metterci vicini a Cho, Rigsby, Van Pelt e a tutti gli altri personaggi che hanno fatto parte di questo bellissimo telefilm e applaudire al meritato e felice epilogo di Teresa Lisbon e Patrick Jane.

Grazie The Mentalist.

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