Mentalist (The)

The Mentalist : Recensione dell’episodio 6.10 – Green Thumb

“My Blue Heaven” e “Green Thumb”, titoli molto più rilassanti in confronto al continuo e pedante colore ROSSO sempre presente nei titoli delle scorse sei stagioni, per ricordarci che la presenza della nemesi di Patrick era sempre in agguato. Dopo la morte del temuto serial killer molto criticata nella mia scorsa recensione, The Mentalist sembra aver fatto un cambio repentino di registro, cercando di mantenere comunque l’occhio di bue focalizzato sul mentalista che sembra essere l’ultima speranza per mantenere viva la serie. Con il salto temporale di due anni le cose sono molto cambiate per il nostro ex team del CBI, 0sparpagliato per tutto lo stato della California, costretto a ripiegare su lavoretti minori come capo della Polizia del quartiere (Lisbon) o come investigatori privati (Van Pelt e Rigsby). Solo il buon Cho è riuscito a fare il salto di qualità, entrando nei ranghi dell’FBI rivestendo finalmente il ruolo per cui era nato. Il futuro di Van Pelt e Rigsby era già scritto all’inizio della stagione; grazie ad alcune notizie si sapeva che la coppia sarebbe uscita di scena in un modo o nell’altro.

Non mi sarei aspettato però un cambio così netto; togliere l’ambientazione della California per me è stato un vero sbaglio, il clima sereno e i paesaggi che si vedevano davano quel tocco in più al telefilm. Patrick, incriminato per l’omicidio di Mc Allister (Red John) scappa da Sacramento andando a rifugiarsi in un’isola in mezzo alla tranquillità e all’essenzialità. Grazie a una donna che riesce ad ammaliare il nostro mentalista e alla proposta di lavoro di Abbot, Patrick torna in patria per mettersi al servizio dell’FBI pretendendo però delle condizioni speciali per accettare il lavoro. Mi piace fare il parallelismo della scorsa puntata con l’inizio della quarta stagione di White Collar (Neal per fuggire dai suoi crimini si rifugia come Patrick in un’isola, uscendo quindi dal potere e dalla giurisdizione della polizia speciale americana), la sceneggiatura è molto simile, cos’è questo calo di fantasia? Patrick però a differenza di Neal cade nel tranello dell’agente Abbott che lo mette di fronte ad una scelta: lavorare presso l’FBI come consulente senza vedere soddisfatte nessuna delle sue condizioni o essere processato per l’omicidio di Red John. Dopo il torto anche la beffa, in quanto Patrick vede la sua amata conosciuta sull’isola con il tesserino e il completo dell’FBI. Veramente questi due anni hanno rammollito Patrick che si fa fregare così facilmente?

In questa puntata Patrick è coinvolto in via del tutto eccezionale in un’indagine che vede il rapimento di un noto informatico che lavora per la sicurezza del Governo. Il caso è di per sé ben strutturato e complesso, la fuga di Patrick lo rende un po’ più entusiasmante e particolare. Si torna quindi ai vecchi casi da risolvere in stile Jane, questa volta però seguendo la struttura più severa e organizzata dell’FBI. Ambiente nuovo, colleghi nuovi e forse anche divano nuovo. Quella che manca però è una struttura di fondo che non faccia crollare il personaggio di Patrick; seppur mostratoci a sprazzi, Red John era quel peso che bilanciava il telefilm, anche la sola immagine del sorriso di sangue ridava quel brio che mancava alle stagioni. Sono passati sei anni dall’inizio della serie, abbiamo the-mentalist-6x10-jane-promo-03visto casi e situazioni dei più disparati, quello che manca ora è un nuovo villain o un nuovo nodo da sciogliere. I personaggi nuovi presentati in queste ultime due puntate sono meno entusiasmanti e già visti; solo il nuovo tecnico che occuperà la scrivania di fronte a Cho potrà darci qualche soddisfazione. L’agente Fischer non mi ha colpito per nulla; con la sua maschera da dura finirà presto per sciogliersi di fronte a Patrick, è solo questione di poche puntate. La scelta di rivedere Cho mi ha sorpreso in maniera positiva; di tutto il vecchio team del CBI penso sia l’unico che riusciva a ipnotizzarmi con la sua faccia sempre impassibile e il suo carattere da “uomo del mistero”. Patrick alla fine della puntata riesce a convincere Abbott ad assumere Lisbon, tornando ancora una volta al suo fianco. Dopo aver risolto il caso, Patrick rifiuta ancora una volta la “cattedra” di consulente dell’FBI perché Abbott non vuole saperne di soddisfare le sue richieste. Durante il caso però Patrick riesce a imbucare una lettera rivolta all’agente dove è stilata una lista di partecipanti all’associazione Blake ancora in libertà. I nomi, accuratamente oscurati, verranno detti ad Abbott in cambio della realizzazione delle condizioni di Patrick. Il mentalista riesce a mettere così in ginocchio l’FBI che si vede costretta a soddisfare le sue richieste. La rivincita di Patrick si capisce negli ultimi secondi quando il mentalista rivela a Lisbon che in realtà la lista è finta.

Queste doppie puntate post Red John a parer mio hanno segnato un cambio troppo repentino nello stile del telefilm; disapprovo la scelta di non parlare più di Red Green ThumbJohn e del suo collegamento con Patrick. Del mentalista ormai conosciamo ogni lato, i suoi movimenti ormai sono facilmente prevedibili. Anche lo stupore per come riesca ogni volta a risolvere i casi è scemata, il bello è solo vederlo trasgredire alle regole imposte dai suoi superiori. Questa scelta di rimodernizzare il personaggio di Sherlock Holmes ha un po’ stufato, dopo sei anni di Red John penso che  questa serie il fascino l’abbia ormai perso. La serie, con questo nuovo inizio sembra voler seguire la falsa riga delle classiche serie poliziesche americane; spero solo di vedere un finale dignitoso per The Mentalist. Aspettiamo ancora un paio di puntate per annunciare il verdetto, intanto speriamo fiduciosi di vedere qualche nuovo grande nemico. Buona pausa, buone feste e qualsiasi cosa succeda,

stay tuned.

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