Leftovers (The)

The Leftovers: Recensione dell’episodio 2.10 – I live here now

Ultimo episodio per la seconda stagione di The Leftovers, che regala tantissime emozioni e conclude le diverse storyline in maniera magistrale. Recitazione ad altissimi livelli e una sceneggiatura brillante.

Conclusione (con-clu-siò-ne): sostantivo feminile che indica compimento; punto di arrivo che conclude e convalida una serie di pensieri o di azioni; scioglimento, epilogo, risultato finale.

leftovers_stills_210_6Che lo si voglia ammettere oppure no, tutti abbiamo bisogno di una conclusione. Scrivere la parola fine è l’unico modo per poter iniziare un nuovo capitolo della nostra vita, per essere realmente felici e non avere pesi sulle nostre spalle che possano, in un futuro indeterminato, minare la nostra felicità. Per quanto possa far paura, per quanto possa essere difficile, una conclusione è inevitabile. Lo sa bene una serie come The Leftovers che non ha paura di lasciare gli episodi nel bel mezzo di un cliffanger proprio come non ha paura di dare una conclusione definitiva alla sua stagione. Una stagione che, diciamocelo, non solo ha eguagliato la prima ma l’ha perfino superata, non in uno ma in centinaia di aspetti.

Questa stagione è stata una scalata continua. Episodio dopo episodio abbiamo assistito a un crescendo, in cui le storie dei diversi personaggi continuavano ad incrociarsi e intersecarsi ma senza mai creare un disegno di senso compiuto. Ogni storia aveva un significato parziale, come un codice di cui non si conosce la chiave di lettura, e finalmente l’episodio dieci ha fornito quella chiave ed ha dato un significato a tutto. In 70 minuti ogni personaggio va verso la conclusione del suo percorso, verso l’insegnamento che questo arco narrativo gli ha portato o con cui l’ha costretto a confrontarsi. Spesso si è trattato della paura di perdere chi si ama, altre di decidere cosa fosse davvero importante nella vita, altre di credere in ciò che sembra impossibile e, addirittura, confrontarsi con la morte stessa.

leftovers_stills_210_5La prima inquadratura segue logicamente la rivelazione con cui si era concluso l’episodio scorso: le tre ragazze scomparse. Non erano scomparse, dopotutto, ma se ne erano andate di propria volontà e Kevin, che risorge dalla terra contro ogni logica o realtà a noi conosciuta, le aveva viste: Patti, dunque, aveva mentito. E’ curioso come a Kevin serva un’esperienza di resurrezione (perché, fino a prova contraria, decidiamo di collocare questa cosa sotto la categoria più razionale possibile) per ricordarsi di qualcosa che l’ha ossessionato per tutto questo tempo. Un’ossessione forse uguale solo alla presenza di Patti, da cui finalmente è libero. Libertà è tuttavia un concetto molto relativo. Soprattutto se ti chiami Kevin Garvey e soprattutto se vivi a Jarden. Ci vogliono pochi minuti perché John Murphy bussi alla porta di Kevin e lo accusi di aver rapito sua figlia e le sue amiche. Con una tranquillità inverosimile, Kevin tranquillizza la sua famiglia e segue un uomo che probabilmente è pronto a sparargli. Che dico, un uomo che effettivamente gli spara.

E’ ironico che lo sparo arrivi pochi istanti prima della scoperta che Evie non solo è viva e sta bene ma, addirittura, è a Jarden lei stessa. La confusione momentanea di John è come una secchiata di acqua fredda perché segue la realizzazione di aver appena ucciso un uomo che non solo gli ha detto la verità ma che era perfino innocente. Un’innocenza che non si estende a Evie, purtroppo. Seguendo il piano di Meg, impassibile quanto letale, le tre ragazze fermano il ponte che porta a Jarden e fingono di essere pronte a farlo esplodere nel giro di un’ora. Strazianti sono le urla di Erika che, proprio perché mute, aggiungono un pathos incredibile alla scena. Quello che la donna sta chiedendo alla figlia non è perché sia andata via, non è perché sia scappata senza lasciare neppure un biglietto. No. Le sta chiedendo perché il mondo è così assurdo e perché le persone che ci vivono siano anche più folli della follia che ha preceduto il 14 ottobre, quando così tanti sono scomparsi senza lasciare traccia. La risposta le arriva sotto forma di due parole scarabocchiate da Evie, che non perde la sua stoicità neppure di fronte alle lacrime della madre: lo sai.

leftovers_stills_210_4Nulla è tuttavia più geniale di questo episodio di quella unica scena centrale: l’assalto del ponte che porta a Jarden, a Miracle. Mentre Nora rincorre la pazza che le ha sottratto momentaneamente la bambina, un’orda di gente vestita di bianco e non prende possesso del ponte, dell’entrata all’ultimo baluardo che ancora nega ciò che il 14 ottobre è stato. Perché per quanto l’intera economia di Miracle si basi proprio sulla (non) dipartita delle persone, la verità resta nelle parole di Meg quando chiama ‘ipocriti’ quelli che vogliono ricordare qualcosa da cui non sono stati toccati, qualcosa che non li ha affetti come il resto del mondo. E’ contro quell’ipocrisia che Meg marcia con la sua armata, contro quel senso di sicurezza che le persone ancora credono di avere. Nessuno è al sicuro, nessuno può evitare di confrontarsi con ciò che è accaduto e, ora che i Colpevoli Sopravvissuti sono a Jarden, nessuno potrà più farlo.

Mentre il caos regna sovrano e tutti quelli che desideravano entrare a Jarden lo fanno, cancellando così ( in un certo senso) la sua particolarità e unicità, Kevin si ritrova ancora una volta in un albergo. Lo stesso albergo in cui si era già trovato quando era stato avvelenato dal padre di Erika Murphy. Stavolta però Kevin sa cosa fare, sa che vuole tornare a casa, solo che non immagina che per farlo dovrà cantare al karaoke. Il suggerimento dell’uomo che ha una leftovers_stills_210_3volta visto sul ponte, infatti, è talmente ridicolo da farci credere (a tutti, nessuno escluso) che si tratti in realtà di una battuta di spirito. L’ultima volta ha dovuto uccidere Patti per tornare a casa e adesso basta una canzone? Si tratta di un atto di fede, come ci rendiamo poi conto, uno che Kevin deve fare proprio per dimostrare di essere intenzionato, più di ogni altra cosa, a tornare dai suoi cari. E’ infatti quando le parole iniziano ad uscire dalla sua bocca – parole di famiglia, di affetto, di casa– che iniziamo a realizzare che, forse, dopotutto la follia è l’unico modo per uscire da una situazione folle a sua volta.

Una follia che non solo riporta Kevin sulla terra, vivo, ma gli permette di confrontarsi prima con Meg, ormai regina incontrastata dei Colpevoli Sopravvissuti di Jarden, e quindi con John. La conclusione per la storia di John e Kevin è forse tra le più assurde ma anche le più belle di tutta la serie. I due uomini hanno passato tanto, troppo tempo a mentirsi a vicenda, mentre la fine li vede amici, reduci da circostanze incredibili ed eventi più grandi di loro. Cosa farò, chiede John a Kevin, se non dovesse esserci nessuno a casa mia? Verrai da me, risponde Kevin. Kevin, a cui John ha sparato, sottolineamolo, neanche 24 ore prima. Ripeto, l’unico modo per affrontare  una situazione folle è la follia. O il perdono. Quest’ultimo è quello che Kevin sceglie, quest’ultimo è quello che spicca più di tutto il resto.

leftovers_stills_210_2Il ritorno a casa di Kevin è invece il trionfo di un sentimento che conosciamo molto bene. E’ il trionfo dell’amore. Kevin torna dai suoi figli – entrambi i suoi figli, visto che lo stesso Tommy ha deciso di riportare Nora a casa, piuttosto che restare con Meg e la sua gente. Dalla sua ex moglie, che ha fatto tanta di quella strada da quando vestiva di bianco da renderci quasi difficile figurarcela con quel colore. Da Matt e Mary, quest’ultima finalmente tornata in se, felici come non mai. Da Nora. Nora, che ha creduto in lui anche quando tutti dicevano che fosse pazzo e, contro ogni previsione, è tornata a casa. Come dicevo prima, appunto, è il trionfo dell’amore e la conclusione più che appropriata, proprio lì, in quel preciso istante, nei pochi secondi in cui la cinepresa li inquadra, di ogni singola storyline di questa stagione.

Non riesco a trovare nemmeno una pecca in questo episodio, anche ripensandoci intensamente. Le musiche che accompagnano ogni singola scena sono perfette, sfumando senza problemi dalla musica classica alla house electro a quella più indie e ai classici degli anni ’80. Il ritmo della narrazione accelera ove necessario e rallenta, ancora e ancora, ma senza mai dare l’impressione di tralasciare qualcosa o di dare meno risalto a qualcuno: ognuno ha la sua voce e questo finale gli permette di esprimerla. Una sceneggiatura straordinaria, con interpretazioni straordinarie di tutto il cast – che non sto ad elencare, perché mi sembra di aver già detto abbastanza – ma cito per dovere quelle di Justin Theroux e di Kevin Caroll, che ho trovato semplicemente grandiosi.

Una conclusione degna di questo nome per la seconda stagione di The Leftovers. Una conclusione che inevitabilmente fa desiderare di più (e rinnovatelo, maledizione!) ma che lascerebbe soddisfatti anche se la parola fine fosse scritta domani.

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2.10 - I live Here now
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