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The Leftovers: Recensione dell’episodio 2.09 – Ten Thirteen

Ad un passo dal finale (eh, sì, siamo già quasi al finale) The Leftovers continua ad essere inaspettato e a cercare di portare noi spettatori, tanto quanto lo sono i protagonisti, verso il punto di rottura e lo fa, a prescindere dalla preferenza per una storyline o per un altra, ancora molto bene. Questa settimana Lindelof usa due bastardissimi stratagemmi: sposta brutalmente la narrazione dopo averci portato ad un punto di rottura e, straniati da una tipologia di racconto completamente diverso, ci fa ricapitare un’altra “bomba” sul finale, spiazzando ancora una volta qualsiasi cosa pensavamo di aver capito. the leftovers 209bBravo, gli direi che è così che si scrivono le serie, se non lo odiassi così tanto.

Perché alla fine di due episodi fa ci aveva fatto credere che tutto il magico fosse solo malattia, per poi convincerci subito dopo del contrario, dando anche delle risposte in contrapposizione a quanto la serie stessa si pone di non fare, per poi abbandonarci lì, andare da un altra parte, nello spazio e nel tempo, verso un luogo e una persona che avevamo accantonati entrambe, il prima e Meg, e ci racconta fatti di cui non vediamo la rilevanza, almeno in partenza. E attraverso questo lungo arco narrativo ci convince di tutto e il suo contrario, ci spiazza e ci spaventa, ci lascia storditi e sanguinanti a bordo strada a non capire cosa stiamo vedendo.

Perché, cosa stiamo vedendo? the leftovers 209dLa perdita improvvisa della madre e il non sapere cosa avrebbe voluto dirti, l’improvviso evento che fa si che il mondo non si interessi più a questo dolore, generano il mostro che poi cresce in Meg o sono le risposte che ad un certo punto arrivano da quella magia, sì, quella magia che Linfelof continua a riproporci in questa stagione, che non piacciono, disilludono e innescano la trasformazione che porterà il personaggio interpretato dalla brava Liv Tyler a diventare la fanatica che è? Mancanza di risposte o sono le risposte? è quello che ci manca a far nascere il male o è l’ottenere quello che abbiamo desiderato troppo ed era meglio se non lo avessimo desiderato?

the leftovers 209eIn mezzo a questo fiume in piena scendiamo in un abisso di aberrazione, nel quale assistiamo ad un’estremizzazione della setta dei Guilty Remnant ad opera di Meg, che sinuosa come il biblico serpente corrompe anche lo stesso male e ci fa vedere che gli uomini e le donne in bianco che avevamo detestato nella prima stagione erano anche poca cosa rispetto a questa setta di estremisti dalla fede incrollabile. E torniamo sul dolore che fa si che gli uomini e le donne deboli si attacchino a qualcosa di fideistico e che questo giustifichi ogni atto, dalla finta bomba a mano nel bus dei bambini alla lapidazione di uno sfortunato passante. Orrore, che avviene fuori schermo, ma orrore percepibile.

E Meg è il serpente, in una stagione infarcita di riferimenti religiosi o mitologici, tra inferni, paradisi e chiassosi purgatori, il serpente trascina con se l’angelo caduto e sofferente Tom Garvey verso lo scontro finale epico, per un ponte, che divide ma non capiamo ancora cosa e chi, tra illusione di salvezza e mancanza di dolore, contro desiderio di inclusione e misticismo. the leftovers 209cUn ponte che divide il dentro e fuori, un ponte sulla soglia del quale si è seduto per scelta Matt Jamison che attendeva senza saperlo il serpente e ora lo riconosce e ci si siede a parlare. Cosa succederà ora? Potrà il guardiano fare qualcosa?

E su quello che succederà… abbiamo la seconda bomba: no, non c’è stata nessun nuova Dipartita, no, tutto quello che avevamo visto era sbagliato (o almeno lo è fino a settimana prossima). Le ragazze non sono state “prese”, sono chiuse in una roulotte e sono Guilty Remnant. Nessuna spiegazione, solo fiato rotto, titoli di coda, musiche magistrali, ci vediamo tra una settimana, continuando a odiare Lindelof.

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3 Commenti

  1. Ce ne fossero a palate di persone che sanno farsi odiare a questo modo! Un episodio che mi ha fatto conversare con il mio schermo tutto il tempo… tra girdolini di orrore e ira funesta e totale sorpresa.

  2. Ottimo episodio. Anticipatore, come hai ben detto, ma con una sua importanza e bellezza intrinseca. Meg in chiave jihadista acquista uno spessore inedito: folle, ma allo stesso tempo lucida; spietata, ma allo stesso tempo sofferente; determinata, ma allo stesso tempo disperatamente in cerca di risposte….il tutto costruito magistralmente in soli 40 minuti.
    Un bel high five per la scrittura della scena tra Meg e Matt…quello non era uno scambio di battute tra personaggi, erano due cecchini, due arceri impegnati a colpirsi dalla cima di due torri lontane. Tensione alle stelle.
    Infine una grande ola per il finale: abbiamo scongiurato un altro bell’inghippo nel tessuto narrativo. Non esiste nessuna seconda Departure, alleluja!
    Rimango ancora perplesso per l’episodio precedente, ma tutto fa sperare che Lindelof-Perrotta abbiano ancora la situazione in pugno. Vedremo nel prossimo episodio cos’è realmente accaduto al redivivo Kevin (anche se dubito ci sarà tempo anche per delle risposte in questo senso…affidiamoci alla provvidenza).
    Comunque c’è poco da fare…The Leftovers ha una marcia in più…sugli attori, sui contenuti, ma anche (e soprattutto) sulla sapiente padronanza del mezzo narrativo. Calibrato, potente, mai scontato. Chapeau.

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