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Leftovers (The)

The Leftovers: Recensione dell’episodio 2.01 – Axis Mundi

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Esaurito l’arco narrativo raccontato da Tom Perrotta nel suo romanzo, The Leftovers torna con una seconda stagione che già sapevamo avrebbe preso una piega diversa. Una rotta in realtà. Questo primo episodio ci proietta certamente lontani fisicamente da Mapleton, ma il sentimento che regge in piedi l’apparato visivo di questi 60 minuti è qualcosa che già conosciamo bene.

theleftovers_stagione2_2Jarden, Miracle National Park, Texas. Popolazione: 9621 abitanti. Scomparsi: 0. Partiamo da qui, dal nostro punto di arrivo. Perché anche se la loro entrata in scena non arriva se non alla fine dell’episodio, sappiamo che la nuova famiglia Garvey ha deciso di affrontare un viaggio verso un posto che possa accoglierli, che permetta loro di riniziare a vivere lasciandosi alle spalle dolori e tristi ricordi.
Jarden sembra il posto perfetto per ricominciare. Jarden è il posto perfetto. Qui si è compiuto il Miracolo, qui le persone possono vedere e toccare con mano la grazia di Dio. Cosa è che rende speciale questa città? Il tabacco, l’acqua o gli strani terremoti che aumentano il fascino mistico di questo posto? Cosa possa essere alla fine poco importa, basta che funzioni per chi arriva qui in pellegrinaggio cercando non risposte ma sicurezza. Sì, quella sensazione di calore e benessere che permetta di dormire sereni, fare una nuotata, invitare ad un barbecue i nuovi vicini di casa. Vivere la normalità della vita senza sentire ogni volta il peso di un qualcosa che non riusciremo mai a spiegarci.

A Jarden vivono i Murphy. Sono loro i primi abitanti di cui facciamo la conoscenza. Una famiglia felice, come ce ne sono tante, come erano i Garvey prima del Rapimento. Un padre amorevole, una madre autoritaria e protettiva, una figlia scanzonata e il suo gemello timido e altruista. Anche loro hanno i loro problemi, anche loro hanno dovuto affrontare le loro sfide, ma tutti loro possono oggi affrontare la giornata con il sorriso e la sicurezza che niente di brutto possa accadere.

Eppure. Eppure esistono dei ma anche in questa storia. Perché anche loro, i Murphy come gli altri abitanti di Jarden sembrano non vivere appieno il miracolo di cui sono testimoni, turbati da un qualcosa che non vogliono che trapeli. E quando John, il padre, va a fare visita ad una sua vecchia conoscenza che ben ha approfittato del Miracolo mettendo su un’attività di lettura della mano che ricorda un laboratorio d’arte per bimbi, quella tranquillità sembra lasciar posto all’ansia e la paura che effettivamente qualcosa di brutto possa accadere.

theleftovers_stagione2_3I miracoli non esistono? The Leftovers non è una storia sulla speranza. Non lo è stata nelle prime battute e non sembra che voglia diventarlo ora. The Leftovers dovrebbe essere (uso il condizionale perché ancora non ne sono sostanzialmente sicura) un racconto sul sentimento, sul senso che si dà alle cose, alle persone. Non un senso logico, ma un atto di fede. Una profonda e consapevole accettazione che la nostra vita ci appartiene fino ad un certo punto. Da lì parte il vuoto, l’gnoto. Possiamo decidere di accettarlo e meno.

Eppure. Eppure guardando questo episodio e il percorso narrativo che questa serie sembra aver intrapreso non riesco a non domandarmi se si possa accettare ciò che ci sembra logicamente irragionevole senza farci delle domande.

La prima stagione ha spesso ribadito che non si possono ricevere risposte a tutte le domande. Ma questa puntata è intrisa di domande a cui si vorrebbe dare una risposta.
Perché un redivivo Gesù vive su quello che sembra un vecchio traliccio dell’alta velocità? (E’ quello l’axis mundi a cui fa riferire il titolo?) Perché un uomo entra in una tavola calda e sgozza una pecora davanti ad una platea rassegnata? Perché tre giovani ragazze corrono nude in un bosco? Perché una donna nasconde sottoterra una scatola al cui interno vive (ma anche sopravvive) un uccellino?
Possiamo porci tutte queste domande? Cosa rappresentano queste scene? Non siamo più capaci di provare emozioni? Abbiamo sviluppato uno spropositato senso di protezione verso chi non ne avrebbe bisogno? Abbiamo bisogno di riprendere il contatto con la natura?

theleftovers_stagione2Per quanto ci sforziamo di dare un senso logico a quanto vediamo, almeno per ora di risposte non ne abbiamo. Ci lasciamo sopraffare nuovamente da quel senso di vertigine, di squilibrio che la prima stagione ci ha regalato. Un po’ come la donna che incontriamo ad inizio episodio, in un flashback che ci porta dritti a quello che sembra l’inizio del mondo. Che poi in sostanza lo è, visto che l’inizio di una vita è per il nascituro l’inizio del mondo. La accompagniamo nelle gioie e nei dolori del parto, nella ricerca di cibo, nella lotta contro l’ambiente, nel suo viaggio verso quella colonna di fumo che potrebbe essere l’ultima speranza per lei e il suo bambino. E quando cade a terra esanime e prima di chiudere gli occhi guarda il suo piccolo, siamo dispiaciuti ma anche sollevati. Questo è il finale che ci aspettavamo.

The Leftovers ha un pregio, lo ammetto, che altre serie in onda non hanno. Quando hai finito di vedere un episodio, ti rimane qualcosa. Che siano dubbi sulla trama o riflessioni che vanno al di là di quello che hai visto, qualcosa in te scatta. Positivo o negativo che sia.
Non sono tra la schiera dei sostenitori senza se e senza ma di questa serie, ho trovato troppe somiglianze nella prima stagione con Lost e continuo a trovarne. Ma poi, in fondo, la mano è quella. Una mano che riconosceresti tra mille. Una mano che, come in questo episodio, ti lascia in sospeso tra mille punti interrogativi.

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2.01 - Axis Mundi
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