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The Leftovers: Recensione dell’episodio 1.10- The Prodigal Son Returns

Durante il corso di questa stagione The Leftovers è stata capace di collezionare elogi e critiche così agli antipodi come raramente ne ho visti nei miei pochi anni di esperienza da telefilm addict. Ma guardando la serie non poteva essere altrimenti.

Non c’è nulla e non c’è mai stato nulla nella storia della televisione che possa anche lontanamente essere paragonato a The Leftovers. E’ una serie che non può essere guardata con gli stessi occhi con cui ci si affaccia a qualsiasi altra serie, non si può chiedere coerenza nella trama e non si possono chiedere risposte. E questa è una cosa che ho imparato a mie spese. Una trama coerente e sensata è sempre stata fondamentale per me affinché potessi amare una serie (fattaepisode-10-1024 eccezione per alcuni casi eccezionali) e durante il corso di questa stagione mi sono chiesta più di una volta cosa mi portasse ad andare avanti episodio dopo episodio quando tutto ciò che mi ritrovavo davanti per me non aveva alcun senso. Poi ho realizzato che la grandezza di The Leftovers, almeno ai miei occhi, sta nel fatto che non ci si ritrova davanti ad una semplice serie televisiva. The Leftovers è un percorso spirituale, mistico, che lo spettatore intraprende al fianco di personaggi costruiti in modo magistrale dagli autori e dagli attori.

Di fronte ad un avvenimenti a cui né la scienza e né la religione sanno dare una risposta, in cosa crediamo? In cosa credono coloro che restano e devono fare i conti con la perdita ed il vuoto che la mancanza di una spiegazione porta con sé. Non sapere è forse la cosa peggiore che possa capitare all’uomo. Non sapere in cosa credere e non soltanto da un punto di vista religioso, perché anche chi non crede in Dio, crede in qualcosa: crede nell’uomo e nel suo intelletto, crede nella scienza. Ma quando anche le risposte certe non ci sono più, cosa ne è del nostro spirito?

The Leftovers porta lo spettatore attraverso il percorso spirituale di ognuno dei suoi personaggi, che cercano di riempire, ognuno a suo modo, il vuoto lasciato non solo dalle persone care disperse, ma anche da quelle risposte e da quelle spiegazioni di cui l’uomo ha bisogno per stare in piedi.

Il season finale, “The Prodigal Son Returns” (Il ritorno del figliol prodigo), non le dà queste risposte, perché probabilmente la risposta unica è non cercare risposte. 772225_tl110s2_062314_ps33687-e1410181876330Potrebbe sembrare deludente che nel finale di stagione di una serie non ci sia niente di ‘apparentemente’ concludente, che non si diano delle spiegazioni valide ai ‘misteri’ che si sono susseguiti in questi dieci episodi: cos’è successo il 14 Ottobre? Perché queste persone sono sparite o sono state prese in qualche modo? Wayne era solo un impostore o riusciva davvero a compiere dei miracoli?

Ma è davvero necessario trovare delle risposte a queste domande? Sia per lo spettatore che per i personaggi stessi. E’ davvero necessario impazzire pur di riuscire a darsi delle risposte? No. Perché proprio nel momento in cui si è toccato il fondo, proprio nel momento in cui tutto esplode e tutto brucia si ritrova la speranza.

Il titolo dell’episodio, “The Prodigal Son Returns”, “Il ritorno del figliol prodigo” non poteva essere più giusto e pertinente e per quanto il riferimento più ovvio potesse essere Tommy, non ci si può soffermare, anche perché in The Leftovers non c’è niente di ovvio. Kevin è il figliol prodigo. Dopo anni trascorsi a chiedersi il perché della scomparsa, arriva alla conclusione che solo i buoni sono stati portati via e che quelli che sono rimasti, in realtà sono i cattivi, conscio del fatto di aver tradito la moglie proprio in quel fatidico 14 Ottobre e questa cosa gli sta risucchiando l’anima e offuscando la mente. E’ stato proprio il suo personaggio a coinvolgermi maggiormente: non ha perso nessuno il 14 Ottobre ma è stato proprio da quel momento che ha iniziato a ‘perdere’ la sua famiglia. E’ un uomo distrutto, ma deve mantenere la sua forza di fronte agli altri perché il suo lavoro lo richiede, la città gli chiede di essere forte, sua figlia ha bisogno che lui sia forte, ma lui in realtà è crollato in mille pezzi. Sono proprio le sue scene, soprattutto quelle con Matt a rendere questo episodio straordinario a mio parere. Quando sono nella foresta a seppellire il corpo di Patty, Kevin si ritrova davanti dei versi della Bibbia che lo fanno crollare e il momento in cui si ripulisce dal sangue è sembrato quasi come un battesimo, ripulirsi dai peccati. jpeg

Ci sono tante cose però che forse andrebbero commentate, ma che non riesco a spiegarmi, come il sogno o l’incontro con Wayne, ma credo di non averne bisogno perché alla fine Kevin ritrova la sua speranza, la speranza di riavere una famiglia dopo aver salvato la figlia dalle fiamme e dopo aver rivisto sua moglie per un istante, quando ha messo da parte i Colpevoli Sopravvissuti, e ha urlato il nome di Jill.

Anche Laurie è il figliol prodigo, perché per quanto non si conosca il suo destino, sembra molto lontana dalla donna che ha mantenuto il silenzio anche quando le è stata data l’opportunità di parlare, perché la sua famiglia è più importante di qualsiasi principio.

Il cane è il figliol prodigo. Dopo la scomparsa dei loro padroni, i cani si sono imbestialiti, generando terrore. Torneranno mai ad essere i cani di un tempo o sono delle cause perse? I cani sono l’emblema dell’intera società, che dopo la scomparsa ha perso qualsiasi spirito morale e qualsiasi credenza, trasformandosi in un surrogato di ciò che era stata un tempo. Ed è proprio quando il cane che Kevin aveva cercato di riabilitare si avvicina, docile, che si percepisce un messaggio di speranza, arricchito dalla presenza di Nora fuori la porta con un bambino (figlio di Wayne e Christine) in braccio, che gli dice “Guarda cosa ho trovato!”.

Perché anche Nora ha trovato la sua speranza, proprio quando era pronta a mollare, facendo cosa non si sa, ha trovato ‘qualcuno da amare’

“The Prodigal Son Returns” è stato un finale di stagione degno di una serie straordinaria dall’inizio alla fine, che mi ha più di una volta lasciata perplessa ed estremamente confusa, che ha mancato di coerenza o di logica il più delle volte, ma che è riuscita a catturare la mia mente ed il mio spirito, tenendomi incollata allo schermo, incapace di allontanarmi. Il più delle volte non riuscivo a capire cosa avevo di fronte, e ancora adesso non riesco ad avere una visione chiara su questa serie (e mi scuso se dovesse venir fuori nella recensione), so solo che è riuscita ad attrarmi come poche volte mi è capitato.

Per restare sempre aggiornati su The Leftovers con foto, news, interviste e curiosità, vi consigliamo di passare per The Leftovers Italia

1.10- The Prodigal Son Returns

Strabiliante!

Valutazione globale

User Rating: 4.16 ( 17 votes)

Bibiana

"Shakespeare once wrote that life is about a dream, and that's exactly how i live my life. From one dream to the next."

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31 Comments

  1. Non so se per possa essere un male o un bene, Bibiana, ma questa potrebbe essere un’ottima recensione di Lost.
    Per me questo commento ha un’accezione assolutamente positiva, perché leggendoti mi sono “ritornata in mente”. Purtroppo non lo é per la serie.
    Di sicuro scateneró le ire di non pochi, ma The Leftovers non mi ha convinta per nulla. Regia, scrittura, fotografia, comparto musicale di ottima qualità. Ma Lindelof ha preso troppa ispirazione da se stesso e del suo eterno Lost, diventando spesso molto prevedibile.
    NB: ho visto tutte e 10 le puntate, alcune anche piú di una volta. Quello che ho scritto é stato pensato e valutato.

  2. Avevo scritto nella recensione del Pilot che questa serie indagava non il concetto di perdita ma quanto quello di “alienazione” e che solo con il primo episodio era riuscita ad entrare sotto la pelle dello spettatore per indagare la singola personalità di ognuno. Riconfermo l’intera rewiew dopo dieci episodi e se possibile vorrei tornare indietro per arricchirla ancora di più di aggettivi positivi.
    The leftovers è stata una serie mai banale e diversa, è stata proprio un’esperienza come hai scritto tu Bibiana, ed è proprio per questo che ha portato tante critiche e giudizi contrastanti perchè ognuno l’ha vissuta in modo diverso. Però ( e sapete che io un però ce l’ho sempre 🙂 ) avrei voluto che finisse, che si limitasse ad una sola stagione, perchè non essendoci una trama orizzontale ed avendo chiuso capitoli importanti come quello del santone e in parte anche quello dei GR, ho paura, anzi terrore, di veder prolungare e quindi sfilacciare l’esperienza bellissima di questi episodi. Avrei preferito sapere che questa perla sarebbe rimasta rara e sconosciuta, e ho paura che aggiungendo stagioni si perda il senso stesso dello show…
    Comunque ci sono state delle cose che mi sono piaciute moltissimo in questo finale, altre che invece mi hanno terrorizzato e qualche punto che mi ha fatto storcere il naso: ho avuto infatti, la stessa impressione del finale di Hannibal, cioè di un episodio scritto per essere un finale di serie che però ha dovuto essere modificato al volo in un finale di stagione, e così come avveniva con la scena di Lecter sull’aereo, qui troviamo Nora che invece di scomparire resta, e questo io non l’ho gradito tanto. Ma sono dettagli, episodio straordinario, bella recensione 🙂

  3. grandissimo episodio come tutta la serie per altro…personaggio di Nora meraviglioso..ho adorato la puntata su di lei ..bellissima recensione

  4. Finale di stagione per THE LEFTOVERS da, senza esagerare, capolavoro! Non provavo così tante emozioni per una serie tv dai tempi di LOST con tutte le sue imperfezioni. Forse non saranno prodotti ideali come BREAKING BAD, ma roba tipo The Leftovers è viscerale, vissuta e al contempo sofisticatissima. Questi se ne fregano del format strutturale da seguire, ogni puntata ha un approccio diverso, in base a ciò che gli serve quando gli serve e come gli serve, e tu resti a guardare come un coglione mentre ti trascinano in luoghi assurdi. Musica pazzesca, regia da dio (Mimi Leder è a oggi la miglior regista seriale!) ma soprattutto una cosa che distingue un buon prodotto da uno meraviglioso è che quest’ultimo quando trova l’idea geniale non sta lì a compiacersene e a vivere di gloria, no, la prende e la ribalta fino a trovare talmente tanti angoli di visuale che a quel punto l’idea diventa nulla difronte a personaggi così reali e controversi.

  5. Che tempesta di emozioni è stato questo episodio? Ne sono uscita sconvolta ma anche con un senso di pace. La conclusione, che ho guardato mentre piangevo a fontana, è stata perfetta e potrebbe benissimo essere definitiva. Emotivamente totalmente soddisfacente.

    Era da tanto che non mi calavo così tanto in una serie e nei suoi personaggi, tanto da perdere totalmente l’occhio critico e da esserne sballottata qua e là senza conoscere la meta o il senso. Bellissima. Per quel mi riguarda difficilissimo chiedere di più 🙂

  6. Un conto peró é il concetto di un articolo, un altro come questo é esternato in una serie di dieci puntate, dieci serate.

    Il punto é che tutta la serie sembra uno psicodramma, dall’inizio alla fine. L’infelicitá é continuamente esasperata negli sguardi, nei toni fino a cercare ulteriori picchi drammatici, in trovate stravaganti che appaiono forzature che tentano di stupire lo spettatore, fallendo, almeno per me, finendo col diventare stucchevoli e ridicole.
    Una volta ci si inventa quelli che non parlano e fumano. Poi dopo arriva quella che capisce chissá quale significato nel tagliare un albero, poi arriva quello che si dipinge il mirino sulla fronte e gira scalzo, poi quella che non parla quindi siccome non si sa più cosa fargli fare di strano la si fa fischiare nel fischietto in faccia al reverendo…..
    Questa serie, malgrado il concept della serie egregiamente espresso nell’articolo(sempre che sia quello vero) é talmente strano da ricordare i pruriti di Ivano e Jessica di Carlo Verdone che per forza dovevano farlo….strano.
    Ecco…leftlovers aldilá del significato celato lo svela un pó troppo alla “o’ famo strano?” sennó non sembrerebbe una serie originale no?
    Chiaramente pieno di forzature, che finiscono con l’ottenere l’effetto contrario….il ridicolo.

  7. Ciao @Franco benvenuto su Telefilm Central, effettivamente la critica che muovi tu è proprio quella fatta da tutti coloro ai quali questa serie non è piaciuta, ma come ha detto anche Bibiana questo prodotto ha letteralmente diviso il pubblico tra chi l’ha trovata ,come molti di noi in redazione, una delle cose più belle viste in tv quest’anno e chi invece come te o Amaranta o altri si sono sentiti un po’ presi in giro nel vedere una serie che tutto sommato non arriva ad un punto e se lo fa non ti spiega quale esso sia. Il fatto è che questa serie è da considerarsi come un unico piano sequenza secondo me, dove succedono pochi avvenimenti rilevanti ma che fluisce ininterrottamente, non c’è tanta trama spiegata ma la ricerca di un sviscerare un tema in tutti i modi possibili, che poi il modo sia “strano” non è da vedersi in maniera positiva? non è bello quando si cerca l’originalità invece di confondersi nel piattume?

  8. Cate, volevo però precisare una cosa. Io non mi sono sentita presa in giro nè tanto meno credo che ci sia niente di ridicolo in questa serie. Non credo che le emozioni le facciano le azioni, gli avvenimenti, la trama, altrimenti non potrei considerare Ferro 3 – La casa vuota o Dolls tra i miei film preferiti.
    Detto questo, io ce l’ho un pò con Damon Lindelof, anzi un bel pò. Perchè da profonda amante dell’universo Lost ( e forse rischio di essere ripetitiva nel dirlo, ma io quella serie l’ho proprio sviscerata, realmente), sono rimasta un pò delusa dal suo atteggiamento. Prima che fosse messa in onda The Leftovers ho tradotto per TC una sua intervista in cui ribadiva quanto ci fosse rimasto male per i commenti negativi delle persone su Lost, anche perchè molto del suo vissuto presente era presente nella serie. La perdita del padre, il rapporto tra fede e ragione, la solitudine. Tutti temi che compaiono anche qui. Sempre nell’intervista Lindelof “rassicurava” i fan che The Leftovers non sarebbe andato a finire come Lost. Ma come!? Tu metti al mondo una delle serie che ha letteralmente cambiato la storia della tv e quasi quasi te ne penti?
    Parafrasando Bibiana, Lindelof è il figliol prodigo. Con questa serie ha ripreso (se non addirittura ricopiato) dinamiche, tratti di personalità dai suoi personaggi lostiani. Autoplagio praticamente.
    “Ma è davvero necessario trovare delle risposte a queste domande?” scrive Bibiana nell’articolo. E per Lost era davvero necessario conoscere tutte le risposte? Eppure le persone si sono incazzate quando non le hanno ricevute tutte. E Lindelof c’è rimasto male.
    Mio caro Lindelof, you have what it takes. E non è necessario doverlo dimostrare ancora.

  9. Ricordo che questa serie è tratta da un libro, e la serie tv è creata da Perrota e Lindelof, NON solo Lindelof come gli haters del suddetto amano professare.
    Ciò detto, finale fantastico, serie a dir poco strepitosa!

  10. Valentina, io sono stata una fan sfegatata di Lost. E a lui non ho mai rinfacciato nulla, manco la fine che mi è pure piaciuta. Detto questo è vero che la serie tratta spesso tematiche simili (bè ma Lost trattava qualsiasi tematica XD) ma secondo me non in modo pedante o poco orginale. Sarà anche il contesto abbastanza diverso. Cmq ci sono artisti che passato tutta la loro vita a declinare sempre gli stessi pochi temi (o sempre lo stesso) e non mi sentirei di dirgli che copiano se stessi ma che continuano un discorso. Ovviamente solo il mio punto di vista 🙂

  11. Ma Vale non ho capito, il problema è che Lindelof ha riproposto le stesse tematiche di Lost? Perché se così fosse io non lo vedrei come un difetto ma piuttosto un pregio, è riuscito a prendere tematiche già sviluppate e a trovare lo stesso modi nuovi di raccontarle. Ammanniti racconta sempre storie dove i protagonisti sono ragazzini eppure ogni volta riesce a raccontare una infanzia diversa, Jane Campion ha diretto esclusivamente film in costume in cui i protagonisti sono sempre le figure femminili eppure ogni volta racconta un lato diverso della donna, Brayan Fuller ha fatto della morte il suo argomento preferito e il punto di partenza di ogni sceneggiatura ma a ben guardare Dead like me e Hannibal non rappresentano concetti di morte uguali. E lindelof fa lo stesso, racconta nuovamente la “perdita” ma lasciando da parte il sovrannaturale, il mistero e la trama aggrovigliata, è il modo che cambia ed è qui il suo talento.

  12. @run hater? casomai superlover 😀

    Cate e Lalla, se dovessi pensare che quando un argomento è stato trattato non devo esserlo più sarei un pò stupida e pretenziosa. Come se dicessi che non ascolto musica nuova perchè le note sono sette e quindi è già stato scritto e composto tutto.
    Probabilmente mi sono lasciata troppo influenzare dalle interviste rilasciate da Lindelof prima che andasse in onda lo show, ma il suo atteggiamento verso questa serie, il suo voler sottolineare quanto questa serie partisse da premesse diverse, così da non lasciare insoddisfatti i suoi fan, quanto non fossero questa volta necessario cercare risposte a misteri per i quali una risposta non c’è, mi ha portato inevitabilmente a fare un paragone. Ora che sia giusto o sbagliato non lo so.
    Per me Lost rimane qualcosa di assolutamente unico ed originale nell’universo delle serie tv.
    The Leftovers è un buon prodotto, ma mi dà l’idea che in realtà l’originalità che si presume abbia non sia genuina.

  13. In ritardo (ma tra qui e le nostre discussioni in redazione si perde il filo) porto anche io i miei proverbiali due centesimi alla discussione.

    Concordo con Valentina che in certi punti “The Leftovers” cita (plagia ?) “Lost”, ma credo sia inevitabile perché l’autore e’ lo stesso ed ha quindi un suo proprio mondo interiore che tracima nelle sue serie che così non possono che condividere almeno alcuni temi.

    E, tuttavia, a me sembra che questi temi siano stati qui discussi in modo nettamente diverso. C’e’ il tema del rapporto con la fede, ma Matt e Kevin non sono Locke e Jack. C’e’ il tema del conflitto con la figura paterna ma ancora Kevin non e’ Sawyer.

    E poi ci sono invenzioni che possono sembrare ad effetto e messe li’ per sorprendere lo spettatore, ma che invece sono funzionali alle sensazioni che si vogliono comunicare. I GR non sono quindi solo l’idea originale che non si era mai vista prima, ma un modo estremo di rapportarsi al dolore e proprio in questo episodio la lettera di Nora conferma le parole di Patti in “Cairo”. Wayne e’ il santone con poteri incredibili forse veri e forse fasulli, ma non sta la’ solo per introdurre una storyline legata a sette e reazioni spropositate (come quelle dell’ AFTEC). Piuttosto, e’ a suo modo l’opposto dei GR con la sua offerta di un abbraccio che cancella il dolore, ma non il ricordo offrendo la possibilità di un nuovo inizio (quello che per un po’ ha avuto Nora smettendo di comprare i flaconi dei cereali dei figli scomparsi e quello che desidera Kevin e forse infine trova simboleggiato dal figlio di Wayne) a chi si sente pronto (e per questo Tommy non può abbracciare Wayne e non può crescere il figlio di Christine perché e’ ancora fermo nel dolore e non a caso si ricongiunge a Laurie).

    “The Leftovers” non era per tutti e lo abbiamo detto spesso nelle nostre recensioni. Ma il suo pregio e’ proprio questo non voler essere per tutti. Non vuole raccontare una storia, ma coinvolgere gli spettatori nelle emozioni dei suoi protagonisti. Chi si lascia catturare la riterrà una serie meravigliosa (e non solo per le abilita’ tecniche mostrate nella regia e nell’uso della musica). Gli altri riusciranno a vedere quello che non c’e’ lamentandosi di quello che non voleva esserci.

  14. Io trovo che quello che voi definite plagio/ citazione di Lost – ed è vero lo ricorda più volte – sia in realtà un punto a favore sia di Lindelof che della serie stessa. E’ una poetica dello showrunner alla stessa stregua di quella che possiamo ritrovare nella bibliografia dei libri di uno scrittore o nei film di un regista. Detto questo, ricordiamo sempre che questa prima stagione, come ha fatto notare giustamente run, è tratta da un libro di Perrota. Vedremo nella seconda stagione la sceneggiatura originale, solo a quel punto saremo in grado di capire quali e quanti difetti Lindelof si è portato dietro dalla sua esperienza di Lost (se di difetti si può parlare!) Detto questo complimenti a Bibiana, recensione molto bella 🙂

  15. Sono assolutamente nel gruppo degli entusiasti di Leftovers. Finalmente un prodotto con attori fantastici, regia e musica perfetta che amalgamano il tutto. Ogni attore dà veramente il meglio di se come raramente si vede. E la storia? Non credo che una storia vada giudicata sempre per la sua totale coerenza secondo dopo secondo. Questa è la storia di quello che accade dopo un lutto collettivo incredibile che ha cambiato la vita di tutta la popolazione e per questo non è una sequenza di fatti concatenati in modo perfetto. Come dice l’ottima recensione, sulla quale concordo quasi in tutto, è un percorso da fare insieme ed, in fondo, che importanza ha sapere perché è successo. Sarà importante sapere a cosa porterà.

  16. Winny hai detto una verità sacrosanta, The Leftovers NON è una serie per tutti (cosa che per me è un pregio, come in musica!).
    – se accetti che non è la risposta al grande interrogativo ciò che conta, allora entrerai in una storia estrema, in un turbinio di emozioni, angoscia, sofferenza, cosa che ben poche serie tv televisive riescono a fare.
    – se non accetti il fatto che non c’è una risposta, odierai sempre questa serie perchè non penserai ad altro se non a quella domanda senza risposta. Perdendosi così molte, molte cose.

  17. Io trovo che nella mancanza di risposte e poca esaustività dell’ultima puntata, la serie sia stata esaustiva eccome! E’ un finale che a molti può non piacere, ma è comunque totalmente in linea con quanto visto per tutti e dieci gli episodi. A me ha soddisfatto e anche se decidessero di non fare la seconda stagione, beh penso che quello che si doveva dire sia già stato detto.
    Pazienza se su molte cose rimangono numerosi punti interrogativi: d’altronde l’obiettivo del regista non era mica spiegare nel dettaglio ogni avvenimento della storia. Anzi, il fine della serie è l’esatto opposto.

  18. Strabiliante? Non direi. Una serie trooooppo furba. Intrigante, non posso negarlo. Ma troppo, troppo furba. Troppo conscia di essere intrigante. Talmente simbolica al punto da rendere l’atto della ricerca simbolica più centrale del contenuto stesso.

    Resta una serie “meh”. O WTF. Può scatenare enormi emozioni, sia per alcune scelte stilistiche sia per il motivo per cui ogni opera è in grado di farlo, ovvero toccare corde più vicine ad alcuni rispetto che ad altri.

    Ma di sicuro sono certo di non trovarmi di fronte ad un assoluto. Come altri ce ne sono stati nella tv. Non The Leftovers.

  19. Parlo da orfano inconsolabile di Lost, serie che tutti seguivano, dal babbo al collega di lavoro, e a tutti piaceva per un motivo diverso. Ho seguito TL per caso, senza sapere da chi fosse scritta, e alla fine l’ho commentata dicendo che era la cosa più bella che avessi visto dai tempi di Lost. Ha meno hype di Lost, é piú “difficile” per il pubblico comune, poco lineare magari, ma non l’ho trovata senza senso… Non bisogna cercare risposte, non ne arriveranno mai: il bello é l’evoluzione dei personaggi, in questo senso é una serie pura e semplice. Magica, con 1000 sfaccettature, dove nessuno é buono fino in fondo, ma c’é comunque speranza per tutti.

  20. Questa serie mi è stata consigliata da un amico, ma devo ammettere che faccio fatica a condividere i pareri colmi di entusiasmo per una serie che, per me, è stata piuttosto banale e a tratti noiosa e inconcludente.
    Sono state aperte diverse storie senza capo nè coda e il finale di stagione non fornisce alcuna spiegazione a tutti i perchè che sono stati aperti nelle puntate precedenti. Ecco come riassumere l’intera stagione di The Leftovers: con un grosso “Ma perchè?”.
    – E’ nato il gruppo dei Colpevoli Sopravvissuti (e già qui ci starebbe un bel “Ma perchè?”), si vestono di bianco e non parlano (Ma Perchè?) e si comportano come psicopatici e sociopatici (Ma Perchè?) e devono ignorare tutti quelli rimasti, familiari compresi (Ma Perchè?). Nonostante questo rimangono liberi di fare quel che vogliono (irruzioni in case sempre aperte e stalking) senza venire mai arrestati o rinchiusi (Ma Perchè?) e sono ampiamente finanziati e hanno una sorta di archivio di “Intelligence” che la CIA si sogna soltanto (Ma Perchè?).
    – Il capo della polizia soffre di amnesie? doppia personalità? Sonnambulismo? Ma Perchè?
    – Liv Tyler… Ma Perche?
    – C’è un santone che pretende di togliere il dolore dalle persone solo abbracciandole (Ma Perchè?) e aveva una sorta di harem composto da asiatiche (Ma Perchè?).
    – Il personaggio di Christine è tutto un “Ma Perchè?”: durante tutta la prima stagione non ha fatto una (e dico una) cosa sensata.
    E potrei andare avanti ancora parecchio…
    Nella recensione è stato scritto che in “questa serie non c’è nulla di ovvio”, per quanto mi riguarda in questa serie non c’è nulla che quadra! Non sono riuscito a farmi prendere, non la trovo intrigante perchè non riesco a chiedermi “cosa succederà dopo?” dato che non c’è alcun filo logico.
    Sicuramente ci sono molte analogie con Lost, e non è un punto a favore, dato che è un’altra di quelle serie che ho trovato ampiamente sopravvalutata (e strapiena di controsensi o filoni inconcludenti e irrisolti).
    Io penso che per fare una serie ampiamente introspettiva e simbolica occorra andare ben oltre la superficie delle cose e creare personaggi e storie complesse, ma umane e credibili. Ci devono essere misteri sottili ma chiaramente percettibili, sagaci e a volte subdoli ma non dei misteri derivanti da domande incomprensibili, risposte insensate o eventi del tutto sconclusionati perchè altrimenti non fanno altro che creare dei binari morti che danno l’idea di avere l’unica funzione di riempire quei 50 minuti separano la sigla iniziale dai titoli di coda.

  21. Ciao Fabio,
    vedi, secondo me tutti i tuoi problemi con la serie derivano proprio da quello che metti in evidenza nel tuo commento. Un voler sapere perchè questo, perchè quello… quando l’intento evidente (almeno per me) della serie è dire non c’è un perchè. E anche quando il perchè o il significato sembra evidente, la serie agisce appositamente per minarlo e cancellare quella vaga sicurezza che una spiegazione più o meno razionale potrebbe fornire. Ci sono cose che semplicemente non possono essere spiegate o che noi non siamo in grado di spiegare come uomini. E la serie tratta proprio lo smarrimento umano davanti a questa impossibilità.

    Quanto ai tuoi interrogativi sui Colpevoli sopravvissuti, credo la serie abbia detto abbastanza sulla loro origine e le loro motivazioni.

    Però lungi da me volerti far cambiare idea. 🙂 Ad ognuno piace ciò che piace e con questa serie è ancora più valido.

  22. Caro Fabio mi unisco anche io a Lalla nel sottolineare che questa serie non vuole raccontare una storia, ma dipingere delle emozioni, comuni a tutti coloro che hanno perso qualcuno o qualcosa, quindi secondo me non è necessario chiedersi “perchè?” ma piuttosto ” quando?”. Quando mi sono sentito così oppresso da desiderare che la mia famiglia sparisse? Quando ho sofferto così tanto da rifugiarmi nell’abitudine? Quando sono stato così sopraffatto dal dolore da avere bisogno di provare emozioni fortissime per sentirmi vivo come Nora? Quando ho smesso di Credere come Kevin? Quando ho smesso di ricordare chi ora non c’è più? Se hai risposto almeno ad una di queste domande positivamente allora la serie avrà fatto il suo dovere perchè la forza di questi episodi non sta nella “novità” o nella trama originale ma nell’impatto emotivo, e forse proprio per questo…non è per tutti.

  23. Caro Fabio
    Anche io non sono d’accordo con la tua interpretazione. Creare una storia di questo genere dove ogni comportamento o evento poi trova una sua completa spiegazione è un approccio un po’ datato. Ti potrei citare i libri di Stephen King, molti film con una trama fantasy o horror, in cui alla fine non tutto quadra. In Leftover il passo avanti rispetto a questi è che al centro della storia c’e’ il dolore non la paura nelle sue diverse espressioni. Converrai con me che raccontare una storia con al centro il dolore e le reazioni ad esso è una vera sfida

  24. I dipartiti non sono i buoni. In quell’istante del 14 ottobre si è realizzato globalmente il desiderio di chi voleva sparissero dalla terra. Nora con la famiglia, Kevin con la donna con la quale aveva tradito la moglie, il bambino nel ventre di Laurie per la gravidanza in un momento di crisi coniugale…

  25. A me non è piaciuto, il fatto che abbia lasciato punti interrogativi non significa che è una serie valida, io la vedo come Franco, si rasenta il ridicolo. A coloro che è piaciuta e credono di averne capito il senso, potreste delucidarmi su:
    perche fumano come turchi?
    il senso di dipingersi un mirino in fronte?
    il senso del cervo devastatore?
    il cacciatore?
    ecc….
    troppi punti interrogativi che creano solo una serie fumosa.

  26. Io rispetto il punto di vista di tutti coloro che vedono della poesia e della coerenza in serie di questo tipo, ma non riesco proprio a capirlo e tantomeno a condividerlo. Purtroppo la prima cosa che mi viene da pensare è che la gente preferisca la “novità” alla concretezza e alla coerenza, un po’ come è successo con Game of Thrones (altra serie “innovativa” che ha riscosso un discreto successo, del tutto immotivato a mio avviso). In realtà qui di novità non ce ne sono, anzi, la storia narrata si basa su uno degli elementi più abusati del panorama televisivo: il lutto.
    E’ vero, io mi chiedo il perchè di ogni cosa, come ogni persona dotata di raziocinio. In questa serie, non essendoci risposte, non ha senso porsi domande, ma allora perchè si dovrebbe guardarla? Cosa può lasciare nell’individuo una serie che non fornisce risposte a quesiti basilari? Cosa ti spinge a vedere un altro episodio?
    Concordo con chi ha detto che questa serie non vuole raccontare una storia, perchè una storia è un susseguirsi di eventi raccontati da uno o più punti di vista e qui di eventi non ce ne sono e questo non è un punto a favore, o qualcosa di innovativo, ma è solo scarsità di immaginazione e una visione distorta e superficiale dell’arte della narrazione.
    Tornando al discorso del dolore… Anche qui, cosa ci sarebbe di innovativo? E quale sfida ci sarebbe? Sono centinaia di anni che la narrativa ci insegna che raccontare eventi drammatici risulta piuttosto facile ed è una “lotteria dove si vince sempre” perchè il lettore prova automaticamente una sorta di empatia e la tragedia, con i suoi risvolti fisici ed emotivi, è una storia che si costruisce da sola. Ma questa serie non ha voluto trattare solo il tema del dolore, secondo me (altrimenti un perchè, magari, ce lo avrebbe anche avuto). Questa serie ha voluto trattare il tema del dolore in una maniera alternativa, inserendo delle variabili e dei personaggi altamente improbabili e a tratti del tutto fuori contesto. Se non ci fossero stati questi personaggi assurdi e malati, non ci sarebbe stato nulla. Al posto di focalizzarsi su determinati personaggi che avrebbero un certo spessore, si è deciso di relegarli quasi al ruolo di comparse o di ridicolizzarli con atti insensati o incoerenti. Mi riferisco al personaggio di Liv Tyler o al santone guaritore che sarebbero potuti essere personaggi interessanti se contestualizzati meglio, invece appaiono piatti e ridicoli nei loro comportamenti. In questo senso mi trovo molto d’accordo con Franco.
    Ovviamente la licenza artistica ci autorizza a fare qualsiasi cosa (sensata o meno) e spacciarla per arte, esattamente come un quadro con delle linee casuali dal titolo “L’universo”, ma non riesco a vederci niente di innovativo o di geniale. Questa serie mi ha lasciato lo stesso gusto che mi lascia in bocca un gelato con due gusti che non vanno affatto d’accordo oppure una canzone con accordi dissonanti e una linea vocale piatta e staccata dalla melodia.
    Forse raccontare una storia con un inizio, uno svolgimento, un climax e una conclusione è un approccio un po’ datato, ma personalmente credo che, nelle produzioni moderne, siano ben pochi quelli in grado di farlo bene.

  27. Come ho già detto, ci sono due categorie di spettatori: quelli che si lasciano trasportare e quelli che sono ossessionati dai perchè. Ebbene, gli appartenenti alla seconda categoria, offuscati dai perchè, si sono persi molte cose, lo ribadisco

  28. Comunque inizia a diventare patetico questo difendere quello che piace con frasi tipo:

    – Non è per tutti quindi non hai capito
    – Se non ti è piaciuta non hai capito perchè troppo chiuso nelle tue idee.

  29. Nessuno “difende” la serie. L’intento è quello di sottolineare la differenza dello show da altri prodotti andati in onda in contemporanea. The Leftovers è palesemente un prodotto non capibile da tutti, questo non lo rende un prodotto migliore o peggiore solo meno fruibile a pieno. Non vedo niente di patetico nel sottolineare una differenza se fatto in modo non aggressivo e non offensivo.

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